• Mondo
  • Sabato 3 dicembre 2022

A Pechino stanno chiudendo decine di chioschi per il test del coronavirus 

Erano il simbolo della strategia “zero COVID”, che ora il governo cinese sembra intenzionato ad allentare

(Kevin Frayer/Getty Images)
(Kevin Frayer/Getty Images)
Caricamento player

A Pechino, la capitale della Cina, il governo locale ha iniziato a chiudere le migliaia di chioschi aperti negli ultimi due anni per effettuare i test per il coronavirus, diventati nel corso della pandemia un simbolo della cosiddetta strategia “zero COVID” adottata dal governo cinese, molto contestata e che negli ultimi mesi ha provocato proteste anche molto violente in diverse città della Cina.

I chioschi sono strutture provvisorie con uno sportello coperto da un vetro e due fori circolari per le braccia di chi effettua il test sulle persone che si presentano. Erano necessari per ottenere un test negativo in tempi rapidi e quindi accedere a uffici, negozi e grandi strutture al chiuso. La loro chiusura sembra riguardare per ora solo la città di Pechino, che fra le altre cose ha annunciato che non chiederà più un test negativo per potere accedere ai supermercati. Da lunedì anche la metropolitana si potrà prendere senza un test negativo. In altre grandi città, come Shenzhen, Chengdu e Tianjin, le amministrazioni locali hanno già rimosso l’obbligo di presentare un test negativo per chi usa i mezzi pubblici o cammina nei parchi.

Sembrano ulteriori segnali, insieme a quelli osservati negli ultimi giorni a livello locale e nazionale, del fatto che la Cina si stia preparando a uscire, seppure gradualmente, dalla sua strategia “zero COVID”, che prevede l’eliminazione completa di tutti i focolai con pesanti lockdown e restrizioni.

 

Tutte queste misure fanno parte dell’allentamento delle restrizioni che il governo cinese ha deciso di attuare anche a seguito delle eccezionali proteste contro i lockdown e le restrizioni degli ultimi giorni. Le proteste si sono ora in larga parte fermate, salvo poche eccezioni, e al loro rallentamento ha contribuito anche e soprattutto la repressione del regime, che ha occupato e militarizzato i luoghi di ritrovo dei manifestanti, per poi cercare di rintracciare e perseguire le persone che erano scese in strada. Parallelamente il governo ha accolto alcune istanze dei manifestanti, anche se non è chiaro se abbandonerà definitivamente la strategia “zero COVID”.

– Leggi anche: La Cina sta cambiando la sua politica sulla pandemia?