Le macerie di un edificio di 15 piani colpito da un bombardamento israeliano a Gaza (AP Photo/Khalil Hamra)
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  • venerdì 14 Maggio 2021

Non è una guerra alla pari

La netta superiorità militare di Israele sui gruppi palestinesi della Striscia di Gaza è importante per capire il conflitto in corso, che per questo viene definito "asimmetrico"

Le macerie di un edificio di 15 piani colpito da un bombardamento israeliano a Gaza (AP Photo/Khalil Hamra)

Una delle difficoltà di raccontare la guerra che si sta combattendo in questi giorni tra Israele e gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza riguarda la differenza enorme fra l’arsenale a disposizione delle parti coinvolte: questo perché col termine “guerra” siamo soliti definire conflitti di lunga durata fra forze che hanno una potenza militare almeno paragonabile.

La guerra in corso fra Israele e i gruppi palestinesi viene considerata “asimmetrica” perché le due parti non hanno a disposizione armi dello stesso livello: Israele può contare su tecnologie militari molto avanzate, come droni sofisticati e sistemi per raccogliere informazioni di intelligence da usare per compiere attacchi aerei mirati su Gaza, e su un sistema di difesa antimissilistico, Iron Dome, che finora ha intercettato e distrutto la stragrande maggioranza dei razzi sparati dalla Striscia. Dall’inizio della guerra le persone uccise nella Striscia sono state 119, quelle uccise in Israele 8.

I gruppi armati palestinesi, in particolare Hamas, stanno invece impiegando armi molto più rudimentali, che hanno efficacia e precisione molto ridotte: sono per lo più razzi terra-terra – quindi sparati da terra e diretti a terra, e non guidati, a differenza dei missili israeliani che sono guidati – spesso costruiti direttamente all’interno della Striscia. Nella impressionante foto scattata dal fotografo di AFP Anas Baba tra giovedì e venerdì, si vedono i razzi sparati dalla Striscia (a destra) e i missili di Iron Dome (a sinistra).

È impossibile dire con precisione quanti razzi e altre armi abbiano accumulato i gruppi armati palestinesi negli ultimi anni, nonostante l’embargo imposto da Israele sul territorio della Striscia (l’intelligence israeliana parla di 30mila razzi e proiettili di mortaio). Anche se l’arsenale di questi gruppi sembra aumentato e migliorato rispetto all’ultima guerra combattuta contro Israele, nel 2014, la differenza militare tecnologica tra le due parti è rimasta enorme, con conseguenze concrete sul conflitto.

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Come detto, le armi più importanti e usate dai gruppi palestinesi della Striscia sono i razzi terra-terra, che hanno gittata diversa a seconda della tipologia. L’analista Jonathan Marcus ha scritto che i palestinesi stanno impiegando una certa varietà di razzi, alcuni con una gittata maggiore che in passato, ma nessuno particolarmente innovativo dal punto di vista progettuale.

Alcuni razzi, così come i missili Kornet (missili anticarro russi usati anche negli ultimi giorni), sono stati probabilmente ottenuti da Hamas attraverso i tunnel sotterranei che collegano la Striscia alla penisola egiziana del Sinai, usati per far entrare diversi tipi di beni aggirando l’embargo imposto da Israele. La maggior parte, comunque, è stata costruita all’interno della Striscia grazie a una capacità produttiva di materiale militare relativamente sofisticata, per essere stata sviluppata in un territorio sotto embargo.

Fabian Hinz, analista specializzato in proliferazione di armi e Medio Oriente, ha individuato 15 razzi differenti nell’arsenale di Hamas, almeno cinque dei quali forniti dalla Siria e soprattutto dall’Iran, che negli ultimi anni ha dato assistenza a diversi gruppi alleati (come Hamas a Gaza) per rafforzare la loro capacità di costruirsi il proprio arsenale militare da soli.

I razzi più numerosi in possesso di Hamas sono quelli a corto raggio, come i Qassam (prodotti assai artigianalmente), che hanno una gittata che non supera i 20 chilometri; il razzo con la gittata più lunga è invece l’M302, che è stato fornito dalla Siria e arriva fino a 180 chilometri. Hamas dice di avere razzi con gittata ancora più lunga, ma l’arsenale in suo possesso gli permetterebbe in ogni caso di colpire le principali città israeliane come Tel Aviv, Gerusalemme e tutta l’area costiera settentrionale, che è densamente abitata e che ospita importanti infrastrutture.

