Stellantis lascerà i lavoratori di Mirafiori in cassa integrazione per quasi due mesi

La produzione di auto nello stabilimento torinese andrà a rilento fino alla fine di marzo, una nuova conferma del disimpegno dell'azienda che preoccupa il governo italiano

Un lavoratore nello stabilimento di Stellantis a Mirafiori
Un lavoratore nello stabilimento di Stellantis a Mirafiori (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
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Stellantis ha annunciato ai sindacati il prolungamento della cassa integrazione per i 2.260 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori, a sud di Torino: lavoreranno su un solo turno fino al 30 marzo, quattro settimane in più rispetto al periodo di cassa integrazione già annunciato a gennaio. Per quasi due mesi la produzione di auto sarà decisamente inferiore rispetto al solito. L’annuncio di Stellantis è l’ennesimo segnale della volontà di investire sempre meno in Italia e in particolare a Torino, la città simbolo della Fiat da cui Stellantis è nata.

I modelli e il numero di auto prodotte nello stabilimento sono diminuiti in modo significativo rispetto al passato. Dal milione di auto all’anno degli anni Sessanta e Settanta si è passati a 216mila nel 2006 fino al record negativo del 2019 con circa 22mila auto. Grazie alla produzione della 500 elettrica c’è stato un aumento di auto prodotte, 88mila nel 2022, ma nel 2023 c’è stato un nuovo calo: da Mirafiori sono uscite 85.940 auto, il 9,3 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Nel frattempo sono state dismesse la Punto, l’Idea, la Musa, la Thesis e la Multipla.

Negli ultimi anni sono andati in pensione molti dipendenti, non sostituiti con nuove assunzioni. Nel 2023 l’azienda ha proposto ai dipendenti consistenti incentivi economici per le cosiddette uscite volontarie, cioè per licenziarsi: l’offerta era composta da un incentivo in base all’età, da tre mesi di stipendio e da un’indennità di mancato preavviso oltre alla possibilità di ottenere l’indennità di disoccupazione come previsto dalla legge. Sia nel 2021 che nel 2022 circa 350 dipendenti tra ingegneri, tecnici e designer hanno lasciato gli uffici di Torino.

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Nonostante l’orientamento piuttosto chiaro dell’azienda e i conseguenti allarmi dei sindacati, del futuro di Stellantis in Italia si è iniziato a discutere soprattutto nell’ultimo mese. Si è esposta direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che durante un intervento alla Camera ha criticato la decisione di Stellantis di ridurre la produzione negli stabilimenti italiani. «Se si vuole vendere un’auto sul mercato internazionale pubblicizzandola come un gioiello italiano, allora quell’auto deve essere prodotta in Italia», ha detto Meloni.

L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, ha risposto a Meloni in un’intervista a Bloomberg. Tavares ha accusato il governo di non prevedere agevolazioni e sussidi per l’acquisto di auto elettriche, ancora troppo care per competere con quelle a combustione. «Tutto questo è un capro espiatorio per cercare di evitare di assumersi la responsabilità del fatto che, se non si danno sussidi per l’acquisto di auto elettriche, si mettono a rischio gli impianti italiani», ha detto Tavares rispondendo a Meloni.

La produzione di auto elettriche è più costosa e necessita di meno addetti rispetto alle auto a combustione. Per questo Stellantis si aspetta un sostegno più consistente dal governo. Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso l’Italia ha già assecondato Stellantis in diverse occasioni, in particolare in Europa, chiedendo di modificare i limiti sulle emissioni presenti nel regolamento cosiddetto “Euro 7”, che danneggerebbero ulteriormente l’azienda. La stessa Meloni ha risposto alle critiche di Tavares definendole bizzarre: «Penso che un AD [amministratore delegato, ndr] di una grande società sappia che gli incentivi non possono essere rivolti a una azienda nello specifico, e penso che si sappia anche che noi abbiamo appena investito un miliardo sugli eco incentivi».

Oltre a Mirafiori, l’altro stabilimento a rischio è quello di Pomigliano, in provincia di Napoli, dove si producono la Fiat Panda, il suv Tonale dell’Alfa Romeo e il Dodge Hornet. Da martedì 6 febbraio il primo e il secondo turno di produzione dell’Alfa Romeo Tonale rimarranno fermi a causa della mancanza di componenti meccanici indispensabili per assemblare l’auto. I lavoratori saranno quindi spostati sulla catena di montaggio della Fiat Panda e di conseguenza verranno lasciati a casa gli operai in trasferta da Cassino e Melfi, altri due stabilimenti di Stellantis. La produzione era già stata interrotta la scorsa settimana e altre volte negli ultimi mesi.

Mercoledì 7 febbraio è prevista un’assemblea dei lavoratori organizzata dalla FIOM, il sindacato dei metalmeccanici, per discutere di una possibile mobilitazione. Michele De Palma, segretario generale della FIOM, ha chiesto al governo di convocare subito Tavares insieme alle organizzazioni sindacali per trovare un accordo sulla produzione di nuovi modelli e in questo modo garantire il futuro degli stabilimenti italiani. «È finita l’era di Agnelli in cui si diceva che quello che va bene alla Fiat va bene al paese. Oggi i lavoratori sono in cassa integrazione e i dividendi degli azionisti crescono», ha detto De Palma. «Mirafiori e Pomigliano non si toccano, devono passare sui nostri corpi».