La nuova versione di Carlos Alcaraz, ancora più forte
Quella che gli ha consentito di dominare gli ultimi US Open, compresa la finale contro Jannik Sinner

Quando tre anni fa Carlos Alcaraz vinse il suo primo torneo del Grande Slam, gli US Open del 2022, delle sette partite che giocò ne vinse tre al quinto set, rimanendo in campo per un totale di 23 ore e 39 minuti (un record fino a quel momento). Per vincere gli US Open del 2025 gli sono bastate 14 ore e 39 minuti: ha perso un solo set in tutto il torneo, il secondo nella finale contro Jannik Sinner, e ha concesso in totale appena 10 palle break, cioè occasioni per gli avversari di vincere il game sul suo servizio facendo un punto. È un record nella storia degli Slam, segno di quanto Alcaraz sia migliorato al servizio, oltre che del dominio quasi incontrastato che ha esercitato su questo torneo.
A 22 anni Alcaraz ha vinto il suo sesto torneo del Grande Slam, il secondo a New York dopo quello del 2022, ed è tornato al primo posto del ranking mondiale superando Sinner, che era in testa da un anno e mezzo. Sono due anni che Alcaraz e Sinner si spartiscono i principali tornei senza che nessun altro tennista sembri poter competere con loro, ma negli US Open appena conclusi lo spagnolo è sembrato salire ancor più di livello. Dopo la finale il Wall Street Journal ha parlato di «prestazione più maestosa della sua carriera», El País ha descritto il suo gioco come «un equilibrio quasi perfetto tra efficienza, armonia e flessibilità», il sito Ultimo Uomo lo ha definito «il miglior Alcaraz di sempre».
Lo stesso Sinner ha detto di aver fatto il possibile, ma che Alcaraz «semplicemente è stato migliore». Alcaraz e Sinner hanno raccontato spesso che affrontarsi, vedere l’altro giocare e sapere di avere un rivale così competitivo li aiuta a migliorare. Entrambi si spingono di continuo alla ricerca di una maggior efficacia ed eccellenza, come dimostra anche l’andamento delle finali Slam in cui si sono affrontati quest’anno: vittoria in rimonta di Alcaraz nella storica finale del Roland Garros durata 5 ore e 29 minuti, rivincita di Sinner a Wimbledon, e adesso questo successo piuttosto netto di Alcaraz agli US Open, che ha messo fine alla lunga serie di Sinner negli Slam sul cemento (27 vittorie consecutive, con tre tornei vinti).
– Leggi anche: Sinner e Alcaraz giocano un tennis a parte
Uno dei tanti scambi spettacolari vinti da Alcaraz contro Sinner
Finora Alcaraz era sempre stato il tennista che riusciva a trarre maggior beneficio dal confronto diretto, a migliorare il suo rendimento proprio nelle partite contro Sinner. Alcaraz aveva bisogno del miglior avversario possibile per giocare il suo miglior tennis possibile, mentre per Sinner era più naturale dominare le partite a prescindere da chi aveva di fronte.
Alcaraz alternava quindi momenti in cui il suo tennis diventava insostenibile per chiunque a cali abbastanza vistosi, che a volte gli procuravano sconfitte inattese contro avversari più deboli (cosa che a Sinner da tempo non succede quasi più). Era normale, per un giocatore ancora giovane seppur già molto vincente: alla sua età Rafael Nadal aveva vinto cinque Slam e Roger Federer e Novak Djokovic appena uno.
Negli ultimi mesi invece Alcaraz ha migliorato molto la sua costanza di rendimento, e nel torneo appena giocato agli US Open ha avuto un’efficacia e una regolarità paragonabili a quelle di Sinner, con notevoli aggressività, variazioni e varietà di gioco. Pur giocando il suo solito tennis di colpi eccezionali e recuperi quasi impossibili, Alcaraz si è avvicinato a Sinner nella capacità di dominare con continuità le partite.
Dopo la finale Sinner ha lasciato intendere che per battere Alcaraz in futuro dovrà prendere a sua volta qualcosa proprio da lui: «In questo torneo non ho fatto serve and volley, non ho usato molti dropshots; poi arrivi al punto in cui giochi contro Carlos e devi uscire dalla comfort zone. Per cui proverò a fare dei cambiamenti, magari perderò delle partite da qui in avanti, per essere più imprevedibile, perché penso sia quello che devo fare per diventare un giocatore di tennis migliore». Ha detto cioè che il suo gioco di oggi gli può bastare per battere qualsiasi avversario che non sia Alcaraz, e che invece per battere lo spagnolo deve aggiungere maggior varietà al suo gioco.

Carlos Alcaraz durante la finale degli US Open (AP Photo/Frank Franklin)
Ci sono vari elementi che spiegano questa nuova versione di Alcaraz, definita da Ultimo Uomo «la sua nuova èra robot». Innanzitutto, ha migliorato molto il servizio: sia la prima, che è diventata incisiva e difficile da gestire anche per un giocatore formidabile in risposta come Sinner, sia la seconda, che forse è la più efficace del momento. Fare più punti diretti con il servizio, in particolare nei momenti decisivi dei game (una delle tante cose che differenziano Alcaraz dagli altri) ha consentito allo spagnolo di essere meno ondivago e di esercitare un maggior controllo sulle partite.
