Cosa va a fare Meloni a Parigi

Ufficialmente è lì per sostenere la candidatura di Roma all'Expo del 2030, ma sarà anche l'occasione per incontrare Macron dopo mesi di relazioni difficili

Meloni e Macron durante un incontro informale a ottobre del 2022 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
Meloni e Macron durante un incontro informale a ottobre del 2022 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
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Martedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata a Parigi, in un viaggio organizzato ufficialmente per sostenere la candidatura di Roma a ospitare l’Expo 2030: quello di Parigi è l’ultimo evento in cui i vari paesi in lizza potranno presentare i propri progetti davanti alla commissione giudicante. La presenza di Meloni a Parigi però sarà anche l’occasione per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron dopo mesi di relazioni diplomatiche complicate tra i due governi, causate soprattutto da questioni che riguardano l’immigrazione. Finora Meloni e Macron si sono incontrati solo in occasioni informali o a margine di eventi internazionali più ampi, come il G7 o il Consiglio europeo, e per Meloni è anche la prima visita ufficiale a Parigi da presidente del Consiglio.

L’incontro per Expo 2030 era fissato per le 15 alla sede del Bureau international des expositions (Bie), l’organizzazione intergovernativa che gestisce le esposizioni universali (o Expo). Con Meloni sono andati a Parigi per l’evento anche il presidente del Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Le città candidate sono quattro: oltre a Roma, ci sono Riyad (Arabia Saudita), Busan (Corea del Sud) e Odessa (Ucraina). Ciascuna avrà 20 minuti per presentare il progetto davanti all’assemblea generale del Bie, che comunicherà la sua decisione definitiva il prossimo 28 novembre. Ognuno degli oltre 170 paesi membri del Bie ha diritto di voto, e più o meno le intenzioni si conoscono già: Riyad è descritta da tempo come ampiamente favorita, seguita da Roma, che però secondo diversi commentatori potrebbe rientrare in gioco quando la corsa sarà ristretta a due sole candidate, anche perché alcune associazioni umanitarie si sono fortemente lamentate con il Bie per la candidatura di Riyad, per via delle violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita.

Alle 19 è in programma all’ambasciata italiana a Parigi una festa di promozione della candidatura di Roma. Nell’intervallo tra la fine del primo evento e l’inizio del secondo Meloni incontrerà Macron. L’incontro per la verità era piuttosto obbligato, dal momento che Macron ha già incontrato lunedì il principe ereditario e leader di fatto dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, e che martedì a pranzo incontrerà il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, entrambi a Parigi per lo stesso motivo di Meloni: un mancato appuntamento con la presidente del Consiglio italiana sarebbe risultato molto strano e avrebbe potuto peggiorare notevolmente rapporti che negli ultimi mesi sono stati già a tratti anche molto difficili.

Sarà in ogni caso un incontro piuttosto breve, programmato per le 17:30 all’Eliseo, la residenza ufficiale del presidente della Repubblica francese. Dovrebbe durare all’incirca un’ora ed è prevista anche una breve dichiarazione alla stampa dei due presidenti, ma senza che possano essere rivolte loro domande. Diversi giornalisti che si occupano della presidenza del Consiglio hanno raccontato sui giornali che l’organizzazione del colloquio non è stata semplice per via di alcune reticenze di Macron: sarebbe stato organizzato solo negli ultimi giorni e confermato lunedì pomeriggio. In effetti fino a martedì la presidenza del Consiglio non ne aveva dato alcuna comunicazione ufficiale.

Secondo diversi giornali l’obiettivo di Meloni sarebbe proprio quello di mostrare rapporti solidi tra i due paesi e migliorati rispetto agli ultimi tempi: in teoria sarebbero anche regolati da un importante trattato (detto “del Quirinale”) firmato nel 2021 sotto la presidenza di Mario Draghi e che doveva servire a rafforzare la “cooperazione bilaterale”.

A novembre del 2022 c’era stata la crisi diplomatica che ha poi fortemente influenzato i rapporti successivi tra Italia e Francia. Era nata intorno allo sbarco di 234 persone migranti a bordo della nave Ocean Viking, della ong SOS Mediterranée, che era diretta verso l’Italia: il governo italiano si era rifiutato di autorizzare lo sbarco, e diversi suoi membri avevano annunciato con fare esultante un accordo per far attraccare la nave in Francia, a Tolone. In poco tempo però si era capito che non c’era alcun accordo, che il governo francese considerava l’accoglienza della Ocean Viking un’eccezione e che era fortemente critico con ciò che aveva fatto il governo italiano spingendo la nave in Francia: il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin aveva definito il comportamento del governo di Meloni «inaccettabile».

Lo scorso maggio invece c’erano state altre tensioni sul tema dell’immigrazione dopo che lo stesso Darmanin aveva definito il governo italiano «incapace» di trovare soluzioni sull’immigrazione, nonostante grandi annunci al riguardo.

Proprio l’immigrazione è descritta come uno dei temi di cui parleranno Macron e Meloni, insieme al sostegno all’Ucraina e alla necessità di approvare la cosiddetta riforma del Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea, che è sostenuta da entrambi i governi e di cui si discuterà nel prossimo Consiglio europeo (l’organo composto dai capi di stato o di governo degli stati membri dell’Unione) di fine giugno.