In Trentino la destra punta tutto su orsi e lupi

Si presenta alle elezioni del 22 ottobre promettendo di uccidere gli animali pericolosi, dopo anni di gestione approssimativa

orsi
(Leon Neal/Getty Images)

C’è una vignetta satirica che circola molto nelle chat di chi si occupa di politica in provincia di Trento. Ritrae il presidente provinciale Maurizio Fugatti intento a rispondere ad alcune domande. A chi gli chiede conto della mancanza di personale medico negli ospedali trentini Fugatti risponde Ghe massa orsi, ci sono troppi orsi. Alla domanda sui problemi legati alla siccità dice Noi ne lassa copar i orsi, non ci lasciano uccidere gli orsi. La terza domanda riguarda la crisi abitativa nelle località turistiche: Gho za dì dei orsi?, ho già detto degli orsi?, risponde. La vignetta non è poi così esagerata rispetto alla realtà.

La gestione degli orsi e dei lupi è stata al centro della campagna elettorale in vista delle elezioni di domenica 22 ottobre, sfruttata in particolare dalla destra che nonostante sia al governo della provincia autonoma da cinque anni ha promesso due interventi decisi: il numero degli orsi deve diminuire, quelli pericolosi devono essere uccisi.

Da anni la presenza dei cosiddetti grandi carnivori nelle valli trentine è motivo di tensioni tra gli abitanti della provincia. Anche se con varie sfumature intermedie, la popolazione si divide tra chi giudica positivamente il fatto di aver reintrodotto gli orsi vent’anni fa e chi invece lo ritiene sconsiderato e dannoso.

Molti tra i contrari sostengono che la soluzione al problema sia deportare o uccidere la maggior parte degli orsi e dei lupi. Le aggressioni segnalate negli ultimi anni, gli attacchi dei lupi agli allevamenti e soprattutto la morte di Andrea Papi, un ragazzo di 26 anni ucciso lo scorso aprile da un’orsa mentre stava tornando da una corsa sul monte Peller, hanno alimentato le discussioni e acuito una polarizzazione che era già in corso.

Maurizio Fugatti sta affrontando la questione con un piglio interventista: negli ultimi mesi ha firmato diverse ordinanze per abbattere gli orsi considerati pericolosi, ma finora tutti i provvedimenti sono stati fermati dai ricorsi delle associazioni animaliste al tribunale amministrativo regionale (TAR). E i controricorsi della provincia autonoma non hanno comunque sbloccato la situazione.

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«Volete gli orsi? Venite a prenderli, a Trento ne abbiamo 70», è stata la provocazione rivolta lo scorso aprile da Fugatti alle associazioni animaliste. Quasi ogni settimana il dibattito politico si arricchisce di nuovi scambi di accuse e rivendicazioni. Tutto il resto viene quasi ignorato. Esattamente come suggeriva la vignetta, in campagna elettorale si è parlato poco dello stato della sanità trentina, degli effetti del cambiamento climatico sull’ambiente montano, delle infiltrazioni della ’ndrangheta in Val di Cembra, di come gestire il turismo.

La stirpe degli orsi che vivono in Trentino non esisteva fino al 1999. Nel corso dei secoli gli orsi del Trentino, così come quelli del resto delle Alpi, furono portati all’estinzione dalla caccia. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila furono reintrodotti a partire da dieci esemplari sloveni grazie a Life Ursus, un progetto dell’Unione Europea realizzato dal Parco Naturale Adamello Brenta. Oggi secondo le stime più recenti in Trentino vivono poco più di cento orsi: non è semplice capire quanti siano con esattezza, e questo fa parte dei problemi.

Life Ursus si è concluso nel 2004 e da allora la provincia autonoma di Trento si è fatta carico della gestione degli orsi. Le regole di riferimento per la conservazione delle popolazioni di orsi sulle Alpi sono state inserite in un piano chiamato PACOBACE, che sta per “Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali”. Il documento dice che la pericolosità di un orso è generalmente legata al suo «grado di confidenza» con le persone.

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Però c’è l’eccezione delle orse con i cuccioli, o degli orsi intenti a difendere una carcassa che stanno mangiando. Gli orsi infatti sono animali prevalentemente vegetariani e salvo eccezioni non vedono una minaccia nelle persone. Non sono nemmeno interessati ad avvicinarle. Se però un orso si abitua alla presenza degli esseri umani potrebbe avvicinarsi più spesso e a quel punto viene definito «problematico» perché i rischi aumentano. Gli interventi contro questi orsi, compreso l’abbattimento, sono pensati per scongiurare problemi futuri.

