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  • martedì 15 Luglio 2014

Come funziona “Iron Dome”

È l'efficace sistema antimissilistico di Israele contro i razzi di Hamas: sta cambiando sia l'esperienza della guerra vicino a Gaza sia le politiche di Israele

di Griff Witte e Ruth Eglash – Washington Post

Ashkelon, Israele. A un certo punto di lunedì pomeriggio le sirene risuonano in questa città baciata dal sole, e in un baleno la donna in bikini rosa è già fuori dalla piscina, a portare i suoi tre figli piccoli via nel rifugio più vicino. Nel cielo azzurro c’era la scia lasciata da un razzo sparato da Gaza, che dista appena una quindicina di chilometri a sud, lungo la costa.

Poi un’esplosione: il razzo è stato abbattuto.

I ragazzi sono tornati in piscina e la loro madre a prendere il sole. Il bagnino, nonostante tutto, si era a malapena mosso.

È questa la doppia realtà di questa settimana nel sud di Israele, dove i residenti vivono sotto la minaccia del lancio di razzi di Hamas e contemporaneamente sotto la protezione di un sofisticato sistema antimissilistico che si è dimostrato molto efficace nell’intercettare il fuoco nemico. Quando “Iron Dome” (“cupola di ferro”) funziona – come accade nel 90 per cento dei casi – i razzi esplodono in aria producendo un suono che gli israeliani hanno imparato a distinguere da quello di un colpo diretto di un razzo che arriva a destinazione.

Si ritiene che questo sistema di protezione abbia permesso a Israele di sopportare, fin da lunedì scorso, il lancio di più di mille razzi senza che questi provocassero morti tra la popolazione. Ha anche permesso ai residenti di continuare a vivere normalmente, sebbene gli attacchi reciproci tra Israele e Hamas abbiano invece causato in una settimana la morte di 185 persone nella vicina Gaza. «Non riesco neppure a spiegarlo a parole, che gran cosa sia Iron Dome», ha detto Sivan Hadad, un 32enne che ha vissuto per tutta la vita ad Ashkelon ed è cresciuto dovendo rimanere chiuso in casa quando volavano i razzi. «Ora posso uscire. Ho ancora paura ma non come prima».

Per gli agenti della sicurezza israeliana, il successo di Iron Dome è simile a quello del muro di separazione tra Israele e Cisgiordania, che loro dicono abbia di fatto posto fine agli attentati suicidi dei primi anni Duemila. Iron Dome ha reso i razzi di Hamas talmente inefficaci che Hamas e i suoi alleati, negli ultimi giorni, hanno cercato di escogitare modi più creativi per attaccare Israele. La settimana scorsa un commando di Hamas ha cercato di raggiungere Israele via mare prima di essere abbattuto in spiaggia dal fuoco israeliano. Lunedì 14 Hamas ha inviato un drone che ha sorvolato la città meridionale di Ashdod.

Si ritiene che il lancio del drone sia il primo caso di invio da parte di Hamas di un velivolo senza equipaggio nello spazio aereo israeliano, dopo che il movimento sciita libanese Hezbollah fece la stessa cosa l’anno scorso. Il drone di lunedì è stato abbattuto da un missile Patriot in dotazione dagli Stati Uniti. «Credo che comincino a sentirsi frustrati», ha detto Danny Danon, viceministro della Difesa israeliano. «Stanno ancora cercando un successo».

Iron Dome potrebbe quindi cambiare le tattiche e le mosse di Israele. Negli attacchi contro Hamas nel 2008 e nel 2009, prima che Iron Dome venisse costruito, Israele spedì truppe militari via terra, incrementando notevolmente il numero dei morti da una parte e dall’altra. Ma in un’altra operazione nel 2012, Iron Dome fu impiegato per la prima volta e Israele tenne i suoi soldati fuori dalla striscia di Gaza. È successa in larga parte la stessa cosa stavolta.

