Le prime Olimpiadi di Kirsty Coventry
È la prima donna e prima persona africana a presiedere il Comitato olimpico internazionale, e ha un passato politico molto discusso
di Valerio Moggia

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono le prime organizzate da quando la presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO, l’organo che organizza e gestisce le Olimpiadi) è Kirsty Coventry, prima donna e prima persona africana a ricoprire l’incarico. Coventry ha 42 anni, è un’ex nuotatrice ed è dello Zimbabwe, un paese dell’Africa meridionale. Di lei si è parlato anche per il suo passato in politica: è stata per sette anni ministra in un governo non democratico, e ha rapporti ambigui con i regimi che hanno governato lo Zimbabwe negli ultimi quarant’anni.
Coventry è stata eletta alla presidenza del CIO lo scorso marzo con il sostegno di 49 membri su 97, ed è entrata in carica a giugno. In passato è stata una nuotatrice di enorme successo: partecipò a cinque Olimpiadi tra il 2000 e il 2016, vincendo sette medaglie nelle specialità del dorso e del misto. Ancora oggi è una delle atlete più importanti della storia dello Zimbabwe nonché l’atleta olimpionica più vincente della storia africana.

Kirsty Coventry alle Olimpiadi di Pechino 2008 (Shaun Botterill/Getty Images)
Dopo il ritiro dallo sport ha avviato una carriera politica in Zimbabwe. Dal 1987 al 2017 il paese è stato controllato dal dittatore Robert Mugabe, che instaurò un regime violento: il dissenso veniva represso, le minoranze etniche erano discriminate, la corruzione era molto diffusa. Mugabe fu deposto nel 2017 con un colpo di stato: Emmerson Mnangagwa fu nominato presidente ad interim, poi nel 2018 fu dichiarato vincitore di elezioni in cui l’opposizione denunciò brogli. Mnangagwa fu confermato nel 2023, anche in quel caso con elezioni non libere e non democratiche.
Da settembre del 2018 a marzo del 2025 Coventry è stata ministra della Gioventù e dello Sport proprio sotto Mnangagwa.
Le vittorie sportive di Coventry avvennero sotto il regime di Mugabe, motivo per cui divenne un simbolo nazionale zimbabwese e uno strumento della propaganda del governo. Coventry incontrò pubblicamente Mugabe nel 2004, dopo aver vinto le sue prime tre medaglie olimpiche alle Olimpiadi di Atene. Nel 2010, in un’intervista con La Stampa negò che quell’episodio andasse inteso come una manifestazione di sostegno verso il dittatore: Mugabe «era lì a rappresentare un’istituzione e io mi sono comportata di conseguenza», disse.
Coventry ha sempre mantenuto un rapporto abbastanza ambiguo con Mugabe. Da un lato non lo ha mai apertamente celebrato, ma dall’altro non si è mai sottratta al farsi strumentalizzare da lui. C’è anche un altro elemento da considerare: Coventry è bianca, e appartiene quindi a una minoranza etnica che è stata discriminata da Mugabe. Nel 2000 per esempio il dittatore confiscò le terre degli agricoltori bianchi stranieri, eredi dei colonizzatori britannici, e molti lasciarono il paese. Nel 2020 Mnangagwa avviò un processo per restituire le terre confiscate.
Anche la partecipazione di Coventry al governo autoritario di Mnangagwa è stata criticata. Quando fu eletta presidente del CIO e le fu chiesto del suo legame con il regime zimbabwese, rispose di non credere che si possa «restare in disparte e pretendere un cambiamento», ma che ci si debba «sedere al tavolo per provare a crearlo».
Nonostante i rapporti discussi con Mugabe e con Mnangagwa, l’elezione di Coventry è stata accolta positivamente dai media e dal mondo dello sport, che si sono concentrati soprattutto sul fatto che sia stata la prima donna a ottenere l’incarico. L’elezione del presidente del CIO avviene notoriamente in modo poco trasparente, come una sorta di conclave papale in cui contano molto i rapporti e gli accordi personali. Il mandato dura otto anni, propagabili di quattro.
– Leggi anche: L’elezione del presidente del Comitato olimpico internazionale è una specie di conclave

Kirsty Coventry ed Emmerson Mnangagwa nel 2023 (AP Photo/Tsvangirayi Mukwazhi)
Le prime due questioni di cui si è dovuta occupare da presidente sono state l’accesso alle competizioni per le atlete transgender e lo status della Russia, sospesa dal CIO nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nel suo programma elettorale Coventry aveva promesso di rivedere i criteri di ammissione legati all’idoneità di genere, affidandosi a un nuovo comitato scientifico e con l’obiettivo di renderli uniformi, dato che al momento ogni federazione sportiva può applicare i propri. Non ha fatto capire chiaramente quale sia la sua opinione sul tema, di cui si discute da anni. Secondo alcune anticipazioni le nuove regole saranno introdotte entro le Olimpiadi estive di Los Angeles del 2028.
Per quanto riguarda la Russia, Coventry ha lasciato intendere che il suo obiettivo sia quello di riammetterla, prima o poi, alle competizioni. Pur non citando esplicitamente la Russia, lo scorso febbraio ha parlato della necessità di mantenere lo sport «un terreno neutrale» rispetto alle questioni politiche internazionali e ha aggiunto che a ogni atleta dovrebbe essere permesso di gareggiare, a prescindere dalle azioni dei governi. Coventry aveva espresso opinioni simili lo scorso settembre in un’intervista con la Gazzetta dello Sport, in cui aveva anche escluso sanzioni nei confronti di Israele.
Nella prima settimana di Olimpiadi ha dovuto gestire il caso che ha portato alla squalifica dell’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych, che ha provato a usare in gara un casco con sopra i ritratti di 21 atlete e atleti ucraini uccisi dalla Russia in guerra: le regole del CIO vietano «ogni tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale» durante le competizioni. Heraskevych aveva rivendicato che il suo fosse un semplice ricordo funebre, e non un messaggio politico, ma non è servito. Coventry lo ha incontrato di persona, poi in un comunicato ha detto che «nessuno è in disaccordo col messaggio, soprattutto io», ma «dobbiamo essere in grado di mantenere un ambiente sicuro per tutti. E purtroppo questo significa semplicemente che non è consentito alcun messaggio».
Alla fine ha fatto una piccola deroga al regolamento e ha permesso a Heraskevych di restare a seguire le gare come ospite, anche senza parteciparvi (normalmente la squalifica prevede anche la revoca dell’accredito per stare nel villaggio e negli spazi olimpici).

Kirsty Coventry con il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò (Andreas Rentz/Getty Images)
Il tema dell’indipendenza dello sport dalla politica torna spesso nei discorsi di Coventry. Di recente per esempio si è detta dispiaciuta del fatto che la pubblicazione degli “Epstein files” e le proteste contro la presenza a Milano dell’ICE, l’agenzia federale anti-immigrazione statunitense diventata nota nelle sue ultime settimane per le sue retate violente a Minneapolis, possano «distrarre» dai Giochi Olimpici.
Dopo le olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Coventry dovrà occuparsi di quelle estive di Los Angeles. Dalla sua elezione la presidente del CIO non ha avuto alcun contatto pubblico con Trump, ma ha incontrato il vicepresidente J.D. Vance in Italia.



