Un gruppo di bambine si prepara a celebrare la messa di Natale nella chiesa cattolica di Xishiku, Pechino, 24 dicembre 2018 (AP Photo/Ng Han Guan)
  • Mondo
  • mercoledì 23 Settembre 2020

La Chiesa Cattolica vuole rinnovare il controverso accordo con la Cina

Prevede la nomina condivisa dei vescovi per evitare le persecuzioni, ma i suoi critici sostengono che abbia portato pochissimi benefici

Un gruppo di bambine si prepara a celebrare la messa di Natale nella chiesa cattolica di Xishiku, Pechino, 24 dicembre 2018 (AP Photo/Ng Han Guan)

La Chiesa Cattolica ha lasciato intendere di voler rinnovare lo storico e controverso accordo stretto nel settembre del 2018 con la Cina, arrivato dopo quasi settant’anni di rari o assenti rapporti diplomatici. L’accordo dura due anni – scade a ottobre – e prevede la nomina condivisa dei vescovi nella Chiesa cinese. La Chiesa Cattolica lo considerò il primo passo per mettere fine alla persecuzione dei cattolici portata avanti dal regime cinese fin dal 1951, mentre la Cina era interessata soprattutto a una legittimazione internazionale. Due anni fa l’accordo fu celebrato da osservatori e analisti in maniera assai positiva, ma negli ultimi tempi circolano sempre più dubbi sulla sua reale efficacia.

Fra i critici dell’accordo c’è anche il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, che assieme al presidente Donald Trump da tempo sta portando avanti una campagna per ridurre l’influenza della Cina nei confronti dei paesi occidentali: «se il Vaticano dovesse rinnovare l’accordo, metterebbe a rischio la sua autorità morale», ha commentato Pompeo.

Nonostante le persecuzioni, gli arresti e le demolizioni di chiese compiute regolarmente dal regime, si stima che in Cina vivano fra i 10 e i 12 milioni di cattolici. Metà di loro frequenta le chiese e i circoli della cosiddetta Associazione Patriottica, cioè la Chiesa “ufficiale” i cui vescovi sono nominati dal regime. L’altra metà frequenta la cosiddetta “Chiesa sotterranea”, che si riunisce in clandestinità e si dice fedele a Papa Francesco e al Vaticano. Le due entità sono nettamente separate, anche nella classe dirigente. In Cina la libertà di culto è garantita solo sulla carta, e solo per le organizzazioni che accettano l’ingerenza governativa.

L’accordo ha fatto sì che nel 2019 la Chiesa cattolica e il regime cinese abbiano nominato per la prima volta due vescovi in maniera condivisa, cosa che non era mai successa. I critici dell’accordo – il cui testo rimane segreto, per volere della Cina – sottolineano però che abbia avuto pochissime altre conseguenze.

– Leggi anche: La Chiesa Cattolica ha fatto pace con la Cina

«L’accordo non affronta il problema della Chiesa sotterranea e dei suoi vescovi, né quello relativo all’assemblea dei vescovi cinese, che tuttora non è riconosciuta da Roma», fa notare il magazine cattolico America, curato dai gesuiti statunitensi.

America aggiunge che negli ultimi due anni il regime cinese ha inoltre reso illegale dare un’educazione religiosa ai propri figli e vietato a bambini e ragazzi di partecipare a cerimonie religiose. Una fonte interna alla Chiesa ha aggiunto che l’avvicinamento del governo centrale non è stato recepito in diverse regioni, in cui i cattolici e la Chiesa sotterranea continuano ad essere perseguitati.

«Con la Cina, il nostro interesse attuale è quello di normalizzare il più possibile la vita della Chiesa, far sì che la Chiesa possa vivere una vita normale che per la Chiesa cattolica è anche avere relazioni con la Santa Sede e col Papa», ha spiegato il segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, in una conferenza stampa tenuta il 14 settembre.

Parolin ha ammesso che negli ultimi due anni ci sono stati dei problemi «innegabili», che «dovremo cercare di chiarire»: ma gli sforzi del Vaticano proseguiranno nella ricerca di un accordo. «L’accordo è il frutto di trent’anni di lavoro: non possiamo stracciarlo e basta», ha aggiunto un funzionario del Vaticano alla tv di ispirazione cristiana conservatrice NET TV.

Anche la Cina ha lasciato intendere che cercherà di rinnovare l’accordo: qualche giorno fa un portavoce del ministero degli Esteri ha detto che i patti col Vaticano «sono stati applicati con successo» e che grazie a loro negli ultimi tempi è aumentata «la fiducia reciproca».