Eichmann durante il processo contro di lui (AP Photo/Str)
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  • martedì 24 Agosto 2021

L’uomo che fece catturare Adolf Eichmann

E che consentì di portare a processo il famoso criminale di guerra nazista: fino a pochi giorni fa non si sapeva chi fosse

Eichmann durante il processo contro di lui (AP Photo/Str)

Nel maggio del 1960 il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, conosciuto come il “burocrate dell’Olocausto”, venne catturato in Argentina, mentre camminava su una strada isolata a circa venti chilometri da Buenos Aires. Gli uomini responsabili dell’operazione erano del Mossad, il servizio segreto israeliano, ma non erano stati loro a indagare su Eichmann e a rintracciarlo. Le autorità israeliane si erano mosse dopo le segnalazioni del procuratore tedesco Fritz Bauer, il quale a sua volta aveva individuato Eichmann grazie a un informatore rimasto segreto per più di sessant’anni, di cui ora si conosce l’identità grazie a una lunga inchiesta della Süddeutsche Zeitung pubblicata pochi giorni fa.

L’inchiesta si basa sugli archivi fotografici delle persone vicine all’informatore, che si chiamava Gerhard Klammer, e su una gran quantità di documenti raccolti e interviste fatte dagli autori dell’inchiesta, Bettina Stangneth e Willi Winkler, che sono riusciti a risalire all’identità di Klammer partendo da una celebre fotografia in cui lui ed Eichmann sono raffigurati assieme, in Argentina.

Klammer era un geologo di Göttingen, un accademico, che nel 1949 partì per il Sudamerica in cerca di fortuna. Da studente aveva visto le immagini dello sterminio degli ebrei e ne era rimasto turbato, ritenendosi fortunato di non aver potuto iscriversi alle SS (Schutzstaffel, il corpo paramilitare nazista) per via di problemi a ottenere il “certificato ariano” (il padre aveva la tubercolosi). Dopo la guerra Klammer aveva avuto problemi a trovare un’occupazione stabile, perciò si imbarcò per l’Argentina partendo da Genova e viaggiando clandestinamente. Arrivò a gennaio del 1950.

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Inizialmente fece il barista, poi trovò un posto in una spedizione scientifica guidata dal biologo austriaco Otto Feninger, emigrato in Argentina più di dieci anni prima. Grazie alla spedizione sulla stampa tedesca si parlò di Klammer come di un «nuovo Alexander von Humboldt», il celebre naturalista tedesco. Alla fine del 1950 la moglie Ilse e i figli piccoli lo raggiunsero in Argentina e la famiglia si riunì.

Dopo la spedizione cominciarono ad arrivare a Klammer offerte di lavoro allettanti, tra cui un posto alla Capri, acronimo che sta per Compañía Argentina para Proyectos y Realizaciones Industriales. Era un’azienda edile fondata da Carlos Fuldner, argentino ma di origine tedesca, ex militare di alto grado nelle SS. Nell’impresa di Fuldner trovavano facilmente lavoro e rifugio ex nazisti, ai quali lo stesso governo argentino – guidato allora da Juan Perón – offriva protezione più o meno esplicita.

Klammer accettò l’offerta, ma si rese conto presto che tra i suoi colleghi c’erano molti ex nazisti sotto falso nome. Poco dopo aver iniziato a lavorare alla Capri, scrisse ai coniugi Pohl – vecchi amici rimasti in Germania – di aver incontrato un collega «un po’ sciatto, non un esperto, per la precisione un dilettante». Si faceva chiamare Ricardo Klement, ma tutti nel gruppo sapevano che in realtà era Adolf Eichmann, ricercato in tutto il mondo. Eichmann aveva avuto un trascorso molto diverso da quello di Klammer. Era fuggito dalla Germania più o meno nello stesso periodo, nel 1950, viaggiando però con documenti falsi e venendo scortato al suo arrivo grazie alla Rattenlinie (letteralmente “linea dei topi”), la complessa rete di vie di fuga per nazisti di alto rango.

Eichmann era divenuto uno dei più ricercati tra i criminali nazisti dopo la fine della guerra, quando divenne chiaro il ruolo che aveva avuto nello sterminio degli ebrei grazie alle numerose testimonianze di dirigenti e funzionari del partito nazista, rese nel corso dei processi di Norimberga del 1945-46. Rudolf Höss, comandante del campo di Auschwitz raccontò per esempio che il capo delle SS, Heinrich Himmler (morto suicida poco prima dell’inizio del processo), lo aveva messo agli ordini di Eichmann per quanto riguardava tutte le disposizioni tecniche e logistiche sullo sterminio degli ebrei.