«Se non avessimo avuto Iron Dome e se i razzi stessero cadendo su Israele, uccidendo le persone, allora l’esercito israeliano non avrebbe altra scelta se non quella di entrare a Gaza per distruggere i posti da cui i missili vengono lanciati», ha detto Amir Peretz, ministro della Difesa dal 2006 al 2007, e ritenuto il maggiore sostenitore di Iron Dome. «L’attacco via terra avrebbe comportato certamente molti più morti da entrambe le parti». Alcuni commentatori critici verso Iron Dome sostengono che questo sistema abbia anche disincentivato la ricerca di una tregua e una pace duratura da parte dei leader israeliani. Tuttavia Iron Dome, secondo Peretz, non è altro che un palliativo. «Alla fine, la sola strada che porterà una calma reale sarà quella diplomatica», ha detto Peretz.

Una pace stabile del genere sembra lontana. E nel frattempo Iron Dome ha cambiato il modo in cui Israele fa esperienza della guerra. Iron Dome utilizza alcuni complicati algoritmi per tracciare la traiettoria di un razzo dal momento in cui viene lanciato dal suo sito a Gaza, prevedendo quasi istantaneamente il caso in cui il razzo sia diretto verso un’area popolata.

Se lo è, una delle postazioni mobili di Iron Dome posizionate lungo il paese spara e intercetta il razzo. Se invece il razzo è diretto in uno spazio aperto disabitato o in mare – come accade nella maggior parte dei casi di razzi lanciati da Hamas – Iron Dome non fa niente.

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Iron Dome

I razzi Qassam lanciati dalla Striscia di Gaza sono costruiti sul posto con cilindri di metallo riempiti di esplosivo contrabbandato attraverso il passaggio con l’Egitto. Lanciati da alcune semplici impalcature, i razzi sono spinti da un combustibile solido prodotto con zuccheri e fertilizzanti. Costo per razzo di tipo Qassam III, ultima generazione: circa 590 euro.

I missili utilizzati da Iron Dome si basano su un sistema radar che entro pochi secondi determina se un razzo o un’altra arma di artiglieria in arrivo rappresenta una minaccia per un’area abitata. In quel caso, il missile viene lanciato per intercettare e distruggere il razzo. Il punto di intercettazione è calcolato in modo che i detriti non ricadano in aree abitate. Costo per missile Tamir: circa 14.695 euro.

Questo sistema, che è stato messo a punto con la collaborazione sostanziale degli americani, è stato progressivamente perfezionato fin dagli scontri tra Israele e Hamas del 2012 ed è diventato più accurato e preciso, dicono gli israeliani. Ma ci sono ancora alcuni incidenti occasionali. Domenica scorsa un ragazzo di sedici anni che andava in bicicletta ad Ashkelon – che ha 135 mila abitanti – è stato gravemente ferito da alcuni frammenti di un razzo. Le autorità locali hanno rimproverato il ragazzo di non essere corso al riparo dopo aver udito le sirene, e temono che la popolazione stia sottovalutando i pericoli perché crede che Iron Dome possa proteggerli sempre.

Mentre alcuni residenti delle città nel sud di Israele hanno effettivamente trascorso la settimana scorsa entrando e uscendo dai rifugi, altri non ne hanno sentito la necessità. «Quando risuonano le sirene resto nel mio appartamento. E non mi sento come seduta in un rifugio», ha detto Adi Dahan, un’agente immobiliare di 28 anni che vive in un nuovo appartamento con vista sul Mediterraneo. Quello di Dahan è uno delle decine di appartamenti che stanno sorgendo in questa città in espansione: Ashkelon continua ad attrarre e richiamare fino a 500 nuovi residenti ogni mese, sebbene sia considerata una città bersaglio di Hamas. Nella settimana scorsa, almeno 65 razzi sono passati sopra Ashkelon, e 35 sono stati abbattuti da Iron Dome. 4 sono andati a segno.

Ciononostante, Dahan dice che sta continuando a ricevere telefonate da Israele e da altre parti del mondo da parte di persone intenzionate a spostarsi ad Ashkelon per i prezzi buoni e la vista sul mare. Grazie a Iron Dome, i razzi non sembrano preoccuparli. «Quando gli mostro gli appartamenti che danno a sud, quelli dicono “Oh, qui è da dove arrivano i razzi”, ma non sono davvero nervosi», ha detto Dahan. «Io dico loro soltanto “Se affacciate a sud, vi arriva più sole”».

© Washington Post