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  • Venerdì 12 dicembre 2025

Un passo avanti sull’uso dei beni russi nell’Unione Europea

Il Consiglio dell'Unione Europea ha deciso con un voto straordinario di congelarli a tempo indeterminato, anziché tornare sulla questione ogni sei mesi

L'Alta rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari esteri Kaja Kallas e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un incontro a Kiev, 13 ottobre 2025 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
L'Alta rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari esteri Kaja Kallas e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un incontro a Kiev, 13 ottobre 2025 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
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Venerdì il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il congelamento a tempo indeterminato dei 210 miliardi di euro di asset finanziari russi depositati in Europa (ossia fino a quando l’Unione non deciderà di annullarlo con un altro voto). Queste sanzioni sono attive dal 2022 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, e fino a oggi il Consiglio doveva riapprovarle ogni sei mesi con un voto unanime.

Nell’ultimo periodo però l’esito di questo voto era diventato incerto dato che due paesi, l’Ungheria e la Slovacchia, sono sempre più contrari alla misura, specialmente ora che molti stati membri vorrebbero usare questi beni per sostenere economicamente l’Ucraina. La decisione di oggi serviva anche a dare qualche rassicurazione in più al Belgio, dove si trova una grossa parte dei fondi russi e che per questo teme ripercussioni.

Per evitare che un giorno uno stato membro metta il veto sul rinnovo delle sanzioni e le annulli, la scorsa settimana la Commissione Europea aveva proposto al Consiglio di approvare a tempo indeterminato il congelamento dei beni invocando l’articolo 122 del trattato dell’Unione Europea: è un articolo che, in casi eccezionali, permette di approvare misure con una maggioranza qualificata (e non all’unanimità) e senza doverle sottoporre al Parlamento Europeo.

Per passare, questa decisione doveva essere votata da almeno 15 paesi su 27 purché rappresentassero almeno il 65 per cento della popolazione: alla fine è stata votata da 25 stati membri, e si sono opposte solo Ungheria e Slovacchia.

– Leggi anche: L’Europa si è impantanata sui soldi per l’Ucraina

La questione del congelamento a tempo indeterminato era particolarmente urgente perché dal 15 al 18 dicembre il Consiglio Europeo si riunirà per decidere, fra le altre cose, se usare questi beni per sostenere la resistenza dell’Ucraina contro l’invasione russa.

Da mesi la Commissione Europea propone di consegnarne una buona parte all’Ucraina sotto forma di prestito, che dovrà essere restituito alla Russia soltanto se questa, dopo la fine della guerra, si impegnerà a risarcire i danni provocati con l’invasione. È estremamente improbabile che succeda: descrivere questa operazione come un “prestito” è di fatto un espediente per confiscare i beni della Russia senza farlo in maniera esplicita, evitando possibili problemi legali.

Negli ultimi due mesi questa proposta è diventata sempre più concreta perché ormai la maggioranza dei paesi dell’Unione la sostiene, e per approvarla basterebbe ancora una volta la maggioranza qualificata. Come detto, al prestito però si sta fermamente opponendo il Belgio, dove si trova la società finanziaria Euroclear che gestisce 185 miliardi di beni russi congelati.

Il Belgio teme che la Russia possa fare ricorso in un tribunale internazionale e ottenere un rimborso, che a quel punto ricadrebbe sulle sue finanze e lo metterebbe in grande difficoltà (il Belgio ha un prodotto interno lordo di circa 600 miliardi di euro). A questo si aggiungeva il rischio che, una volta approvato il prestito, l’Ungheria e la Slovacchia decidessero di mettere il veto al rinnovo delle sanzioni per protesta, e quindi che il Belgio dovesse restituire immediatamente i soldi alla Russia.

Il voto di oggi sul prolungamento a tempo indeterminato delle sanzioni era pensato proprio per eliminare questo rischio, ma non è chiaro se sia bastato a far cambiare idea al governo belga. Il Belgio è sostenuto dall’Italia, da Malta e dalla Bulgaria, che dopo la votazione hanno diffuso un comunicato comune in cui dicono di aver votato a favore del congelamento a tempo indeterminato dei beni, ma che questo non significa che la prossima settimana appoggeranno il loro uso in forma di prestito all’Ucraina.

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