Anche il Forum di Davos è diventato a forma di Trump
Alla settimana di riunioni in Svizzera sono stati quasi eliminati i temi che non gli piacciono, e qualcuno ci va solo per parlare con lui

Per più di cinquant’anni il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, è stato il luogo in cui le persone più importanti al mondo si incontravano per promuovere una certa idea del futuro, fatta – almeno in teoria – di liberi scambi e commerci, promozione della democrazia e dei valori liberali, difesa del pianeta, globalizzazione. Ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che questa settimana parteciperà a Davos per la prima volta di persona dal 2020, ha spazzato via tutto questo, e il Forum si è di fatto arreso alla sua influenza.
Trump arriverà nei prossimi giorni a Davos tra grandi attese dopo che, in poche settimane: ha attaccato il Venezuela e catturato il presidente Nicolás Maduro con una violazione grave del diritto internazionale; ha minacciato di attaccare l’Iran; sta minacciando di attaccare la Groenlandia, che vuole annettere come nuovo territorio statunitense sottraendola alla Danimarca. Nei mesi precedenti Trump ha devastato l’ordine economico internazionale con dazi e guerre commerciali, attaccato le organizzazioni internazionali e indebolito la democrazia nel proprio paese.
Tutto questo costituisce un’idea del mondo completamente diversa rispetto a quella promossa per decenni a Davos. Ma davanti alle politiche sempre più aggressive di Trump, quest’anno l’organizzazione del Forum sembra aver ripudiato, o quanto meno indebolito, i suoi vecchi princìpi.
È vero che a Davos c’è sempre stata molta ipocrisia: a lungo il Forum è stato il luogo in cui politici e imprenditori parlavano di etica del capitalismo agli eventi pubblici per poi trattare i propri affari durante le cene private. Il Forum inoltre era in crisi da tempo, e molti ritenevano il suo formato obsoleto e la sua influenza in decadenza. Quest’anno però le cose sono cambiate in maniera evidente.
Alcuni dei temi di discussione più importanti degli anni passati, come il clima, la tassazione equa, la promozione del libero commercio sono stati eliminati o ridotti. Mentre il comunicato d’apertura del Forum dello scorso anno parlava apertamente di transizione climatica, energie rinnovabili, «futuro inclusivo» e «cooperazione globale», il comunicato di quest’anno annuncia genericamente che saranno trattate «le questioni più importanti per le persone, l’economia e il pianeta», evitando ogni riferimento esplicito ai temi sgraditi a Trump.
Nel programma del 2025 c’era un’intera sezione dedicata al clima, che era intitolata «Salvaguardare il Pianeta», e nel complesso gli eventi e le conferenze dedicati alla crisi climatica erano una trentina. Quest’anno invece non ci sono sezioni sul clima e gli eventi sulla crisi climatica sono all’incirca una decina, meno di un terzo, e quasi tutti di basso profilo. Trump ha sempre criticato le politiche per la transizione alle energie rinnovabili e sostenuto l’industria dei combustibili fossili.
I temi di quest’anno sono invece molto più legati alla crescita economica, all’innovazione tecnologica e agli investimenti, tutti temi graditi a Trump. Si parlerà anche molto, a margine, di politica internazionale: molti leader europei parteciperanno al Forum con l’obiettivo principale di moderare le sue pretese aggressive sulla Groenlandia, anche se non è chiaro fino a che punto sarà possibile.

La “USA House, una chiesa sconsacrata di Davos in rappresentanza degli Stati Uniti, 17 gennaio 2026 (AP Photo/Markus Schreiber)
Questo avviene mentre il Forum sta attraversando una transizione nella sua leadership. Klaus Schwab, l’economista tedesco che l’aveva fondato nel 1971, l’anno scorso si è dimesso dal consiglio di amministrazione dopo una serie di scandali. Il suo posto è stato preso ad interim da Larry Fink, l’amministratore delegato di BlackRock, una delle più importanti società di investimento al mondo. Fink era stato per anni un noto sostenitore della transizione climatica e promuoveva – almeno a parole – delle forme di capitalismo più etico. Ma da quando Trump è tornato alla presidenza ha di fatto abbandonato queste cause.
Un altro membro del consiglio del Forum è Marc Benioff, amministratore delegato della società tecnologica statunitense Salesforce. Benioff per anni aveva appoggiato cause come la lotta alla povertà e i diritti della comunità LGBT+, ma di recente si è trasformato in un forte sostenitore di Trump.
I cambiamenti stanno anche rendendo il Forum un luogo accogliente per personalità che in precedenza lo disprezzavano. Il leader di estrema destra britannico Nigel Farage, che per anni aveva «rigettato l’influenza del World Economic Forum» definendolo «globalista», quest’anno sarà presente. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni anni fa definiva il Forum il luogo di riunione del «gotha mondialista», ma quest’anno dovrebbe adottare invece una soluzione di compromesso (mancano ancora le conferme ufficiali): sarà a Davos per incontrare Trump, ma non parteciperà ufficialmente al Forum.



