Darren Aronofsky ha fatto una serie con l’AI, e non è piaciuta per niente

Il regista di “Il cigno nero” ha uno studio specializzato in collaborazione con Google, ma per la critica il risultato è comunque “sbobba”

Una scena di On This Day... 1776 (Primordial Soup, dal profilo YouTube di Time)
Una scena di On This Day... 1776 (Primordial Soup, dal profilo YouTube di Time)

Il regista statunitense Darren Aronofsky ha costruito la propria carriera grazie a drammi psicologici sofisticati, che si sviluppano attorno a personaggi complessi, tormentati e a volte anche inquietanti, come quelli di Requiem for a Dream, Il cigno nero e The Whale. Adesso però sta ricevendo pesanti critiche per la serie di brevi video fatti dal suo studio di intelligenza artificiale: per Stuart Heritage del Guardian è «terribile, imbarazzante, brutta come il peccato», mentre per Angie Han, critica televisiva all’Hollywood Reporter, mostra che «una sbobba di alta qualità fatta con l’AI è pur sempre sbobba fatta con l’AI».

La serie si chiama On This Day… 1776, racconta gli eventi attorno alla Guerra d’indipendenza americana di 250 anni fa, ed è stata prodotta da Primordial Soup, che Aronofsky ha fondato l’anno scorso in collaborazione con la divisione DeepMind di Google. I primi due episodi sono stati pubblicati giovedì scorso sul profilo YouTube della rivista Time, che è di proprietà di Marc Benioff, il fondatore dell’azienda di servizi informatici Salesforce: Salesforce ha finanziato la serie, e Aronofsky ne è produttore esecutivo.

Il primo episodio dura tre minuti e mezzo, si intitola “January 1: The Flag” e parla dell’inizio della ribellione delle colonie statunitensi contro re Giorgio III di Gran Bretagna e Irlanda, con George Washington che issa la prima bandiera americana su Prospect Hill, nel Massachusetts; il secondo, “January 10: Common Sense”, parla dell’arrivo dall’Inghilterra di Thomas Paine, considerato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. I dialoghi dei personaggi sono recitati da attori veri, e secondo Heritage sono la parte di gran lunga più convincente della serie: tutto il resto è fatto con software di intelligenza artificiale, con risultati discutibili.

Heritage ha scritto che le fattezze dei personaggi sono malriuscite: hanno gli occhi spenti e rughe che continuano a cambiare colore e spessore. Il personaggio di Paine gli sembra un incrocio raffazzonato tra Ralph Fiennes, Daniel Day-Lewis e Matthew Macfadyen, mentre quello di Benjamin Franklin, che compare sempre nel secondo episodio, una specie di misto tra Anthony Hopkins e Hugh Laurie (il dottor House) «davvero inquietante da guardare». Han invece ha criticato le immagini piatte, plasticose e senza personalità, con movimenti pieni di scatti e troppo innaturali per sembrare autentici.

Su IMDb per ora ci sono pochissime recensioni, ma anche quelle parlano di «spazzatura assoluta» e una «perdita di tempo», con una media di 1,1 punti su 10.

Per Heritage On This Day… 1776
è di gran lunga la cosa più inquietante che Aronofsky abbia mai fatto, anche se ammette che dimostra i grandi progressi che queste tecnologie hanno fatto in pochissimo tempo. Per Han invece è deprimente che video così scadenti, che verrebbero a malapena contemplati per una lezione di storia al liceo, siano il meglio che si possa fare con le presunte capacità illimitate dell’intelligenza artificiale.

Nel presentare Primordial Soup e i suoi primi progetti, Aronofsky aveva detto che il cinema è sempre stato guidato dalla tecnologia, e che l’avvento dell’intelligenza artificiale non è niente di diverso. In un comunicato, il dirigente della divisione video di Time, Ben Bitonti, ha sostenuto che On This Day… 1776 permetta di intravedere come l’uso dell’AI può contribuire a espandere le possibilità degli artisti, e non a sostituirli.

L’intelligenza artificiale è già impiegata da tempo nella produzione di film e serie tv, ma è altrettanto dibattuta, anche alla luce dei cambiamenti dei modelli di business che negli ultimi anni hanno dato forti scossoni al settore: secondo gli addetti ai lavori infatti un uso esteso di queste tecnologie penalizzerebbe il loro lavoro, o potrebbe addirittura sostituirli.

Centinaia di attrici e attori, come Scarlett Johansson, Cate Blanchett e Joseph Gordon-Levitt, hanno sostenuto una campagna in cui accusano le aziende di intelligenza artificiale di appropriarsi del loro lavoro. Matthew McConaughey, premio Oscar per Dallas Buyers Club, ha invece registrato otto marchi legati alla propria immagine per tutelarsi da eventuali usi impropri con l’AI: tra questi c’è anche la sua famosa battuta «Alright, alright, alright» nel film di Richard Linklater La vita è un sogno, che per lui è diventata una specie di segno distintivo.

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