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  • Lunedì 2 febbraio 2026

In Polonia potrebbero esserci stati molti divorzi che non lo erano

A causa di uno scontro tra governo e presidente sulla nomina dei giudici che hanno seguito i casi

Il primo ministro polacco Donald Tusk, il 22 gennaio 2026 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
Il primo ministro polacco Donald Tusk, il 22 gennaio 2026 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
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Il mese scorso a Giżycko, una città nel nord est della Polonia, una coppia divorziata si è rivolta al tribunale per completare le pratiche burocratiche che avrebbero ufficializzato la divisione dei loro beni. Il giudice che ha esaminato il loro caso però ha stabilito che i due risultavano ancora sposati: formalmente il divorzio non era mai avvenuto. La loro pratica era stata gestita da un cosiddetto «neo-giudice», ossia i giudici nominati dopo una riforma della giustizia approvata nel 2017 da uno dei governi di Diritto e Giustizia, il partito di estrema destra che governò il paese in modo sempre più autoritario dal 2015 al 2023.

L’attuale governo di Donald Tusk, europeista di centrodestra, considera illegittimi quei giudici: di conseguenza potrebbero esserlo anche tutte le loro decisioni. In Polonia ci sono circa 57mila divorzi all’anno, di cui molti gestiti da giudici nominati con la riforma di Diritto e Giustizia. Non si sa quante sentenze (sui divorzi ma non solo) siano state annullate finora, ma potrebbero già essere molte e aumentare in futuro.

Tra le altre cose, nel 2017 la riforma di Diritto e Giustizia aveva trasferito al parlamento il potere di nominare più della metà dei 25 funzionari del Consiglio nazionale della magistratura (KRS), l’organo che sceglie e nomina i giudici e ne propone gli avanzamenti di carriera: fino ad allora erano stati altri giudici a eleggerli. A quella erano poi seguite varie riforme che avevano permesso a Diritto e Giustizia di aumentare molto il controllo sulla magistratura e sui tribunali polacchi. Queste riforme erano state giudicate incompatibili con la separazione dei poteri, ed erano diventate la ragione principale di uno scontro istituzionale fra i governi di Diritto e Giustizia e l’Unione Europea.

Da due anni il governo di Tusk, in carica dalla fine del 2023, sta cercando di rovesciarle, ma si sta scontrando con l’opposizione prima dell’ex presidente Andrzej Duda, e ora del suo successore Karol Nawrocki, in carica dallo scorso agosto. Entrambi sono membri di Diritto e Giustizia e si sono rifiutati di firmare molte misure che il parlamento e il governo avevano approvato per smantellare il sistema creato dai precedenti governi. Da mesi Nawrocki si sta rifiutando di firmare proprio una serie di riforme della giustizia, incluse le nomine di decine di giudici che il governo di Tusk vorrebbe sostituire a quelli nominati da Diritto e Giustizia.

In questa situazione caotica, i tribunali hanno iniziato a prendere decisioni in autonomia, basandosi sulla loro interpretazione della legittimità delle sentenze dei neo-giudici. Questo sta causando situazioni come quella della coppia di Giżycko, le cui uniche opzioni al momento sono fare ricorso contro la decisione del tribunale che ha stabilito che il loro divorzio non sia mai avvenuto ufficialmente, o riaprire una nuova pratica di separazione.

Diritto e Giustizia, ora all’opposizione, sta sfruttando il caso del divorzio di Giżycko per attaccare Tusk e sostenere che il suo governo stia portando la Polonia al collasso istituzionale. È una strategia per cercare di recuperare consensi in vista delle prossime elezioni parlamentari, previste per novembre del 2027. La coalizione di Tusk è ancora in vantaggio nei sondaggi.

L’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, autore di tutte le riforme di quegli anni, ha sostenuto che il governo sia disposto a scatenare «il caos e l’anarchia» per eliminare le sue riforme, anche se questo crea problemi alle persone comuni. Attualmente Ziobro vive in esilio volontario a Budapest, in Ungheria, perché da quando non è più ministro è stato accusato di uso improprio di fondi e di aver usato lo spyware Pegasus per controllare i nemici politici di Diritto e Giustizia.

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