Ursula von der Leyen, Bruxelles, 20 gennaaio 2021 (EPA/FRANCISCO SECO / POOL)

Che cos’è la “maggioranza Ursula”

L'avete già sentita un'altra volta, e nella stessa situazione: è considerata una delle poche soluzioni alla crisi di governo

Ursula von der Leyen, Bruxelles, 20 gennaaio 2021 (EPA/FRANCISCO SECO / POOL)

Da giorni sui giornali circola l’ipotesi della cosiddetta “maggioranza Ursula” per risolvere la crisi politica e di governo. Nelle ultime ore l’espressione è stata utilizzata anche da alcuni partiti e gruppi parlamentari per indicare la nascita di un governo sostenuto da una maggioranza simile a quella che, nel 2019, aveva permesso la conferma della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: composta cioè dai partiti conservatori e progressisti, e anche da un pezzo degli euroscettici più moderati. Proprio come quella ipotizzata per il prossimo governo italiano, in uno degli scenari considerati più plausibili per la risoluzione della crisi, anche se sembra ancora molto difficile prevedere come andrà a finire.

Nel 2019, il nome di Ursula von der Leyen – ex ministra tedesca della Famiglia, del Lavoro e della Difesa ed espressione dei Popolari – era venuto fuori alla fine di un lunghissimo e complicato negoziato in sede di Consiglio Europeo, l’organo che riunisce i capi di stato e di governo dell’UE. A luglio, dopo settimane di trattative e incontri con i vari gruppi e partiti, von der Leyen era stata confermata presidente della Commissione – l’organo esecutivo dell’Unione Europea – dal Parlamento Europeo, con una maggioranza molto risicata, superando di solo nove voti la maggioranza assoluta.

Nonostante lo scrutinio fosse stato segreto, sulla base delle dichiarazioni precedenti al voto, per la conferma di von der Leyen – già sostenuta dal Partito Popolare Europeo, da una parte dei socialdemocratici (S&D) e dai liberali – erano stati determinanti i voti di alcuni partiti euroscettici, tra cui il Movimento 5 Stelle. La Lega, che fa parte del gruppo Identità e Democrazia, aveva votato contro, così come Fratelli d’Italia. All’epoca Matteo Salvini governava con il M5S, ed era stato molto critico, ma anche profetico, nei confronti del suo alleato: «Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles».

Per quanto riguarda l’Italia, dunque, von der Leyen era stata sostenuta da Forza Italia (che fa parte della famiglia politica del Partito Popolare Europeo), dal Partito Democratico (che appartiene al gruppo dei Socialisti e Democratici), e dal Movimento 5 Stelle.

Oggi, c’è chi ipotizza l’uscita dalla crisi grazie alla formazione di un governo composto da PD, LeU e M5S – che già sostengono Conte – con l’aggiunta di Forza Italia, i cui voti sarebbero necessari per sostituire Italia Viva, il partito di Renzi che ha innescato la crisi uscendo dal governo e dalla maggioranza. L’ipotesi preferita da Conte, dal PD e dal M5S era quella di trovare abbastanza parlamentari disposti a passare alla maggioranza, formando una nuova forza politica che sostituisse Italia Viva senza però arrivare a un governo che coinvolgesse parte del centodestra.

Ma nonostante gli estesi sforzi degli ultimi dieci giorni, sembra che non ci sia margine per questa operazione: la maggioranza Ursula quindi sarebbe la soluzione per non andare al voto, ipotesi sgradita a gran parte dell’attuale maggioranza, senza però riammettere nel governo Renzi e i suoi, considerati ormai alleati inaffidabili e colpevoli di aver fatto cadere il governo.

Finora però chi si è espresso esplicitamente a favore di questo tipo di maggioranza ha anche chiesto che il presidente del Consiglio non sia Giuseppe Conte.

In mattinata, uscita dalle consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Emma Bonino di +Europa ha detto ad esempio di aver «manifestato con chiarezza che non siamo disponibili a nessun tipo di continuità, ma siamo disponibili a discutere di contenuti con un nuovo eventuale presidente incaricato con un autorevole profilo europeista e riformatore con una maggioranza più ampia e pari a quella che nella Commissione Ue sostiene Ursula von der Leyen». Qualche giorno fa Giovanni Toti, governatore della Liguria e fondatore di Cambiamo!, si era detto a sua volta favorevole a una maggioranza Ursula, ma senza Conte.

Finora, Silvio Berlusconi ha parlato di un governo di larghe intese, che cioè coinvolga sia i partiti di maggioranza che di opposizione, per gestire i prossimi mesi di pandemia in attesa di nuove elezioni. Potrebbe essere intesa come una posizione favorevole alla maggioranza Ursula, ma anche Forza Italia non sembra disposta ad accettare un terzo governo Conte. Vorrebbe dire comunque rompere l’unità del centrodestra, in cui Forza Italia ha un ruolo sempre più marginale per la consolidata supremazia della Lega e la più recente ascesa di Fratelli d’Italia.

Di maggioranza Ursula si era parlato anche nell’estate del 2019, per evitare di andare a elezioni dopo la crisi del primo governo Conte, nato da un accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Romano Prodi, in un articolo scritto per il Messaggero, aveva fatto un positivo ed esplicito riferimento all’ipotesi di un accordo tra PD e M5S: «Forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea “Orsola”, cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea». Alla fine però Forza Italia era rimasta unita al centrodestra, all’opposizione.