EU long term budget - Own ressources. MFF Trilogue

Sul bilancio europeo non è ancora finita

Il compromesso trovato ieri è un passo importante, anche per il Recovery Fund, ma ci sono ancora diversi ostacoli da risolvere nelle prossime settimane

EU long term budget - Own ressources. MFF Trilogue

Ieri pomeriggio Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che comprende i rappresentanti dei 27 governi dell’UE, hanno annunciato di aver trovato un compromesso sul bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2021-2027. È un passo importante verso l’approvazione di alcune misure di cui si discute da mesi – su tutte, il cosiddetto Recovery Fund e il nuovo meccanismo per il rispetto dello stato di diritto – e le istituzioni europee hanno celebrato molto l’accordo trovato.

In realtà ci vorrà ancora un po’ di tempo – e nuovi negoziati fra gli stati membri – per capire in quale misura e con quali tempi il compromesso entrerà in vigore.

Il bilancio dell’Unione Europea viene finanziato in maniera proporzionale dagli stati membri ed è il serbatoio che viene utilizzato per far funzionare le istituzioni comunitarie e per finanziare i cosiddetti fondi europei. Le sue voci principali si decidono ogni sette anni – anche se ogni anno ci sono dei piccoli aggiustamenti – e nel 2021 entrerà in vigore quello che rimarrà in piedi per i successivi sei anni.

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Una prima questione riguarda l’entità del compromesso trovato. Escluso il Recovery Fund, il nuovo bilancio prevederà circa 1.074 miliardi di euro: una cifra molto simile a quella del bilancio precedente, pari a circa l’uno per cento del PIL dell’Unione Europea. È stato il prezzo che i leader più progressisti e i paesi inclini ad aumentare il bilancio europeo hanno dovuto pagare per far accettare il Recovery Fund a quelli meno convinti. Anche le singole voci di spesa non subiranno modifiche radicali, e il compromesso trovato ieri dal Parlamento ha lasciato più o meno invariato l’accordo.

All’inizio dei negoziati il Parlamento aveva chiesto ai singoli stati di aumentare la disponibilità del bilancio di una cifra molto significativa, compresa secondo i vari calcoli fra 40 e 110 miliardi di euro. Il compromesso finale prevede 16 miliardi in più rispetto alla bozza proposta dal Consiglio, che perlopiù ritoccano voci di bilancio care al Parlamento come la salute e la ricerca (il programma Erasmus+, per esempio, avrà a disposizione 23,4 miliardi al posto dei 21,2 prospettati dal Consiglio).

Ma soprattutto, i soldi pattuiti dal Parlamento non saranno disponibili subito: saranno infatti reperiti dalle eventuali multe che il dipartimento della Concorrenza dell’Unione imporrà nei prossimi anni, dando per scontato che eccederanno quella cifra e che saranno effettivamente riscossi. Sono due punti di domanda legittimi: negli ultimi cinque anni la Commissione ha imposto circa 8,2 miliardi di euro di multe per concorrenza sleale: ma solo una parte è stata effettivamente versata, dato che le aziende possono fare ricorso nei tribunali europei e ridurre o persino cancellare le multe.

Va capito inoltre se l’accordo riuscirà a completare il suo iter legislativo ed essere approvato dal Parlamento – dovrebbe essere una formalità – e dal Consiglio, dove invece potrebbe trovare qualche ostacolo. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, a capo di un governo semi-autoritario, è molto contrario al nuovo meccanismo per il rispetto dello stato di diritto – che quasi certamente, se applicato, prenderà di mira paesi come Ungheria e Polonia – e ha minacciato di porre il veto sull’intero bilancio pluriennale se il meccanismo non verrà modificato.

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I funzionari europei confidano che il suo sia un bluff: l’economia ungherese sta in piedi soprattutto grazie ai fondi europei – dallo scorso bilancio ha ottenuto quasi 30 miliardi di euro: un’enormità in un paese che ha un PIL annuale da 160 miliardi – e difficilmente Orbán può permettersi ritardi nella loro erogazione. Se un accordo sul nuovo bilancio non verrà trovato entro la fine dell’anno, infatti, l’Unione Europea andrebbe in esercizio provvisorio e avrebbe grandissime difficoltà nello stanziare ed erogare fondi. David Carretta, corrispondente di Radio Radicale dalle istituzioni europee, scrive che i governi inizieranno a discutere del compromesso trovato ieri nella riunione di oggi del Coreper, l’organo che raduna tutti gli ambasciatori permanenti all’UE dei 27 governi.

Infine ci sono ancora dei nodi da sciogliere sul Recovery Fund, che non è ancora stato negoziato in dettaglio. Ieri, in una decisione separata dai negoziati per il bilancio, la commissione Bilancio del Parlamento ha approvato la base negoziale per le trattative col Consiglio, che si terranno nelle prossime settimane: fra le altre cose il Parlamento chiede di aumentare l’anticipo dei fondi totali ai governi nazionali passando dal 10 al 20 per cento, da versare entro la prima parte del 2021 per far partire subito i progetti selezionati.

Una volta trovato l’accordo sia sul bilancio pluriennale sia sul Recovery Fund, prima di iniziare ad erogare i fondi quest’ultimo dovrà essere approvato anche da tutti i parlamenti nazionali, dato che servirà approvare esplicitamente la procedura con cui l’Unione Europea produrrà titoli comunitari per reperire i 750 miliardi di euro del Fondo sui mercati finanziari: potrebbe essere un problema, soprattutto nei paesi più conservatori dal punto di vista economico.