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  • Mercoledì 11 febbraio 2026

Stavolta Keir Starmer ha rischiato davvero

La crisi di questi giorni è stata la peggiore per il primo ministro britannico: l'ha scampata, almeno per ora

Keir Starmer si sistema gli occhiali prima di un discorso, il 5 febbraio a St Leonards-on-Sea, in Inghilterra
Keir Starmer si sistema gli occhiali prima di un discorso, il 5 febbraio a St Leonards-on-Sea, in Inghilterra (Peter Nicholls/Pool Photo via AP)
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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha superato, a fatica, la peggiore crisi in un anno e mezzo di mandato. Lo scandalo per il coinvolgimento negli “Epstein files” di Peter Mandelson, un pezzo grosso del Partito Laburista, in questi giorni ha rischiato seriamente di costargli l’incarico, portando allo scoperto divisioni nel partito e trame per sostituirlo.

Questi piani sono rientrati principalmente per mancanza di alternative, cioè per ragioni di tempismo e perché non c’erano candidati forti pronti a sostituirlo come primo ministro. Hanno però indebolito Starmer e delegittimato la sua leadership: l’impressione è che l’abbia scampata temporaneamente, e che le tensioni riaffioreranno presto. Per questo i giornali britannici hanno parlato di «una tregua» tra i Laburisti.

Lo scandalo di Mandelson è stato dirompente anche perché ha confermato la reputazione di manovratore losco che già aveva in politica. I legami con Jeffrey Epstein per cui è indagato risalgono all’ultima volta che fu ministro, tra il 2008 e il 2010. Secondo i documenti presenti negli Esptein files, Mandelson passò a Epstein informazioni riservate sulla strategia del governo britannico per la crisi finanziaria del 2008, inclusa una lista di possibili proprietà da vendere. In cambio ricevette decine di migliaia di dollari. Anni dopo, nel 2024, Starmer nominò Mandelson ambasciatore negli Stati Uniti: per questo è partito lo scandalo.

– Leggi anche: Chi è Peter Mandelson

Tra domenica e lunedì c’è stato il culmine del lato politico del caso. Dapprima si è dimesso il potente capo di gabinetto di Starmer, Morgan McSweeney, assumendosi la responsabilità della nomina (poi revocata) di Mandelson come ambasciatore. Per alcune ore è sembrato potesse seguirlo Starmer stesso, prima di riuscire a rassicurare i parlamentari.

Keir Starmer, l'11 febbraio fuori dalla residenza ufficiale del primo ministro britannico, a Downing Street, a Londra

Keir Starmer, l’11 febbraio fuori dalla residenza ufficiale del primo ministro britannico, a Downing Street, Londra (AP Photo/Alastair Grant)

Lunedì ha chiesto le dimissioni di Starmer il capo dei Laburisti scozzesi Anas Sarwar (sono un partito autonomo da quello nazionale). Lo ha fatto pubblicamente, a differenza di ministri e deputati che avevano criticato Starmer in forma anonima coi giornali, e questo ha spinto i parlamentari a ricompattarsi intorno al primo ministro e a ribadirgli il loro sostegno.

Ci sono grossomodo due ragioni se Starmer si è salvato, nonostante da mesi la sua leadership sia in discussione.

La prima, interna, è che l’uscita di Sarwar non era stata concordata con le correnti ostili a Starmer e le ha prese un po’ alla sprovvista. È stata letta soprattutto nel contesto delle elezioni scozzesi del prossimo maggio, che si annunciano disastrose per i Laburisti: Starmer è il primo ministro più impopolare da quando questo indice viene registrato, e a Sarwar è utile provare a distanziarsi dai dirigenti nazionali.

Angela Rayner durante un comizio a Liverpool, in Inghilterra, il 25 gennaio

Angela Rayner durante un comizio a Liverpool, in Inghilterra, il 25 gennaio (Ryan Jenkinson/Getty Images)

I principali rivali di Starmer hanno i loro problemi di credibilità. Significa che non ci sono una o un leader pronti a prendere il suo posto, almeno per ora.

