Le Ferrari vanno piano da anni, ma nessuno pensava andassero così piano
Nonostante le grandi aspettative, le prime sei gare di Formula 1 sono state disastrose e i piloti non nascondono la frustrazione

«Questa macchina è diversa ogni volta che ci sali sopra, in ogni sessione, in ogni gara». L’imprevedibilità della Ferrari descritta dal suo pilota, l’inglese Lewis Hamilton, non è certo una qualità. Nelle prime sei gare della stagione le Ferrari hanno avuto risultati deludenti. Charles Leclerc, l’altro pilota, è il meglio piazzato dei due in classifica, quinto con 53 punti, 78 in meno di Oscar Piastri della McLaren. Nella classifica costruttori, quella che somma i risultati di squadra, la Ferrari ha 152 punti meno della McLaren ed è dietro anche a Mercedes e Red Bull. In questo primo quarto di campionato la Ferrari è stata una sola volta da podio, con Leclerc, terzo in Arabia Saudita. Hamilton, il pilota più vincente di sempre, non ha mai fatto meglio del quinto posto.
Insomma, la Ferrari va male, molto male: lontana dalle McLaren (un minuto di distacco, nell’ultima gara), quarta squadra del campionato, spesso impegnata in gare anonime in cui lotta per il sesto-settimo-ottavo posto. Le premesse con cui era iniziata la stagione erano molto diverse: aveva chiuso la scorsa annata in crescendo, contendendo il titolo costruttori alla McLaren, e soprattutto aveva affiancato a Leclerc, uno dei piloti più veloci, Hamilton e la sua lunghissima esperienza in un team vincente. I tifosi avevano accolto l’inizio dell’annata con entusiasmo. Non c’erano certezze sul fatto che le Ferrari avrebbero potuto correre alla pari con le McLaren, ma nemmeno ci si attendeva un inizio così difficile.

Lewis Hamilton, il team principal Frédéric Vasseur, e Charles Leclerc (AP Photo/Kin Cheung)
A Miami, nel Gran Premio dell’ultimo weekend, la Ferrari ha mostrato tutte le sue difficoltà: ci sono stati tre momenti particolarmente rappresentativi della situazione attuale.
Durante le qualifiche di sabato le due Ferrari di Leclerc e Hamilton hanno fatto tempi peggiori delle due Williams, dimostrandosi oggettivamente più lente anche rispetto a loro, oltre che dei migliori: la scuderia Williams lo scorso anno faticava ad arrivare a punti (cioè a chiudere una gara con una vettura fra le prime dieci) e in questa partiva con mezzi, attese e ambizioni enormemente minori della Ferrari. Il giorno dopo Hamilton ha iniziato la gara al 12° posto e per 23 giri non è riuscito a superare Esteban Ocon, pilota francese della Haas, non esattamente fra le squadre più titolate.
Più tardi durante la corsa i due piloti Ferrari si sono ritrovati settimo e ottavo, a chiedere alla squadra il permesso di superare il compagno di squadra: prima lo ha fatto Hamilton, poi Leclerc. Entrambi, ma soprattutto l’inglese, hanno mostrato molto nervosismo e una certa insoddisfazione per la prestazione della macchina e della squadra nei “team radio”, i dialoghi con il team che vengono mandati in onda in diretta televisiva.
Quando le auto sono più lente delle rivali, non c’è molto che i piloti possano fare: devono limitare gli errori, sfruttare quelli degli avversari e dare indicazioni per migliorare le prestazioni delle vetture. Le squadre possono ovviare con la tattica, cioè facendo le scelte giuste su gomme e assetti, o sui momenti migliori per effettuare le soste ai box. Nemmeno questo sta funzionando in Ferrari, e per questo i risultati positivi sono stati molto limitati: oltre al terzo posto di Leclerc in Arabia Saudita è arrivato un secondo posto nelle qualifiche del Bahrein (sempre Leclerc) e un primo e un terzo posto di Hamilton nelle sprint race in Cina e a Miami, gare più corte che precedono quelle vere.

Un pit stop al Gran Premio di Cina (Mark Thompson/Getty Images)
Finora Leclerc e Hamilton non hanno mai davvero potuto competere con Piastri e Lando Norris, della McLaren, ma raramente anche con Max Verstappen (Red Bull) e George Russell (Mercedes).
Nella stagione di Formula 1 queste differenze fra le prestazioni delle auto non sono immutabili: le squadre hanno a disposizione quelli che vengono definiti «sviluppi», che possono riguardare aerodinamica, motore, trasmissione, freni (fra gli altri). Non è detto che siano sempre migliorativi e risolutivi: i primi introdotti dalla Ferrari in questa stagione non lo sono stati. Richiedono inoltre un impiego di risorse economiche e di tempo dei propri ingegneri e meccanici: spesso le scuderie si trovano a dover decidere se impiegare quelle risorse sull’attuale macchina o se investirle anticipando i lavori per quella dell’anno successivo.
In Ferrari, al momento, sembrano ancora essere convinti di poter lavorare sull’attuale macchina, la SF-25. Il team principal (cioè il capo della scuderia), Frédéric Vasseur, ha ribadito anche a Miami le «potenzialità» della Ferrari, nonostante le analisi di tempi e prestazioni abbiano mostrato difficoltà anche nei settori di pista più lenti, con più curve e più “guidati” (cioè parti del percorso in cui la velocità pura conta meno, e conta di più l’abilità di guida), che invece erano stati un punto di forza della Ferrari negli anni scorsi.
La prossima settimana c’è una pausa nel campionato, poi arrivano tre weekend di gare di fila, storicamente piuttosto importanti per la Ferrari: il Gran Premio dell’Emilia-Romagna sul circuito di Imola, poi Montecarlo e Montmelò, in Spagna. Nel mese di maggio, secondo molti addetti ai lavori, la SF-25 dovrà dimostrare di poter essere competitiva, altrimenti probabilmente le energie saranno investite sulla prossima stagione, nonostante questa non sia nemmeno a metà.
Sarebbe un problema soprattutto per Hamilton, pilota 40enne alla sua prima stagione alla Ferrari dopo 12 alla Mercedes: l’inglese è piuttosto anziano per gli standard di questo sport e non può quindi ragionare in ottica di lungo periodo. Negli ultimi tempi, e in particolare a Miami, si è dimostrato infatti piuttosto nervoso e scontento. Nei già citati team radio ha risposto alla squadra con sarcasmo, consigliando agli interlocutori di «prendersi una pausa per il té, già che c’erano» (si lamentava di una decisione arrivata in ritardo) o chiedendo ironicamente se dovesse lasciarsi superare anche dall’avversario Carlos Sainz (dopo aver lasciato la posizione a Leclerc).
In più ha detto: «Non stiamo facendo un bel lavoro di squadra». È un’accusa che è stata molto ripresa, anche perché la Ferrari ha ingaggiato Hamilton, oltre che per motivi di marketing, anche nella speranza che il suo approccio al lavoro e le sue conoscenze contribuissero a migliorare la squadra nel complesso.
Se questo non dovesse funzionare, se Hamilton dovesse dimostrarsi più lento del compagno di squadra (come in questo inizio di campionato) e se creasse problemi di gestione all’interno della squadra la stessa decisione di ingaggiarlo potrebbe essere messa in discussione. Qualcuno ha già iniziato a farlo, sostenendo che la scuderia italiana avrebbe fatto meglio a puntare su un pilota più giovane e dalle grandi potenzialità future. Andrea Kimi Antonelli, diciottenne italiano della Mercedes, è il più citato in questi discorsi, che però non tengono conto di contratti e reali possibilità di ingaggio.