Alcaraz non è alto per gli standard del tennis di oggi (è 1 metro e 83 centimetri, 8 in meno di Sinner) ma riesce a dare grande velocità e precisione al suo servizio, un fondamentale che nella finale degli US Open è stato determinante. Come ha sintetizzato Tennis.com, «nonostante i suoi vari progressi, la vittoria di Alcaraz si è basata su un elemento tradizionale del gioco, che da secoli fa la differenza tra vincitori e vinti: il servizio. Quello di Alcaraz è stato ottimo, quello di Sinner no».
Tutte le statistiche sul servizio sono state a favore dello spagnolo, che ha fatto 10 ace (contro i 2 di Sinner), ha messo in campo il 61 per cento di prime (Sinner appena il 48 per cento) e ha vinto l’83 per cento di punti giocati con la prima e il 57 per cento di punti giocati con la seconda (Sinner il 69 e il 48).
Proprio con un ace Alcaraz ha ottenuto l’ultimo punto contro Sinner, al terzo match point
Anche il rovescio di Alcaraz è migliorato da quest’anno: lui stesso qualche mese fa aveva raccontato di aver cambiato movimento, iniziando il colpo con la racchetta un po’ più bassa e riuscendo, in questo modo, a dare maggior rotazione alla pallina e ad avere maggior controllo sul colpo. «Rispetto al 2023 Alcaraz colpisce il rovescio a una velocità superiore di oltre 5 chilometri orari e con quasi 200 giri al minuto in più in termini di effetto», scrive il sito specializzato di tennis Punto de Break: «Questo lo rende più aggressivo e gli permette di usare il rovescio come arma offensiva piuttosto che come un semplice mezzo per tenere la palla in gioco, come faceva nella maggior parte dei casi un paio di anni fa. È passato da un rovescio più difensivo o neutro a uno che gli permette di prendere il controllo del punto».
Pur in un contesto di massima eccellenza di entrambi, il rovescio era il fondamentale su cui Sinner insisteva per imporre il suo ritmo e mettere in difficoltà lo spagnolo. Nell’ultima finale però Alcaraz ha giocato alla grande anche con il rovescio. «Un cambiamento non da poco per quello che era il suo lato più debole (se è possibile definirlo così) da fondo campo e soprattutto il lato in cui Sinner poteva trovare maggiore vantaggio nei loro scontri diretti. Tra i tanti lati positivi del match di Alcaraz c’è stata proprio la resa con il rovescio, che ha tenuto e sfiancato Sinner, che nel primo set è parso pure un po’ scombussolato da questa nuova situazione», si legge nell’analisi di Giorgio Di Maio per Ultimo Uomo.
Una spiegazione sintetica dei motivi per cui Alcaraz è stato migliore di Sinner nell’ultima finale
Quando tra febbraio e aprile Sinner è rimasto fuori per tre mesi per scontare la squalifica per il caso clostebol, Alcaraz non è riuscito a recuperare molti punti per avvicinarlo al primo posto del ranking. In quel periodo lo spagnolo ha perso diverse partite in modo abbastanza sorprendente e ha faticato a essere costante, vincendo solamente un torneo, l’ATP 500 di Rotterdam. Proprio con il ritorno di Sinner, però, Alcaraz ha cominciato a far vedere i miglioramenti su cui aveva lavorato. Lo ha battuto subito in finale agli Internazionali d’Italia, e poi al Roland Garros. Ha vinto 37 delle ultime 38 partite che ha giocato (l’unica eccezione è la finale di Wimbledon).
Nella finale di Parigi aveva compiuto una rimonta memorabile, completata con un tie break finale in cui aveva avuto uno dei suoi “momenti Alcaraz” in cui sembrava riuscire a prendere tutto e a tirare colpi vincenti da ogni posizione. Nei primi due set però, vinti da Sinner su una superficie in teoria più congeniale ad Alcaraz, aveva giocato ben al di sotto delle sue possibilità, e in generale Sinner aveva avuto un rendimento medio superiore. Alcaraz era riuscito a vincere perché aveva avuto picchi di rendimento più alti nei momenti decisivi. Nella finale degli US Open invece Alcaraz ha fatto meglio entrambe le cose: il rendimento generale e i picchi, i suoi “momenti Alcaraz”.
Questo non vuol dire che la prossima volta che si affronteranno vincerà sicuramente Alcaraz. Anche in una serata dov’è sembrato piuttosto scarico, e in cui ha servito molto male, Sinner ha dimostrato in certi momenti di potersela giocare, e che a volte gli basta poco per cambiare l’andamento di una partita contro Alcaraz. Dopo la finale del Roland Garros persa in quel modo, con tre match point non sfruttati, in pochi avrebbero immaginato che Sinner avrebbe battuto Alcaraz in finale a Wimbledon, e in modo anche abbastanza netto. Già quello che ha detto Sinner dopo la partita lascia intendere che ha in mente di trovare nuove soluzioni per batterlo, come ha fatto Alcaraz in questa partita.



