(ANSA/FRANCO SILVI/DRN)

Le prossime elezioni comunali, in breve

Nelle principali città sono stati definiti candidati e coalizioni, e fra pochi giorni si entrerà nel vivo della campagna elettorale

(ANSA/FRANCO SILVI/DRN)

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si terranno le elezioni comunali nelle regioni a statuto ordinario, in Friuli Venezia Giulia e anche le elezioni regionali in Calabria. Gli eventuali ballottaggi saranno il 17 e il 18 ottobre e tra settembre e ottobre si voterà per scegliere sindaci e consigli comunali anche in Valle d’Aosta, Sicilia e Sardegna. I comuni coinvolti saranno 1.162 in tutto. Si voterà anche in venti capoluoghi di provincia di cui sei sono anche capoluogo di regione: Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste. A meno di sorprese, quindi, nei prossimi giorni fino alle prime settimane di autunno l’attenzione della politica si sposterà quasi interamente su questo voto.

La presentazione ufficiale delle candidature è prevista per l’inizio di settembre, ma dopo primarie, discussioni, rinunce e tentativi di accordo la situazione all’interno delle varie aree politiche sembra essere ormai piuttosto definita.

L’unica questione che ancora non è stato risolta riguarda il Movimento 5 Stelle a Milano, ma ci arriviamo. In generale si può dire che il centrodestra si presenterà unito a sostegno di un unico candidato, nonostante a livello nazionale Lega e Forza Italia sostengano il governo Draghi mentre Fratelli d’Italia sia all’opposizione, mentre PD e M5S hanno trovato un accordo soltanto in alcune città, rispetto alle aspettative iniziali di parte della rispettiva dirigenza.

Bologna
A Bologna, il candidato del centrosinistra Matteo Lepore è sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle, che farà parte della coalizione a sostegno di Lepore con una propria lista. A inizio agosto Giuseppe Conte aveva parlato delle elezioni comunali di Bologna come di un “laboratorio” del nuovo M5S sotto la sua guida, cosa che però ha trovato scarso seguito.

Lepore aveva vinto le primarie dello scorso 20 giugno contro la candidata di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Appartiene al Partito Democratico ed è l’attuale assessore alla Cultura della giunta del sindaco uscente Virginio Merola. È sostenuto da buona parte degli esponenti storici della sinistra in Emilia-Romagna, compresi l’ex presidente della regione Vasco Errani e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, ma anche dalla sinistra guidata da Emily Clancy, che con la sua coalizione civica aveva ottenuto il 7 per cento dei voti alle precedenti elezioni, e da vari movimenti, compreso quello delle Sardine, e da Elly Schlein, candidata nel 2020 alle elezioni regionali in una lista a sostegno di Stefano Bonaccini, del PD, e poi nominata vicepresidente.

Il candidato sindaco Matteo Lepore festeggia dopo aver vinto le primarie del centrosinistra di Bologna contro la candidata di Italia Viva con il 59,6 per cento (ANSA/MAX CAVALLARI)

Il centrodestra invece, dopo una lunga trattativa, ha deciso di sostenere in modo compatto Fabio Battistini, imprenditore di 64 anni vicino al mondo cattolico. Oltre a Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, faranno parte della coalizione anche l’UDC e il Popolo della famiglia.

Tra gli altri candidati: per Potere al Popolo si presenterà Marta Collot, che già si era presentata nel 2020 alle elezioni regionali, e per la lista Sinistra unita per Bologna, alla quale hanno aderito Rifondazione comunista e il Partito comunista italiano, c’è Dora Palumbo, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle da cui ha preso le distanze in dissenso con la scelta di fare un’alleanza con la Lega nel primo governo Conte.

La campagna elettorale è di fatto appena iniziata, dato che Battistini è stato ufficialmente appoggiato da Forza Italia e da Fratelli d’Italia: in questi giorni si sta parlando soprattutto del dibattito interno ai partiti sui candidati in consiglio comunale. Il Partito Democratico dovrebbe ufficializzare la candidatura di Mattia Santori, ex leader delle Sardine. Nella Lega invece si litiga per la candidatura di un politico locale un tempo vicino al gruppo neofascista di Casapound.

