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  • Giovedì 1 dicembre 2022

La Cina sta cambiando la sua politica sulla pandemia?

Ci sono segnali che lo stia facendo per placare le proteste, anche se l'abbandono della strategia “zero COVID” è ancora lontano

(Kevin Frayer/Getty Images)
(Kevin Frayer/Getty Images)

In Cina le proteste contro i lockdown e le restrizioni sanitarie che avevano coinvolto migliaia di persone nel corso del fine settimana si sono di fatto fermate, se non con pochissime eccezioni. Le ultime grosse manifestazioni si sono tenute domenica sera in decine di città – un evento eccezionalmente raro per la Cina – ma da quel momento in avanti gli episodi sono stati estremamente limitati. Al rallentamento delle proteste ha contribuito soprattutto la repressione del regime, che ha occupato e militarizzato quelli che nei giorni precedenti erano stati i luoghi di ritrovo dei manifestanti, e sta cercando di rintracciare e perseguire le persone che erano scese in strada nel fine settimana.

Ha contribuito, seppure probabilmente in misura minore, il fatto che negli ultimi giorni il regime stia facendo alcuni passi concreti per cercare di allentare le restrizioni e ridurre le ragioni di malcontento. Le restrizioni sono state parzialmente eliminate in alcune città, ma l’elemento di maggiore novità è probabilmente un discorso fatto mercoledì dalla vicepremier Sun Chunlan, e diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, in cui dice che la Cina sta entrando in una «nuova fase» delle sue politiche contro la pandemia. Potrebbe essere il segnale del fatto che la Cina si stia preparando a uscire, seppure gradualmente, dalla sua strategia “zero COVID”, che prevede l’eliminazione completa di tutti i focolai con pesanti lockdown e restrizioni.

Sun Chunlan è una delle dirigenti cinesi più coinvolte nella gestione della pandemia. Nel suo discorso di mercoledì ha detto: «Il paese sta affrontando una nuova situazione e nuovi impegni nella prevenzione e controllo della pandemia, poiché la patogenicità della variante omicron è diminuita».

La variante omicron è in circolazione ormai da un anno, e in Occidente si sa da moltissimo tempo che causa tendenzialmente forme di COVID-19 meno gravi delle varianti precedenti. Ma in Cina, fino a oggi, la linea ufficiale del governo è sempre stata che le differenze fra varianti non giustificavano un cambiamento della politica di eliminazione del virus. Quello di Sun Chunlan, anzi, è uno dei primi riconoscimenti ufficiali da parte di un funzionario cinese che la variante omicron porta a forme meno gravi di malattia.

Sun ha detto anche che la Cina dovrà usare in futuro un «approccio umano», e concentrarsi di più sulle vaccinazioni. In Cina, più dell’80 per cento della popolazione ha ricevuto almeno due dosi di vaccino, ma la percentuale scende molto tra le persone anziane, quelle più esposte. Secondo Bloomberg, soltanto il 40 per cento delle persone con più di 80 anni ha ricevuto la seconda dose.

Per ora non ci sono stati annunci ufficiali del fatto che la strategia zero COVID sarà abbandonata o rivista, e molti esperti ritengono che la decisione formale di cambiare la politica nazionale di contenimento della pandemia arriverà soltanto tra mesi, dopo che nel frattempo saranno stati applicati allentamenti graduali e locali alle restrizioni.

Questi allentamenti stanno già avvenendo: in varie zone, tra cui le città di Shanghai, Pechino e Guangzhou, i lockdown che costringevano la popolazione chiusa in casa sono stati allentati, o addirittura eliminati del tutto. Giovedì in 24 distretti di Shanghai considerati “ad alto rischio” è stato eliminato il lockdown, e lo stesso è successo in alcune aree di Guangzhou. A Pechino, in alcune zone le persone positive con sintomi lievi potranno isolarsi a casa e non saranno costrette a trasferirsi nei centri appositi per la quarantena, dove le condizioni di vita sono spesso problematiche.

Non è chiaro per ora se questi allentamenti delle restrizioni siano soltanto un modo per placare temporaneamente il malcontento o se saranno l’inizio di un cambiamento più profondo delle politiche cinesi sulla pandemia.