• Il ministro della Salute, Wes Streeting, che in tempi non sospetti era già stato accusato di volerlo sostituire, è a sua volta legato a Mandelson, che era tuttora ammanicato col partito.
• L’ex vice prima ministra Angela Rayner, capa dell’ala sinistra, è ancora sottoposta all’accertamento fiscale sulle irregolarità nell’acquisto di una casa per cui a settembre si era dimessa.
• Il sindaco dell’area metropolitana di Manchester, Andy Burnham, non può partecipare alle primarie perché non è parlamentare: prima dello scandalo, Starmer gli aveva vietato di candidarsi a un’elezione suppletiva proprio per impedirlo.

La seconda ragione è più esterna. C’entra con l’immagine che i Laburisti stanno dando, e che non potrebbero permettersi di dare proprio mentre sono in difficoltà nelle intenzioni di voto, terzi dietro i partiti di destra.

Storicamente i Laburisti sono refrattari a sfiduciare i leader: lo hanno fatto una sola volta mentre erano al governo, nel 1976. Ci tengono a non venire assimilati ai Conservatori, che hanno cambiato quattro primi ministri nei loro ultimi quattro anni al governo. La reputazione dei Conservatori come partito dilaniato dalle faide interne, attaccato al potere e incline a premiare la fedeltà del merito, non si è ancora ripresa del tutto.

– Leggi anche: Le dimissioni nel governo Starmer

Alastair Campbell, lo stratega di Tony Blair diventato uno dei più noti commentatori politici britannici, ha scritto che il governo di Starmer «assomiglia all’ultimo Conservatore, barcolla da un momento difficile all’altro». I giornali hanno notato parallelismi anche con la fase finale del mandato di Boris Johnson arrivata mesi dopo che il leader del suo partito in Scozia (altro parallelismo) aveva chiesto le sue dimissioni, quando fu affossato da una serie di dimissioni.

Morgan McSweeney in una foto dello scorso ottobre, a Londra

Morgan McSweeney in una foto dello scorso ottobre, a Londra (Leon Neal/Getty Images)

Le dimissioni di McSweeney, il capo di gabinetto, non erano le prime. In 19 mesi di governo, Starmer ha cambiato o licenziato due capi di gabinetto, quattro direttori della comunicazione e 11 ministri. L’addio di McSweeney, però, è il più pesante. Era vicino a Starmer sin dalla sua candidatura alla leadership dei Laburisti ed era considerato l’artefice della loro vittoria alle elezioni del 2024, dopo aver orchestrato il ritorno del partito verso posizioni centriste e l’estromissione dell’ala fedele all’ex leader Jeremy Corbyn.

Si può dire che McSweeney era per Starmer ciò che Dominic Cummings fu per Johnson, tra i Conservatori. Era così influente che alcuni editoriali lo definiscono «un primo ministro di fatto». Starmer ha fama di essere un leader efficace e ostinato, ma poco ideologico: McSweeney era quello che provvedeva all’ideologia. Tra i due c’erano stati anche conflitti, per esempio sull’uso di slogan identici a quelli della destra sull’immigrazione, ma il problema per Starmer sarà dimostrare di avere una visione politica anche senza di lui.

Peraltro, sacrificando McSweeney, Starmer ha esaurito i capri espiatori.

Il prossimo test, per la tenuta della sua leadership, è imminente: il 26 febbraio ci saranno le elezioni suppletive per il seggio di Gorton & Denton, quelle a cui voleva candidarsi Burnham. Poi, a maggio, ci saranno le elezioni locali in Inghilterra e quelle per i parlamenti di Scozia e Galles, per cui i Laburisti si preparano al peggio.

In queste settimane dovrebbero anche essere pubblicati i documenti sulla nomina di Mandelson, che Starmer ha promesso di desecretare e su cui c’è molta attenzione. È possibile che mettano in discussione l’autodifesa del governo, secondo cui Mandelson avrebbe mentito sulla profondità dei legami con Epstein. Peraltro, all’epoca la sua scelta come ambasciatore negli Stati Uniti fu elogiata da politici di destra, incluso Nigel Farage, che però non sono stati toccati dal caso politico ma lo hanno sfruttato a loro vantaggio.

Nei sondaggi la percentuale di chi pensa che Starmer dovrebbe restare primo ministro è aumentata di otto punti rispetto alla settimana scorsa. Resta comunque inferiore a quella di chi invece pensa che dovrebbe dimettersi: rispettivamente 32 per cento e 48 per cento.