Un tunnel di Hamas fotografato nel luglio 2016 (AP Photo/Adel Hana, File)
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  • martedì 18 Maggio 2021

I tunnel sotto la Striscia di Gaza

Sono descritti come strumento militare di Hamas o rete necessaria per la sopravvivenza dei palestinesi di Gaza, a seconda di chi ne parla: sono vere entrambe le cose

Un tunnel di Hamas fotografato nel luglio 2016 (AP Photo/Adel Hana, File)
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Negli ultimi giorni Israele ha compiuto attacchi aerei molto intensi sulla Striscia di Gaza con l’obiettivo di distruggere sia le sedi fisiche di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi, sia l’estesissima rete di tunnel che si sviluppa sotto il territorio della Striscia. Tra i bombardamenti più violenti finora ci sono stati quelli compiuti subito dopo l’annuncio da parte dell’esercito israeliano che Israele stava per iniziare un’invasione di terra nella Striscia di Gaza, venerdì sera: i giornali israeliani hanno ipotizzato che la notizia – che poi non si è concretizzata – fosse stata data da Israele per spingere i leader di Hamas a rifugiarsi nei tunnel sotterranei, per poterli poi colpire e uccidere tramite i bombardamenti aerei.

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Non è certo la prima volta che si parla dei tunnel costruiti sotto la Striscia di Gaza. L’esistenza dei tunnel era stato l’argomento principale usato nel 2014 dal governo israeliano per giustificare l’invasione di terra nella Striscia, avvenuta durante l’ultima guerra combattuta tra Israele e Hamas. Otto anni prima, nel 2006, uno di questi tunnel era stato usato da Hamas per rapire il soldato israeliano Gilad Shalit e portarlo nella Striscia, un evento che aveva avuto enorme risonanza anche fuori da Israele e che aveva alimentato i timori per la sicurezza degli israeliani che abitavano vicino ai confini con la Striscia di Gaza.

Non si sa quanti tunnel ci siano oggi, né quanti vengano usati con scopi militari da Hamas e dal Jihad Islamico, altro gruppo armato della Striscia, anche se più piccolo. Ma si sa che esistono e che sono ancora considerati una minaccia dall’esercito israeliano.

Un soldato israeliano entra in un tunnel usato dal Jihad Islamico, gruppo palestinese radicale della Striscia, che sbuca vicino al kibbutz di Kissufim, nel sud di Israele, il 18 gennaio 2018 (Jack Guez/Pool via AP)

I primi tunnel, hanno scritto le studiose Nicole Watksin e Alena James, furono costruiti a partire dagli anni Ottanta per collegare la Striscia all’Egitto: in quegli anni non avevano scopi militari, e venivano usati per importare illegalmente beni di vario tipo a Gaza, territorio che allora era occupato da Israele con modalità simili a quelle applicate oggi per la Cisgiordania (quindi con insediamenti separati dal resto del territorio palestinese).

La rete subì un notevole ampliamento a partire dal 2007, quando Hamas cacciò con la forza il partito Fatah, più moderato, al termine della cosiddetta “battaglia di Gaza”, che fu a tutti gli effetti una guerra civile tra fazioni palestinesi. La presa del potere da parte di Hamas spinse Israele a imporre sulla Striscia un embargo molto serrato, che negli ultimi anni è stato definito da più parti “disumano” per l’estrema rigidità delle sue misure: i tunnel continuarono quindi a essere usati come via per importare beni di vario tipo, alcuni dei quali necessari per la popolazione palestinese.

Hamas iniziò però a usare massicciamente i tunnel anche per scopi militari. L’episodio più eclatante successe nel 2006 con il sequestro del soldato israeliano Gilad Shalit, che fu liberato solo cinque anni dopo in uno scambio di prigionieri che coinvolse oltre mille detenuti palestinesi. Nella guerra del 2014 si tornò a parlare estesamente di tunnel perché Israele avviò un’offensiva di terra nella Striscia con l’obiettivo di distruggere quelli che si inoltravano in territorio israeliano, usati dai miliziani di Hamas e del Jihad Islamico per organizzare attacchi a sorpresa contro i militari nemici.

