Le grandi proteste a Novi Sad, in Serbia
Per ricordare le persone morte nel crollo della tettoia della stazione della città che ha dato il via a grosse manifestazioni antigovernative

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Venerdì sera centinaia di studenti sono arrivate nella città di Novi Sad, in Serbia, dove sono state accolte da cittadini che li hanno applauditi e hanno offerto loro cibo e acqua: erano partiti da Belgrado, la capitale del paese, giovedì e avevano percorso gli 80 chilometri che separano le due città a piedi, in una marcia di protesta nel contesto delle grandi manifestazioni antigovernative che vanno avanti da tre mesi. Nella notte fra giovedì e venerdì avevano dormito in tende montate in un campo da calcio nella città di Indjija.
Le persone che hanno partecipato alla marcia hanno raggiunto Novi Sad per unirsi alle altre decine di migliaia che nel fine settimana hanno bloccato per protesta i tre ponti principali della città: esattamente tre mesi fa, il crollo di una tettoia in una stazione ferroviaria della città aveva causato 15 morti e aveva dato il via alle più grandi contestazioni al governo serbo degli ultimi trent’anni. Iniziate come proteste studentesche, si sono poi allargate ad altre fasce della popolazione.
L’incidente è considerato dai manifestanti emblematico della corruzione diffusa nel paese durante gli anni al potere del presidente nazionalista Aleksandar Vučić, che è stato primo ministro fra il 2014 e il 2017 e da allora è presidente: i manifestanti accusano il governo di aver condotto i lavori di ristrutturazione della stazione senza prestare alcuna attenzione alle norme di sicurezza e poi, quando la tettoia è crollata, di essersi rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità.
– Leggi anche: Le proteste in Serbia vanno avanti da quasi tre mesi
Per questo nel corso dei mesi i manifestanti sono passati dalle proteste contro la corruzione a contestare direttamente il governo. Nelle ultime settimane le proteste si sono tenute in oltre cento città e paesi della Serbia e hanno portato martedì scorso alle dimissioni del primo ministro Miloš Vučević. Vučević ha detto che le sue dimissioni sono dovute all’aggressione lunedì di un gruppo di manifestanti da parte di alcuni uomini che sarebbero usciti dalla sede locale del partito di governo a Novi Sad.
Nonostante le sue dimissioni le proteste stanno continuando e chiedono al presidente Vučić di ammettere la responsabilità dello Stato nell’incidente. Come aveva già fatto in passato, Vučić ha accusato i manifestanti di lavorare per i servizi segreti stranieri con l’obiettivo di spodestarlo. Queste proteste sono tuttavia più complicate da screditare rispetto a quelle del passato: sono cominciate per un grave lutto e non sono state guidate da partiti politici, coinvolgendo sempre più fasce della popolazione molto varie tra loro, dai contadini ai giudici.
Vučić è in una posizione sempre più difficile, ma ha detto di essere aperto a dialogare con i manifestanti, ricordando però che «nel momento in cui qualcuno pensa di usare la violenza per prendere il potere, lo Stato si comporterà come uno Stato, proprio come in ogni altra parte del mondo».