I lupi invece sono temuti soprattutto dagli allevatori. Giacomo Broch, il presidente della federazione provinciale degli allevatori, ha un allevamento di vacche e capre da latte a 1.400 metri nella zona di passo Cereda, che collega il Trentino al Veneto. Dice che la situazione è fuori controllo. I lupi hanno imparato a saltare o eludere le recinzioni, entrano nei pascoli e sbranano gli animali. «Ricevo chiamate di colleghi quasi tutti i giorni» dice Broch, che ne ha un po’ per tutti. «In questi anni la politica ha fatto poco o nulla. Tante promesse e tanta propaganda. Purtroppo quando non vengono date risposte le persone iniziano ad arrangiarsi [Broch qui sottintende che iniziano a difendersi autonomamente, anche con la forza, ndr]. Non è giusto: servono regole e serve farle rispettare. Però anche il mondo animalista ha avuto un approccio troppo ideologico. Gli animalisti difendono il lupo, ma non le pecore».

Dallo scorso aprile sono stati trovati morti sette orsi in bassa valle di Sole, tra Molveno e San Lorenzo in Banale, sul monte Peller, a Cavedago, in val Bondone e all’inizio di ottobre a Bresimo e a Ronzone, in Val di Non. Secondo l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (AIDA&A) è un numero superiore alla media e, per quanto occorra aspettare i risultati delle analisi scientifiche per esprimere un parere, «avvelenamenti e bracconaggio appaiono sempre più come possibili cause della morte» di questi orsi.

Broch rimprovera alla maggioranza di aver dedicato troppe energie al lungo e aspro confronto con le associazioni animaliste, trascurando l’aumento degli animali e le sollecitazioni della popolazione a intervenire. «Nel frattempo i problemi sono aumentati. Chi non abita qui non si rende conto che viviamo a stretto contatto con la montagna e il bosco: è come andare al parco o in palestra per chi abita in città. Quando c’è di mezzo l’incolumità delle persone bisogna intervenire».

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I lupi e gli orsi si sono riprodotti e nessuno ha controllato il loro sviluppo. Il piano originale stimava una densità di 3 o al massimo 4 orsi per cento chilometri quadrati, ma secondo le ultime stime sono 6 e in alcune zone anche di più. È stata una crescita non prevista, almeno non in tempi così brevi. «Gli orsi problematici non sono stati rimossi, nonostante gli studi indicassero che in caso di pericolo per le persone sarebbe stato necessario abbatterli» dice Ruggero Giovannini, che dal 2004 al 2014 è stato direttore dell’ufficio faunistico della provincia e ora è direttore dell’associazione dei cacciatori trentini. «Purtroppo manca un confronto dal punto di vista scientifico. Tutti i partiti si occupano del problema perché ci sono le elezioni e perché la morte di Andrea Papi ha avuto un impatto emotivo notevole sulla popolazione trentina».

Fugatti ha rifiutato l’invito a tutti i dibattiti, anche quello organizzato dalla rivista Nos sulla gestione dei grandi carnivori. Gli altri candidati sono Francesco Valduga del centrosinistra, Alex Marini del Movimento 5 Stelle, Filippo Degasperi della coalizione Onda di cui fa parte Unione Popolare, Sergio Divina di Alternativa popolare per il Trentino, Elena Dardo della lista Alternativa e Marco Rizzo di Democrazia Sovrana e Popolare. Tutti loro si sono lamentati più volte del mancato confronto, che ha influito sulla campagna elettorale rendendola più povera e per certi versi inutile.

Durante il dibattito organizzato da Nos, Francesco Valduga ha accusato Fugatti di sciacallaggio per aver sfruttato il dolore della comunità trentina per la morte di Andrea Papi, una posizione sostenuta anche da Elena Dardo. «Diamo all’esterno l’immagine di un Trentino non sicuro» ha detto invece Divina. Fugatti non ha quasi mai risposto alle accuse, anzi ha continuato a sostenere la necessità di introdurre provvedimenti più decisi come la legge provinciale che esclude il parere dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) prima di catturare o abbattere un orso o un lupo.

