Mario Draghi, Roma, 3 febbraio 2021 (EPA/ROBERTO MONALDO / POOL)

Cosa c’è da risolvere per fare il governo Draghi

Sulla durata e la provenienza dei ministri sembra che i partiti la pensino diversamente, e va capito se possono stare insieme Lega e PD

Mario Draghi, Roma, 3 febbraio 2021 (EPA/ROBERTO MONALDO / POOL)

Lunedì pomeriggio comincia il secondo giro di consultazioni del presidente del consiglio incaricato Mario Draghi, dopo che il primo, tenuto tra giovedì e sabato scorso, aveva reso più vicina la formazione di un governo, senza però arrivare a vere decisioni concrete. Al momento le posizioni dei principali partiti sono piuttosto interlocutorie, e i leader hanno segnalato varie difficoltà e ostacoli alle possibili future alleanze, annunciando veti reciproci che poi in realtà sono in parte già stati rivisti. A dimostrazione del fatto che siamo ancora nella fase delle trattative, dell’attesa e dello studio reciproco, e che gli sforzi dei partiti attualmente sono concentrati soprattutto a ottenere condizioni e regole d’ingaggio più vantaggiose nella formazione del governo.

Tempo
Dopo il primo giro di consultazioni, un po’ a sorpresa il leader della Lega Matteo Salvini ha aperto piuttosto esplicitamente al governo Draghi: le sue ultime dichiarazioni sono state particolarmente moderate, comprese quelle sull’Europa, tanto che diversi giornali e osservatori hanno parlato – forse un po’ frettolosamente – di una presunta “svolta europeista” della Lega. «Se con il professor Draghi si può parlare di taglio delle tasse per far respirare le persone e le imprese, io ci sto» ha detto Salvini, aggiungendo che «con lui si può stare in Europa a testa alta».

Ma Salvini sembra aver posto una condizione rilevante a un ipotetico governo Draghi, e cioè che abbia una scadenza precisa e che non sia formato per durare per tutta la legislatura, fino al 2023: «Se c’è un progetto di paese che ci convince, ovviamente della durata dei mesi che sarà, ci siamo». La mossa di Matteo Salvini sta mettendo in difficoltà sia il PD che il M5S.

Il M5S deve mettersi d’accordo
All’interno del Movimento 5 Stelle, l’intervento del fondatore e “garante” Beppe Grillo e la sua partecipazione al primo giro di consultazioni sembra aver limitato le spaccature tra chi vorrebbe appoggiare il nuovo governo Draghi, la posizione della dirigenza del partito, e un gruppo di parlamentari più intransigenti che invece è contrario. Diversi deputati inizialmente critici si sono mostrati negli ultimi giorni possibilisti, come Paola Taverna e Riccardo Fraccaro. Altri ancora, come Barbara Lezzi, si sono detti favorevole a un governo che faccia la riforma elettorale e che duri fino a giugno, mentre c’è chi, come Nicola Morra, ha chiesto che l’eventuale futuro accordo passi da un voto della base attraverso la piattaforma online Rousseau.

Secondo i giornali domenica, durante una riunione online dei parlamentari, Vito Crimi avrebbe parlato esplicitamente del “perimetro” politico che darebbe modo al M5S di partecipare a un governo Draghi: l’assenza della Lega. Dopo di lui è però intervenuto il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte, che avrebbe tenuto una posizione meno netta: il percorso di una maggioranza con la Lega sarebbe difficile ma possibile, a patto di mettere condizioni molto rigide su alcuni temi. Il ruolo di Conte nel futuro del M5S è un altro aspetto su cui si sta discutendo abbondantemente, e che potrebbe influenzare l’atteggiamento del partito verso il governo.

Partito Democratico + Lega = ?
Movimento 5 Stelle e Lega perlomeno hanno già governato insieme, dimostrando di poter collaborare, anche se nei giorni scorsi Salvini si è tolto qualche sassolino dicendo che gli sarebbe difficile ragionare con chi «vuole mandarmi in galera», riferendosi al voto del M5S sull’autorizzazione a procedere nei suoi confronti sul caso Open Arms. M5S e Partito Democratico sono ormai qualcosa di simile a una coalizione, che secondo molti potrebbe essere formalizzata in un futuro prossimo. Ma tra questi incastri difficili ma non impossibili ce n’è uno che sembra decisamente più complicato: se si deciderà di allargare il più possibile l’alleanza che sosterrà l’esecutivo, uno dei principali ostacoli al governo Draghi sarà far stare nella stessa maggioranza PD e Lega.

Domenica, ospite del programma Mezz’ora in più di Lucia Annunziata su Rai3, il segretario del PD Nicola Zingaretti ha detto che sull’Europa Salvini «ha dato ragione al PD, non ci siamo spostati noi», ma ha aggiunto che i grandi numeri che potrebbero comporre la maggioranza non corrispondono «a forza e stabilità» per il governo. «Guai a creare le condizioni per cui Draghi si possa ritrovare dentro una maggioranza litigiosa». Zingaretti si riferiva evidentemente alla Lega, e ai problemi che avrebbe una alleanza di governo che mettesse insieme dal centrosinistra alla destra sovranista.

Governo tecnico e/o politico
Non è ancora chiaro che tipo di governo deciderà di formare Draghi: un governo tecnico, composto da figure esterne alla politica, un governo politico, composto da ministri espressione dei partiti che lo sosterranno, o (ipotesi ad oggi più accreditata) un governo tecnico e politico insieme, simile a quello che mise in piedi Carlo Azeglio Ciampi nel 1993. Sembra al momento la soluzione che faciliterebbe una maggioranza più ampia e stabile.

Su quest’ultima ipotesi, circolano diversi nomi e scenari. Potrebbero andare a dei tecnici il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, i ministeri dell’Economia, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e degli Esteri, mentre ai partiti resterebbero i ministeri della Difesa, della Sanità, dell’Ambiente e dell’Istruzione. Alcuni ministri e alcune ministre, si dice ancora, potrebbero essere riconfermati: ma è troppo presto per dire qualcosa di concreto in merito proprio perché – e si torna così alla questione iniziale – sarà fondamentale capire come si incastreranno i veti reciproci e le condizioni poste dai partiti.

Oggi Repubblica scrive che se si arriverà alla coalizione Ursula, con dentro il PD, il M5S e Forza Italia, allora il PD potrebbe essere favorevole alla formula del governo tecnico-politico e indicare dei ministri. Se invece verrà coinvolta la Lega, «l’orientamento è indicare solo dei tecnici d’area».

Il programma
È probabile che per la composizione della futura maggioranza sarà determinante il programma, che dovrebbe essere sommariamente presentato durante le consultazioni di oggi e domani. In queste ore diversi leader di partito hanno citato le loro priorità che però non sempre sono tra loro coerenti e compatibili. Il PD ha parlato di lavoro, di riforma del fisco «all’insegna della progressività», mentre la Lega ha mostrato di preferire la Flat Tax (che è un sistema opposto a quello progressivo). Un altro tema divisivo potrebbe essere quello del reddito di cittadinanza, per non citare le politiche sull’immigrazione. Walter Verini, deputato e tesoriere del PD, rispondendo a una domanda del Corriere della Sera sulla difficile sintesi tra le posizioni del suo partito e quelle della Lega, ha detto molto genericamente che «Ci penserà Draghi».