Durante la guerra Israele distrusse una trentina di tunnel e sostenne che Hamas ne avesse costruiti più di 1.300 dal 2007, spendendo 1,25 miliardi di dollari che avrebbero potuto essere destinati a ricostruire o migliorare le infrastrutture della Striscia. Nel 2006 il vice leader di Hamas, Ismail Haniyeh, disse che il gruppo aveva costruito una rete di tunnel due volte più estesa di quella usata dai comunisti contro i soldati americani nella guerra in Vietnam.

Già alla fine della guerra del 2014, però, molti osservatori si interrogarono sulla reale efficacia dei tunnel: cercarono cioè di capire se l’investimento di somme così alte di denaro da destinare alla “Gaza sotterranea” avesse effettivamente portato un vantaggio strategico ad Hamas, contribuendo a ridurre l’enorme divario militare allora esistente tra le due parti in guerra (divario che esiste ancora oggi).

Il giornale israeliano Haaretz scrisse allora che dal punto di vista militare la rete di tunnel di Hamas era simile alle reti costruite dai britannici e dai tedeschi durante la Prima guerra mondiale, nel tentativo di creare un vantaggio strategico nell’impasse che si era creata combattendo un conflitto di trincea.

Britannici e tedeschi, come i palestinesi della Striscia, costruirono i tunnel soprattutto per indebolire le linee nemiche, in una situazione in cui le altre vie per fare la guerra – gli scontri in trincea – erano bloccate. Nel caso palestinese il sistema anti-missilistico israeliano Iron Dome, in grado di far esplodere in aria la maggior parte dei razzi lanciati dalla Striscia verso Israele, aveva creato per Hamas una situazione di impotenza simile a quella della Prima guerra mondiale, dove alla fine l’impasse era stata superata attraverso altri mezzi (i britannici iniziarono a ottenere dei successi con i carri armati, facendo una guerra più mobile, sfruttando la loro superiorità sulle linee marittime e le maggiori risorse a loro disposizione).

Secondo Haaretz, anche nel caso della guerra a Gaza i tunnel che si inoltravano fino in territorio israeliano non servirono a cambiare in maniera significativa i rapporti di forza nel conflitto: gli attacchi sporadici a obiettivi israeliani non erano così gravi da spingere Israele a spostare la propria presenza civile e militare vicino alla Striscia.

Nel corso degli anni per Hamas divenne sempre più difficile costruire tunnel in territorio israeliano, anche perché Israele iniziò a progettare un muro sotterraneo, in cemento, per circondare la Striscia. Il muro è stato infine completato a marzo di quest’anno: non si conosce la profondità esatta a cui arriva, ma i giornali israeliani hanno parlato di «decine di metri». Israele sta inoltre costruendo ulteriori barriere in superficie lungo il percorso del muro sotterraneo, come una recinzione alta sei metri che si estende per 65 chilometri attorno alla Striscia.

Un tunnel sotterraneo a Rafah, al confine tra Striscia di Gaza ed Egitto, il 30 settembre 2013 (AP Photo/Hatem Moussa, File)

La rete di tunnel sotto Gaza, comunque, non fu ampliata solo verso il territorio israeliano. Nel corso degli ultimi anni, Hamas ha sfruttato i tunnel tra Striscia ed Egitto per importare illegalmente beni e materiali da costruzione, così come armi o componenti di armi con l’aiuto soprattutto di Iran e Siria. Hamas e gli altri gruppi palestinesi sono riusciti ad ampliare in maniera significativa il loro arsenale, pur senza ottenere davvero un vantaggio strategico su Israele, che grazie ad Irom Dome ha continuato a bloccare la stragrande maggioranza dei razzi lanciati dalla Striscia. Più di recente l’Egitto ha intensificato i suoi sforzi per bloccare i traffici illegali che passano dal suo territorio, costringendo Hamas a sviluppare strutture e competenze per assemblare e costruire autonomamente nuove armi.

Oggi i tunnel vengono usati da Hamas in diversi modi, oltre che come vie di trasporto: per esempio per permettere ai leader del gruppo di nascondersi in caso di attacco e per depositarci armi e altro materiale bellico.

Da parte sua Israele ha detto di avere sviluppato tecniche sempre più sofisticate per individuare i tunnel e distruggerli, anche se non ha specificato i dettagli. Oltre alla costruzione del muro sotterraneo, Israele ha detto di poter impiegare diverse armi ideali per colpire strutture sotterranee, inizialmente progettate contro i bunker iraniani, ma anche in questo caso è difficile ottenere conferme.