Per ora i sondaggi dicono che Matteo Lepore – candidato del centrosinistra e del M5S – sarebbe in vantaggio su Fabio Battistini del centrodestra e dicono anche che potrebbe vincere al primo turno. Gli altri candidati risultano invece piuttosto distanziati da entrambi.

Milano
I principali candidati alle elezioni comunali di Milano sono due: Beppe Sala per il centrosinistra e Luca Bernardo per il centrodestra. Sala – che era stato eletto col centrosinistra nel 2016 e che nel frattempo ha aderito al partito dei Verdi Europei – aveva annunciato che si sarebbe ricandidato per cercare di ottenere un secondo mandato alla fine del 2020. E stando ai sondaggi, sarebbe di qualche punto davanti a Bernardo. Sala è sostenuto dal Partito Democratico, dai Verdi, dai Radicali, da varie liste civiche fra cui una molto variegata che porta il suo nome e, tra gli altri, anche da una lista centrista nata dall’alleanza fra Azione, Più Europa e Italia Viva.

La candidatura di Sala ha reso complicato un patto formale al primo turno con il Movimento 5 Stelle, nonostante l’ipotesi fosse entrata concretamente, qui come in altre città, nelle discussioni. Da due legislature infatti il M5S siede all’opposizione della giunta di centrosinistra, con cui peraltro raramente si è trovata d’accordo sui principali temi di governo della città.

Il Movimento 5 Stelle ha scelto il suo candidato sindaco solo il 21 agosto, al termine di un’assemblea tra gli esponenti milanesi del movimento e il presidente Giuseppe Conte: inizialmente gli attivisti avevano indicato attraverso un voto Elena Sironi, avvocata e consigliera di zona uscente, ma alla fine ha prevalso la candidata scelta da Conte, Layla Pavone, una manager che siede nel consiglio di amministrazione del Fatto Quotidiano. È probabile che Sironi si candiderà come capolista.

Il centrodestra ci ha messo molti mesi a trovare il proprio candidato e solo a inizio luglio la coalizione – che fino a pochi anni fa era considerata la netta favorita a ogni ciclo elettorale – ha scelto di sostenere Luca Bernardo. Ha 53 anni ed è praticamente sconosciuto in città, dove lavora come primario di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Da tempo scrive su Libero, e suo fratello Maurizio era stato parlamentare di Forza Italia, prima di aderire al Partito Democratico.

La sua campagna elettorale è partita con vari inciampi: anche sui giornali nazionali, per esempio, si è parlato molto del fatto che da primario abbia girato armato in ospedale. Per il resto sta cercando di farsi notare e conoscere dai milanesi criticando Sala sulla sicurezza della città e per la realizzazione di varie piste ciclabili, che secondo la destra milanese sottrarrebbero troppo spazio alle automobili.

Vittorio Feltri che sarà capolista a Milano per Fratelli d’Italia, la segretaria di FdI Giorgia Meloni e il candidato del centrodestra Luca Bernardo, Milano, 5 agosto 2021 (ANSA / MATTEO BAZZI)

Secondo il sondaggio condotto da Ipsos a fine luglio, Beppe Sala sarebbe in netto vantaggio rispetto a Luca Bernardo: di 9 punti al primo turno e di 12 in un eventuale ballottaggio. In una ricerca precedente di Demopolis, il sindaco uscente otterrebbe tra il 43 e il 49 per cento, contro il 40-46 per cento di Bernardo. Un eventuale candidato del Movimento 5 stelle otterrebbe invece il 3-7 per cento delle preferenze.

Napoli
Anche a Napoli il PD e il Movimento 5 Stelle sosterranno un unico candidato: Gaetano Manfredi, ex ministro dell’Università e della Ricerca dal gennaio 2020 al febbraio 2021, durante il secondo governo Conte, e ex rettore dell’università Federico II. Manfredi è sostenuto da un’ampia coalizione di cui fanno parte anche “Azzurri – Napoli Viva”, lista organizzata da Stanislao Lanzotti, ex coordinatore di Forza Italia a Napoli, in cui sono presenti una serie di ex esponenti di Forza Italia e del partito di centrodestra Noi Sud. A questa lista si è aggiunta negli ultimi giorni anche Italia Viva, che lo scorso aprile aveva con largo anticipo lanciato la candidatura di Gennaro Migliore, poi caduta nel vuoto.