Già dai primi anni Cinquanta Klammer cominciò a denunciare la presenza di Eichmann alle autorità tedesche, ma senza successo. In quegli anni la Germania guidata dal democristiano Konrad Adenauer stava tentando in qualche modo di integrare gli ex nazisti nella nuova Germania, al punto che nel governo era entrato persino Hans Globke, uno dei funzionari più influenti nella Germania nazista. L’interesse nei confronti della cattura di Eichmann era perciò piuttosto basso, anche perché nel sistema giudiziario federale c’erano parecchi uomini che avevano fatto parte delle SS.

Klammer allora tentò di rivolgersi alla Chiesa. Il suo vecchio amico Giselher Pohl era un pastore e poteva rivolgersi a personalità influenti, come il vescovo Hermann Kunst, il quale, pur essendo un conservatore, si mosse proprio come Klammer e Pohl avrebbero voluto: invece di passare per l’autorità politica andò da Fritz Bauer, procuratore, ebreo e socialdemocratico. Secondo la Süddeutsche Zeitung, era «l’unico nella Repubblica federale che voleva davvero vedere Eichmann in tribunale e che aveva anche il potere di riuscirci». Kunst si incontrò con lui nel novembre del 1959.

Klammer nel frattempo era riuscito anche a risalire all’indirizzo esatto di Eichmann. All’epoca non lavoravano più insieme, ma Klammer lo aveva visto scendere da un autobus a Buenos Aires e aveva deciso di seguirlo. Arrivò fino a casa sua fuori città, al 4261 di Calle Chacabuco, nel quartiere di Olivos.

Il problema di Bauer tuttavia non era la mancanza di informazioni. Da tempo infatti aveva ricevuto segnalazioni, e si era fatto l’idea che Eichmann fosse davvero in Argentina. In particolare un rifugiato ebreo tedesco – Lothar Hermann – nel 1957 gli aveva mandato una lettera in cui denunciava la presenza di Eichmann, ma la sua testimonianza era confusa e per giunta l’uomo aveva problemi alla vista. Quando Bauer passò le informazioni al Mossad, gli israeliani ne ricavarono ben poco e quindi cominciarono a non fidarsi più delle piste che Bauer forniva loro.

Con la testimonianza di Klammer e dei Pohl però le cose andarono diversamente. Poco dopo l’incontro con Kunst, Bauer andò in Israele. Questa volta le informazioni che Bauer aveva in mano erano complete. Ma soprattutto, scrive la Süddeutsche Zeitung, «l’asso nella manica di Bauer era una foto».

La persona cerchiata è Eichmann, alla sua sinistra Klammer (Süddeutsche Zeitung)

Nella foto c’erano i dipendenti della ditta Capri, ma ne mancava una metà. Era stata strappata da Bauer per proteggere l’identità di Klammer, che compariva nella foto proprio accanto ad Eichmann. Gli israeliani cercarono di convincere Bauer a dare dettagli sul suo informatore, anche nei mesi successivi, ma non ci fu verso, e lo stesso riserbo fu mantenuto dal vescovo Kunst.

La prima volta che la foto fu pubblicata intera fu nel 2011 dallo Spiegel, in un articolo sul processo Eichmann, ma allora Klammer non era ancora stato identificato. La Süddeutsche Zeitung scrive:

Fino a oggi è rimasto completamente sconosciuto che l’uomo alto, chiaramente intento a mantenere la massima distanza possibile da Eichmann in questa foto di gruppo, ha giocato il ruolo decisivo nella sua cattura. Senza Klammer, Bauer avrebbe dovuto arrendersi, senza la foto di Klammer non sarebbe stato in grado di persuadere le esitanti autorità israeliane a inviare di nuovo agenti in Argentina. Ma tre giorni dopo l’incontro con Bauer, Ben Gurion [primo ministro israeliano, ndr] diede l’ordine di catturare “Attila”, nome in codice di Eichmann. Anche Bauer aveva un soprannome, “Tolstoj”.

Dopo la cattura, Adolf Eichmann venne processato in Israele a partire dall’aprile del 1961. Venne condannato in primo grado per tutti i 15 capi d’accusa, che comprendevano crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La sentenza fu poi confermata in secondo grado, il 29 maggio 1962. Venne infine impiccato due giorni dopo.

Gli informatori tedeschi, inclusi Klammer e i coniugi Pohl, furono «cordialmente» invitati a visitare la Terra Santa mentre il processo ad Eichmann era in corso. I Pohl andarono, ma Klammer rifiutò per mantenere l’anonimato. Morì nel 1982.

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