Oltre ai soldati, la Corea del Nord sta mandando in Russia anche migliaia di lavoratori
Circolano sempre più video che li mostrano nei cantieri e nei magazzini russi, nonostante un divieto esplicito dell'ONU

Mercoledì, durante un’audizione nel parlamento della Corea del Sud, la principale agenzia di intelligence sudcoreana ha stimato che di recente circa 15mila nordcoreani siano entrati in Russia per lavorare. È un numero significativo, anche perché è una violazione delle sanzioni internazionali imposte dall’ONU al regime di Kim Jong Un, che dal 2019 vietano ad altri paesi di assumere persone nordcoreane. Queste persone si aggiungono ai circa 11mila soldati nordcoreani inviati a combattere contro l’esercito ucraino nella regione russa del Kursk.
Le informazioni sulla Corea del Nord diffuse dalla Corea del Sud sono spesso affidabili ma vanno comunque trattate con prudenza, perché è possibile che abbiano una componente di propaganda anti-nordcoreana. In questo caso la notizia è però confermata da altre fonti: ormai da mesi sui social network circolano video di lavoratori nordcoreani impiegati in varie città russe, dai magazzini di una grande azienda di e-commerce alla periferia di Mosca fino ai cantieri di Vladivostok, la più importante città nella Russia orientale.
Per decenni la Corea del Nord ha inviato in Russia, uno dei suoi pochi alleati internazionali, migliaia di lavoratori nordcoreani in condizioni di semi-schiavitù, trattenendo gran parte dei loro stipendi. Dopo il divieto dell’ONU applicato nel 2019 in migliaia erano tornati in Corea del Nord, ma ora sembra che le cose siano cambiate ancora. L‘alleanza fra la Russia di Vladimir Putin e il regime di Kim Jong Un si è rafforzata e migliaia di civili sono stati inviati in Russia per lavorare in condizioni difficili.
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Secondo un rapporto dell’ONU (PDF), fino al gennaio del 2024 in Russia c’erano circa 120 aziende sospettate di impiegare lavoratori nordcoreani, fra aziende russe con partner nordcoreane e aziende nordcoreane che hanno una sede distaccata in Russia. Da allora è del tutto possibile che il loro numero sia aumentato.

Una manifestazione contro il regime nordcoreano a Seul (Chung Sung-Jun/Getty Images)
Andrei Orlov, dirigente di una società edile a Mosca, ha raccontato al Wall Street Journal di avere da poco concluso un accordo con un intermediario nordcoreano per impiegare 50 lavoratori nordcoreani nei propri cantieri. Il suo obiettivo è arrivare a 300: «più sono e meglio è». Orlov non ha commentato la possibile violazione delle sanzioni dell’ONU da parte della sua azienda.
La Russia sostiene di rispettare il divieto imposto dall’ONU, ma al contempo sembra non curarsene più di tanto. Nel 2022 uno dei viceprimi ministri russi, Marat Khusnullin, auspicò di integrare nella forza lavoro russa 50mila lavoratori nordcoreani. Più di recente Khusnullin ha suggerito che cittadini nordcoreani possano essere impiegati per ricostruire le città ucraine distrutte e occupate dalla Russia durante l’invasione degli ultimi tre anni.
Per nascondere il reale numero di lavoratori nordcoreani, e dimostrarsi rispettosi del divieto dell’ONU, le autorità russe hanno fatto entrare in Russia molti di loro con permessi da studente. Il Wall Street Journal ha notato che nel 2024 le autorità russe avevano emesso circa 8.600 permessi di questo tipo. Nello stesso anno però il ministero dell’Istruzione russo aveva detto che nelle università russe studiavano appena 130 persone nordcoreane.
Rimangono numeri piuttosto contenuti, che non faranno molto per evitare la crisi del mercato del lavoro che già oggi in Russia è un grosso problema. Nel 2023 una delle più grosse banche private russe, Alfa Bank, aveva stimato che l’1,5 per cento della forza lavoro russa aveva lasciato il paese per via della guerra in Ucraina.
Decine di migliaia di giovani russi poi stanno morendo sul campo di battaglia. BBC News ha identificato 106.745 soldati russi morti in Ucraina, ma secondo fonti militari il numero reale potrebbe essere più del doppio.



