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  • Domenica 4 gennaio 2026

Maduro non è il primo

Abbiamo messo in fila le volte in cui gli Stati Uniti hanno deposto un governo dell'America Latina: sono tante

Due soldati statunitensi all'aeroporto internazionale di Panama, il 21 novembre 1989, durante l'operazione "Just Cause" (AP/Pool/Department of Defense)
Due soldati statunitensi all'aeroporto internazionale di Panama, il 21 novembre 1989, durante l'operazione "Just Cause" (AP/Pool/Department of Defense)
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L’attacco con cui sabato gli Stati Uniti hanno catturato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores non è certo il primo intervento militare fatto per deporre il leader di un paese dell’America Latina e cercare di installare un governo amico. In passato ci sono state diverse operazioni di questo tipo, a volte molto appariscenti e realizzate con un’azione militare diretta, come è stato il caso per Maduro, a volte con operazioni di intelligence più discrete.

In ogni caso l’obiettivo era lo stesso: aumentare l’influenza degli Stati Uniti nell’America Centrale e nell’America del Sud, seguendo una teoria comunemente nota come “Dottrina Monroe”, dal nome del presidente americano che per primo sostenne che gli Stati Uniti dovessero essere gli unici a poter intervenire nel continente americano.

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In alcuni casi le azioni degli Stati Uniti furono efficaci dal punto di vista militare, come nel caso dell’attacco di ieri, che almeno nell’immediato ha raggiunto l’obiettivo prefissato (la deposizione di Maduro), anche se restano molti interrogativi su quello che succederà in Venezuela adesso. In altri casi fallirono, in modi anche eclatanti. Qui parleremo solo di alcuni di questi interventi. La lista, però, è molto più lunga.

Due soldati americani in Repubblica Dominicana, nel 1965 (Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

Due soldati americani in Repubblica Dominicana, nel 1965 (Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

Il caso probabilmente più famoso di interventi militari degli Stati Uniti in America Latina riguarda Panama. Se ne è tornato a parlare parecchio in questi giorni perché è stato l’ultimo caso in cui intervennero militarmente per deporre un governo: in quel caso si trattava del dittatore Manuel Noriega, e l’anno era il 1989. L’operazione venne chiamata “Just Cause”, e il caso di Noriega e quello di Maduro si assomigliano molto: anche Noriega, come Maduro, venne accusato di essere un narcotrafficante e catturato per essere processato negli Stati Uniti. C’è anche una coincidenza un po’ bizzarra: entrambi sono stati catturati il 3 gennaio: Noriega nel 1990.

Gli Stati Uniti però erano intervenuti a Panama già molto tempo prima, per assicurarsi il controllo del Canale di Panama, un’infrastruttura importantissima per il loro commercio marittimo. All’inizio del Novecento inviarono soldati e mezzi militari per sostenere una rivolta indipendentista a Panama, che allora faceva parte della Colombia. Panama divenne uno stato indipendente, e gli Stati Uniti mantennero a lungo il controllo del canale, cedendolo a Panama solo nel 1999; Trump però ha detto che vorrebbe riprenderselo.

Soldati statunitensi durante la perquisizione di alcune persone davanti alla casa di un collaboratore di Noriega, a Panama City, il 26 dicembre 1989 (AP Photo/Ezequiel Becerra, File)

Soldati statunitensi durante la perquisizione di alcune persone davanti alla casa di un collaboratore di Noriega, a Panama, il 26 dicembre 1989 (AP Photo/Ezequiel Becerra, File)

Gli Stati Uniti effettuarono diverse azioni militari in altri paesi dell’America Latina, soprattutto nei primi decenni del Novecento (per esempio ad Haiti, in Repubblica Dominicana e in Nicaragua). Quello era anche il periodo in cui la “Dottrina Monroe” era più popolare e veniva usata per indirizzare la politica estera. Dopo la Seconda guerra mondiale i casi più noti, a parte Panama, sono soprattutto due: l’invasione della Repubblica Dominicana nel 1965 e a Grenada nel 1983, in entrambi i casi per impedire che si insediassero governi di sinistra.

Nel 1965 il presidente statunitense Lyndon B. Johnson autorizzò l’operazione “Power Pack” in Repubblica Dominicana, inviando più di 20mila soldati. In quel momento in Repubblica Dominicana era in corso una guerra civile tra due fazioni, una più progressista nella quale erano presenti anche militanti di sinistra e una più conservatrice. Johnson giustificò l’invio dell’esercito dicendo che sarebbe stato necessario per proteggere i cittadini americani e fermare i combattimenti: in realtà l’obiettivo era soprattutto quello di prevenire che la guerra civile potesse portare al potere un governo comunista. Ci riuscì: nel 1966 si insediò un governo conservatore, guidato dal politico Joaquín Balaguer.

L’invasione di Grenada del 1983 ebbe un obiettivo simile: nell’agosto di quell’anno sull’isola si era insediato dopo un colpo di stato un governo comunista, guidato dal politico e rivoluzionario Bernard Coard e in seguito da Hudson Austin, un militare. Gli Stati Uniti intervennero per rimuoverlo: il presidente Repubblicano Ronald Reagan inviò sull’isola circa 7mila soldati, in un’operazione chiamata “Urgent Fury”. L’invasione durò poche settimane: Austin, Coard e diversi loro collaboratori vennero catturati e processati per crimini commessi durante il colpo di stato. A Grenada si insedierà, alla fine del 1984, un governo filostatunitense.

Un soldato statunitense a Grenada il 27 ottobre 1983 (AP Photo)

Oltre agli interventi militari diretti, gli Stati Uniti hanno cercato di deporre i governi di diversi paesi dell’America Latina attraverso operazioni della CIA, la principale agenzia di sicurezza per l’estero degli Stati Uniti. Il più famoso di questi casi fu anche uno dei fallimenti più noti della politica estera statunitense: l’invasione della “Baia dei Porci”, a Cuba, per rovesciare il regime comunista di Fidel Castro nel 1961.

All’operazione non parteciparono direttamente militari statunitensi: la CIA organizzò invece lo sbarco di una milizia di circa 1.500 dissidenti cubani nella “Baia dei Porci”, duecento chilometri a sudest dall’Avana. L’operazione venne organizzata malissimo e fu un fallimento totale: l’esercito di Castro vinse dopo pochi giorni, e per il governo statunitense fu un grosso danno d’immagine.

Il coinvolgimento degli Stati Uniti e della CIA nel favorire il colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973 è inoltre noto e molto raccontato. Dopo la vittoria elettorale del politico socialista Salvador Allende, gli Stati Uniti appoggiarono il colpo di stato del generale Augusto Pinochet e poi mantennero relazioni strette con il suo feroce regime, fra le altre cose supervisionando, finanziando e coordinando con il Cile “l’operazione Condor”, un patto tra le polizie segrete delle dittature militari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay per eliminare ogni forma di opposizione tramite violenza, sparizioni, torture e omicidi mirati.

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