Gaetano Manfredi e la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, Napoli 27 luglio 2021 (ANSA/CESARE ABBATE)

Dopo un confronto durato settimane, il centrodestra ha scelto di sostenere Catello Maresca: ha 49 anni, è sostituto procuratore generale di Napoli, e aveva lavorato presso la Direzione distrettuale antimafia della città, conducendo le indagini che avevano portato all’arresto di Michele Zagaria, boss dei Casalesi.

Il sindaco uscente Luigi De Magistris, che nel frattempo si è candidato per le regionali in Calabria, ha indicato come candidata di DemA, il partito da lui fondato, Alessandra Clemente. Fino ai primi di agosto Clemente era assessora ai Giovani del comune di Napoli, ma si è dimessa dall’incarico per dedicarsi alla campagna elettorale che comunque non sembra andare secondo le aspettative: ci sarebbero difficoltà con la compilazione delle liste e molti assessori in carica, consiglieri comunali e consiglieri di municipalità in giunta De Magistris avrebbero deciso di sostenere Manfredi. Si è candidato, con una serie di liste civiche, anche Antonio Bassolino, già sindaco tra il 1993 e il 2000 con il centrosinistra, e poi presidente della Campania nei dieci anni successivi: è sostenuto anche da Azione, il partito di Carlo Calenda. La campagna elettorale entrerà probabilmente nel vivo soltanto a settembre.

Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Opinio per la RAI, la situazione sembrerebbe essere abbastanza chiara: Manfredi è in vantaggio ma non riuscirebbe a evitare il ballottaggio con Catello Maresca. In questo caso, dovrebbero risultare decisivi i voti raccolti da Antonio Bassolino.

Trieste
Il sindaco uscente Roberto Dipiazza, ex consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia e già sindaco di Trieste per due volte, dal 2001 al 2011, si presenterà per ottenere quello che per lui sarebbe il quarto mandato: è sostenuto in modo compatto da tutti i partiti di centrodestra. Ha iniziato facendo politica con Forza Italia, per poi passare nel 2013 al Nuovo Centro Destra.

Il centrosinistra ha invece indicato Francesco Russo, del PD, come candidato sindaco: è sostenuto anche da Azione, il partito fondato da Carlo Calenda, e da Italia Viva. Russo ha fatto parte del movimento giovanile della Democrazia Cristiana, dei giovani del Partito Popolare e della Margherita. Con il PD è stato eletto senatore e poi al consiglio regionale, di cui è attualmente vicepresidente. In vista delle elezioni comunali ha creato la lista civica Punto Franco – Francesco Russo Sindaco.

A Trieste, il Movimento 5 Stelle presenterà una propria candidata: Alessandra Richetti, i cui voti potrebbero diventare decisivi in caso di un ballottaggio tra Dipiazza e Russo. Nei sondaggi, il primo è in vantaggio sul secondo e potrebbe essere vicino alla vittoria anche al primo turno. Oltre a Dipiazza, Russo e Richetti ci sono altri candidati che, nei sondaggi, risultano piuttosto indietro.

Roma
Delle elezioni comunali di Roma si parla da mesi. Sia perché si tratta di Roma, sia perché le vicende delle comunali si sono intrecciate e sovrapposte a tensioni e cambiamenti all’interno del PD e del Movimento 5 Stelle che per diversi mesi hanno tentato di mettere in piedi un’alleanza a livello nazionale da riproporre anche alle varie elezioni comunali. Ma a Roma gli incastri erano complicatissimi, e i tanti ostacoli a una candidatura unica non sono stati superati.

