(European Union/Xinhua via ZUMA Press)

Il Parlamento Europeo ha approvato il Recovery Fund

Ha votato a favore anche la Lega: nei prossimi giorni arriverà la ratifica del Consiglio, poi entrerà ufficialmente in vigore

(European Union/Xinhua via ZUMA Press)

Il Parlamento Europeo in sessione plenaria ha approvato in via definitiva il Dispositivo per la ripresa e resilienza, il serbatoio principale del cosiddetto Recovery Fund, lo strumento europeo per bilanciare la crisi economica innescata dalla pandemia da coronavirus. Il voto si è tenuto martedì sera ma l’esito è stato comunicato mercoledì mattina: hanno votato a favore 582 parlamentari europei su 691 votanti. L’approvazione era scontata: avevano annunciato voto favorevole tutti i principali gruppi politici. Nei prossimi giorni, l’approvazione del Dispositivo sarà ratificata anche dal Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che comprende i rappresentanti dei 27 governi dei paesi membri, e poi entrerà ufficialmente in vigore, probabilmente la settimana prossima.

Il Dispositivo prevede fondi per 672,5 miliardi di euro da distribuire entro il 2027, di cui 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti a basso tasso di interesse: cioè la stragrande maggioranza dei 750 miliardi previsti per il cosiddetto Recovery Fund, il cui nome ufficiale è Next Generation EU.

Il testo votato è stato frutto di un compromesso trovato a metà dicembre fra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea che comprendeva anche un accordo sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il 2021-2027.

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Il compromesso prevede che per accedere al Dispositivo ciascun paese presenti un Piano nazionale di ripresa e resilienza entro il 30 aprile. Ogni piano sarà poi valutato dalla Commissione e approvato definitivamente dal Consiglio. Una volta esauriti questi passaggi il governo di ciascun paese otterrà un anticipo del 13 per cento della cifra totale che gli spetta, concordata ormai mesi fa: per l’Italia si parla di circa 27 miliardi sui 209 totali. Le successive tranche saranno erogate ogni sei mesi sulla base di una valutazione della Commissione Europea sugli obiettivi stabiliti nel piano nazionale. Il testo prevede che in caso di un cambio di governo «ci siano possibilità limitate per chiedere emendamenti al piano», ha detto una fonte della Commissione Europea al Foglio.

Al momento il governo italiano non ha consegnato il proprio piano, così come nessun altro paese europeo: 18 paesi hanno mandato una bozza definitiva che in queste settimane sarà probabilmente oggetto di negoziato con la Commissione. Ciascun piano deve infatti rispettare sei obiettivi – fra cui soprattutto assicurare una transizione verso un’economia più sostenibile e una maggiore inclusione sociale – e garantire riforme istituzionali che vadano nella stessa direzione del piano.

Il piano dell’Italia preparato dal governo uscente di Giuseppe Conte era stato molto contestato anche all’interno della stessa maggioranza che lo sosteneva, ed è stato fra gli elementi citati da Italia Viva per giustificare il ritiro dei propri ministri, che a sua volta ha innescato la caduta del governo. Spetterà al nuovo governo, che sarà verosimilmente guidato da Mario Draghi, modificare o cambiare radicalmente il piano.

Le trattative per il nuovo governo hanno anche influenzato il voto al Parlamento Europeo. La Lega, che finora si era sempre astenuta nei voti preliminari sul Recovery Fund, ha votato a favore dopo avere accettato un po’ a sorpresa di appoggiare il nuovo governo Draghi.

L’esito del voto è stato comunicato soltanto mercoledì mattina perché la maggior parte dei parlamentari ha votato da remoto, come già accaduto per le sessioni plenarie del Parlamento Europeo da qualche mese a questa parte, cosa che complica non poco le procedure di spoglio.