Una delle novità di questi primi giorni di combattimenti è stato l’impiego da parte delle Brigate Al Qassam, il braccio armato di Hamas, dei droni suicidi “Shihab”, costruiti nella Striscia molto probabilmente con l’assistenza dell’Iran. Ci sono ancora notizie contraddittorie al riguardo, ma Hamas sostiene di averli impiegati sia mercoledì, per colpire una piattaforma offshore per l’estrazione di gas, sia giovedì, per colpire obiettivi militari vicino a Gaza.

Nonostante alcuni progressi, mostrati dalla più ampia gittata dei razzi usati e dallo sviluppo di armi nuove come i droni Shihab, i gruppi armati palestinesi stanno continuando a soffrire una netta inferiorità militare rispetto a Israele; anche perché i razzi, nonostante provochino moltissima paura tra i civili israeliani, causano danni militari minimi.

Degli oltre 1.800 razzi sparati verso Israele negli ultimi quattro giorni, qualche centinaia è caduto prima del tempo, nel territorio della Striscia, cosa che potrebbe indicare la presenza di problemi derivanti dalla fabbricazione domestica delle armi.

Dei razzi che hanno raggiunto Israele, il 90 per cento è stato intercettato dal sistema antimissilistico di difesa Iron Dome (“cupola di ferro”), che calcola la traiettoria di un razzo a corto raggio dal momento in cui viene lanciato da Gaza, prevedendo quasi istantaneamente il caso in cui sia diretto verso un’area popolata. Se lo è, in pochi secondi una delle postazioni mobili di Iron Dome posizionate sul territorio israeliano spara e intercetta il razzo; se invece non lo è – perché il razzo è diretto in uno spazio aperto disabitato o in mare – Iron Dome non fa niente (per le minacce a lungo raggio, Israele può contare su altri due sistemi difensivi).

Israele iniziò a pensare a un sistema di questo tipo durante la guerra che combatté con il gruppo radicale libanese Hezbollah nel 2006. Hezbollah lanciò migliaia di razzi verso il territorio israeliano, causando enormi danni e uccidendo decine di persone. Lo sviluppo del progetto di Iron Dome iniziò l’anno successivo, fu appoggiato e finanziato dagli Stati Uniti e fu completato nel 2011.

Da allora, Iron Dome è stato usato regolarmente per intercettare i razzi lanciati dalla Striscia, anche se non è infallibile: martedì sembra che un malfunzionamento tecnico della batteria a difesa di Ashkelon, che si trova a soli 13 chilometri a nord dal confine con la Striscia, abbia impedito ad Iron Dome di intercettare dei razzi che poi hanno colpito la città, uccidendo almeno due persone. Al di là degli incidenti, comunque, l’introduzione di Iron Dome ha cambiato radicalmente la vita degli israeliani che vivono nelle zone vicine alla Striscia di Gaza, oltre che i rapporti di forza tra Israele e gruppi armati palestinesi.

Commentando le differenze miliari tra Israele e Hamas, il Financial Times ha scritto che «Hamas, con i suoi razzi fatti in casa, i suoi soldati male armati e il suo esercito affamato di denaro, sta affrontando la forza aerea israeliana, la più potente di tutto il Medio Oriente, e sta rischiando l’inizio di un’invasione di terra». Per ora Israele non ha escluso l’ipotesi di un intervento terrestre, e ha ammassato i suoi soldati ai confini con la Striscia: anche sotto questo aspetto la differenza numerica, di addestramento e di equipaggiamento tra i soldati dei due schieramenti è notevole, seppure i combattimenti in uno spazio urbano riducano spesso la sproporzione di forze tra le parti in guerra.

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Superiorità militare non significa comunque necessariamente la certezza di una vittoria netta, come ha dimostrato anche l’ultima guerra combattuta tra gruppi armati palestinesi e Israele nel 2014, quando ci fu un’invasione di terra dei soldati israeliani nella Striscia.

La Striscia di Gaza è uno dei territori più densamente abitati al mondo – 2 milioni di persone in un’area di 365 km², cioè più di 4mila abitanti per km² – e le strutture militari di Hamas, del Jihad Islamico e degli altri gruppi palestinesi sono “nascoste” negli edifici civili, rendendo più difficile la loro distruzione, sia tramite attacchi aerei che eventuali assalti di terra. La guerra del 2014 andò avanti per 67 giorni, furono uccisi più di 2mila palestinesi e 73 israeliani, soprattutto soldati. Al termine del conflitto, Hamas si dichiarò vincitore mentre Israele si ritirò con la convinzione di avere fatto danni sufficienti da garantirsi qualche anno di tranquillità.