Per il M5S infatti si era già candidata da tempo la sindaca uscente Virginia Raggi, eletta nel 2016, ricevendo peraltro subito il sostegno di Beppe Grillo e quello più tardo di Conte. Raggi è considerata una candidata in qualche modo divisiva anche nello stesso partito, e tra la sua giunta e il gruppo del PD al Consiglio comunale di Roma c’è sempre stata fortissima ostilità per diverse questioni legate a Roma stessa, fra cui soprattutto la gestione dei rifiuti e una visione a lungo termine per la città. Un eventuale accordo tra M5S e PD non poteva passare attraverso il suo nome.

La ricandidatura di Raggi però non è stata l’unica complicazione. Il nome più quotato per mettere d’accordo i due partiti era quello di Luca Zingaretti, presidente della regione Lazio e tra i principali promotori di un’alleanza più strutturata con il M5S quando era segretario del PD. Ma Zingaretti è sempre stato chiaro che se si fosse candidato contro Raggi ci sarebbe stato un grosso problema politico: in regione infatti PD e M5S sono saldi alleati, e una campagna elettorale serrata per Roma avrebbe guastato i rapporti e compromesso la stabilità della giunta.

Alla fine il candidato del centrosinistra a Roma è stato scelto attraverso le primarie, che sono state vinte dal netto favorito, cioè il candidato del Partito Democratico Roberto Gualtieri: ex ministro dell’Economia del secondo governo di Giuseppe Conte e a lungo parlamentare europeo. Gualtieri era sostenuto dai principali dirigenti nazionali e locali del partito, cioè quelli che riescono ancora a mobilitare voti e militanti. Carlo Calenda, leader di Azione, aveva deciso di non partecipare alle primarie, e si è dunque candidato come indipendente con il sostegno di Italia Viva.

Il centrodestra aveva provato a lungo a convincere a candidarsi l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, senza successo. Erano circolati poi vari nomi, da quello dell’ex ministro Maurizio Gasparri a quello della senatrice Giulia Buongiorno. Alla fine è stato scelto Enrico Michetti, 55enne avvocato e noto per una rubrica sull’emittente locale Radio Radio, vicino a Fratelli d’Italia; insieme a lui si presenterà come candidata vice sindaca Simonetta Matone, magistrata 68enne vicina al centrodestra che ha lavorato come funzionaria in diversi ministeri.

Enrico Michetti durante la presentazione della sua candidatura a sindaco di Roma, Tempio di Adriano, Roma, 11 giugno 2021 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Il candidato del centrodestra si è finora rivelato il preferito in diversi sondaggi, ma il suo vantaggio sembra essere in calo. Al secondo posto c’è Gualtieri e al terzo, ma non molto lontano, c’è Virginia Raggi. Calenda risulta quarto. Quasi sicuramente a Roma si andrà al ballottaggio: se con Michetti ci finisse il candidato del centrosinistra, quest’ultimo potrebbe vincere, dicono i sondaggi. Se invece ci arrivasse Raggi, vincerebbe il centrodestra. Ma in tutte le rilevazioni la percentuale delle persone indecise resta molto alta: le indicazioni di voto sono dunque da prendere con le molle.

Torino
A Torino la sindaca uscente Chiara Appendino del M5S ha deciso di non ricandidarsi. A fine luglio, e attraverso una votazione online, il Movimento ha scelto di sostenere Valentina Sganga: ha 35 anni, è capogruppo del partito in consiglio comunale dal 2018, ed è considerata vicina all’ala più radicale del partito, che ha guardato con diffidenza all’entrata nel governo Draghi.

Il centrosinistra ha tenuto le primarie a metà giugno: sono state molto poco partecipate e vinte da Stefano Lo Russo: ha 45 anni, è professore ordinario di Geologia al Politecnico di Torino ed è attualmente capogruppo del PD al consiglio comunale. Il candidato del centrodestra, nonostante le prime perplessità di Forza Italia, sarà Paolo Damilano, 56enne imprenditore del settore vinicolo, dell’acqua minerale e della ristorazione, che per alcuni anni è stato presidente del Museo Nazionale del Cinema.

Un sondaggio Swg di metà luglio dice che Lo Russo e Damilano sono molto vicini: il primo è al 42-46 per cento, il secondo al 41-45. La rilevazione di Swg è antecedente alla scelta di Valentina Sganga del M5S, ma il candidato generico del Movimento era dato tra il 6 e il 10 per cento.