I risultati delle elezioni diranno se sia stato conveniente puntare tutto su orsi e lupi. Nell’orientamento dei politici hanno sicuramente un peso i sondaggi fatti negli ultimi anni sull’accoglienza di Life Ursus. Vent’anni fa il 73 per cento della popolazione trentina si dichiarò favorevole alla reintroduzione degli orsi, dieci anni dopo il risultato fu opposto: circa il 70 per cento si disse insoddisfatto.

La percezione è che la percentuale degli scontenti sia aumentata negli ultimi mesi. «In realtà ci hanno marciato tutti, anche il centrosinistra che ha governato e che nel 2018 ha perso» dice Luigi Casanova, già custode forestale nelle Valli di Fiemme e Fassa, ora presidente onorario dell’associazione ambientalista Mountain Wilderness. «La destra ci marcia più di tutti perché è la migliore a proporre soluzioni semplificate e a solleticare gli istinti. A Fugatti sono rimasti soltanto gli orsi e i lupi perché non ha altri argomenti».

Ci sarebbe un modo per migliorare la convivenza tra orsi e umani senza soluzioni drastiche come l’uccisione. Anna Sustersic è un’esperta di comunicazione legata alla natura e presidente di PAMS Foundation, promotrice del Coesistenza festival. Sostiene che servirebbe una comunicazione migliore con chi abita il territorio: «Nel piano di gestione degli orsi era previsto che si facesse una comunicazione continua, ma questo aspetto è stato molto trascurato. I comportamenti adatti e in generale l’approccio a questo tipo di animali dovrebbe essere divulgato in maniera libera e aperta, con un confronto tra la popolazione e i tecnici. Non è stato fatto. Anzi, se questo dialogo viene filtrato in modo strumentalizzato o interrotto è ovvio che non avremo mai una popolazione consapevole».

Il fatto è che negli ultimi 150 anni chi abita in Trentino ha perso il contatto con i grandi carnivori e di conseguenza gli strumenti per convivere con questi animali. I pastori hanno via via adattato il loro lavoro alla mancanza di lupi e orsi. Lo stesso è accaduto alle popolazioni nei paesi. Vent’anni fa, quasi all’improvviso, questi animali tornarono. Ma non è stato fatto nulla per sopperire alla mancanza di un processo di adattamento culturale, che in condizioni normali sarebbe lungo e complesso. Per rimediare servirebbero sforzi notevoli, e forse è ormai tardi.

Bisogna anche fare i conti con situazioni assai diverse tra loro. Per esempio chi abita a Trento, in città, non ha la stessa percezione di chi vive in montagna. E questo «favorisce opinioni forti, ci si orienta soltanto a seconda dell’umore» dice Sustersic. «Si rischia di cadere da un estremo all’altro, con esagerazioni da entrambe le parti. In questo senso servirebbe un maggiore sforzo comunicativo, più capillare e organizzato». La propaganda non aiuta: la convivenza è stata trattata in maniera semplicistica e non è detto che le promesse di deportare o uccidere gli orsi potranno essere rispettate, come in parte dimostrano le sospensioni alle ordinanze di Fugatti decise dai tribunali.

Il padre di Andrea Papi, Carlo, ha scritto una lettera inviata ai giornali in cui rimprovera alla provincia di non aver preso le dovute precauzioni. Cioè, tra le altre cose, di non aver fatto comunicazione: nella zona dove il figlio è stato ucciso da un’orsa non c’erano cartelli per segnalare il pericolo o transenne per chiudere le strade provinciali. «Se ciò fosse stato fatto Andrea sarebbe ancora vivo» ha scritto. «La sua unica colpa era quella di amare la montagna, è stato abbandonato dalle istituzioni».

Carlo Papi ha inserito nella lettera un esplicito riferimento a uno spot elettorale di Fugatti, in cui il presidente dice che la responsabilità e la concretezza sono stati alla base dei provvedimenti della provincia sulla gestione dei grandi carnivori. «I responsabili non si ritengono tali e in un messaggio elettorale sostengono che nei loro cinque anni di governo hanno usato sempre “responsabilità e concretezza”. Le persone responsabili della tragedia non si sono nemmeno degnate di rimuoversi dal proprio incarico ma con estrema sfacciataggine si sono addirittura ricandidate alle prossime elezioni provinciali».

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