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  • sabato 19 Settembre 2020

Gli effetti del coronavirus sull’energia elettrica

A causa dei lockdown i consumi sono calati a livelli record, ma intanto 3,5 miliardi di persone nel mondo hanno forniture insufficienti

Una conseguenza della pandemia da coronavirus è che i consumi di energia elettrica sono calati un po’ dappertutto, ed è la prima volta da diversi anni. Le stime della IEA (l’Agenzia internazionale per l’Energia) dicono che da qui a fine anno il calo nella domanda di energia potrebbe superare anche quello che era stato registrato dopo la crisi economica del 2008, la più grave degli ultimi anni. Tutto questo mentre a livello globale permangono grandi disparità nell’accesso a un bene primario come l’energia elettrica: secondo un recente studio sono infatti 3,5 miliardi gli abitanti del pianeta che hanno una fornitura di elettricità poco stabile o comunque insufficiente ai bisogni primari. Ma andiamo con ordine.

Secondo quanto ha riportato la IEA, nel 2020 le restrizioni imposte per contenere la diffusione dei contagi da coronavirus hanno provocato una riduzione dei consumi di energia elettrica, in particolare in Europa, negli Stati Uniti e in India. In media, durante i periodi di lockdown “pieno” il calo della domanda è stato del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019.

Come viene spiegato anche nel rapporto sui consumi della Commissione Europea, che nel primo quadrimestre del 2020 ha documentato un calo medio del 3,2 per cento, secondo la IEA il consumo di elettricità nelle case è aumentato, ma non ha compensato la notevole riduzione dei consumi a livello industriale, dovuta alla chiusura seppur temporanea di molti stabilimenti in tutta Europa.

Nei mesi primaverili in Italia, Spagna e Regno Unito i consumi sono calati almeno del 15 per cento sia per l’effetto dei lockdown, sia per via delle temperature più miti, che hanno limitato il ricorso al riscaldamento; nello stesso periodo, per via del lockdown in Cina i consumi di energia elettrica sono calati in media del 6,5 per cento. I dati della prima metà dell’anno hanno portato la IEA a stimare che a livello globale nel 2020 la domanda di energia elettrica calerà tra il 5 e il 10 per cento: sarebbe la riduzione più consistente dal 2008-2009, quando i consumi erano calati in media del 5 per cento nei paesi europei e del 3,8 per cento a livello globale in seguito alla recessione.

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Chi consuma di più
Negli ultimi decenni il consumo globale di energia elettrica era aumentato rapidamente: secondo un’analisi di Statista, nel 2019 la Cina ha consumato tanta energia quanta se ne consumava in tutto il mondo nel 1980. In generale, i paesi molto abitati sono anche quelli che consumano più energia elettrica, mentre i paesi dove se ne consuma di più pro capite tendenzialmente sono quelli dove si fa largo uso di apparecchi elettrici per il riscaldamento e il raffreddamento.

Oltre la Cina, i paesi che negli ultimi anni hanno consumato più energia elettrica sono Stati Uniti, India, Giappone e Russia. In media la maggior parte dei consumi viene registrata nel settore industriale; seguono poi l’uso residenziale, quello di attività commerciali e pubblici servizi, e dei trasporti. In Cina oltre la metà dei consumi di energia elettrica è legata all’industria: una quantità praticamente uguale a quella che negli Stati Uniti si consuma complessivamente per industria, elettricità residenziale, attività commerciali e trasporti messi insieme.

Dati di IEA riferiti ai consumi globali di energia elettrica nel 2018

Gli esclusi
Secondo quanto ricostruito in un recente rapporto stilato dall’Organizzazione mondiale della Sanità in collaborazione con l’ONU e la IEA, le statistiche globali sui consumi evidenziano anche grosse disparità sull’utilizzo dell’elettricità. Un recente studio pubblicato su The Electricity Journal ha calcolato che in totale circa 3,5 miliardi di persone hanno una connessione elettrica poco stabile.

Tra le altre cose, l’energia elettrica è cruciale per i trasporti e per il settore ospedaliero: nell’Africa sub-sahariana, però, solo il 28 per cento delle strutture sanitarie ha un servizio elettrico efficiente. Assicurare a tutti energia «accessibile, affidabile e sostenibile» è uno dei cosiddetti obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (“Sustainable development goals”, SDG 7), che ha messo in atto una serie di indagini e piani per garantire l’accesso all’elettricità nei paesi che hanno più carenze.

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In paesi come India, Bangladesh e Kenya sono stati fatti grossi progressi nell’approvvigionamento dell’energia elettrica. Tuttavia, rispetto a dieci anni fa, quando era stato stimato che l’elettricità mancasse a 1,2 miliardi di persone, oggi ancora 789 milioni di persone vivono senza alcun accesso all’elettricità. Questo significa che oltre il 10 per cento della popolazione globale fa ancora affidamento su legna, carbone o altro per i bisogni quotidiani, come riscaldarsi o illuminare la propria abitazione.

Alcuni studi, inoltre, hanno calcolato che i soli abitanti della California consumano tanta energia elettrica per giocare ai videogiochi quanta ne consumano i circa 100 milioni di abitanti dell’Etiopia messi insieme, e che le piscine e vasche idromassaggio della California consumano più energia di quella che viene consumata in tutta la Giamaica. Altri ricercatori hanno anche stimato che la sola operatività in Bitcoin consuma più energia elettrica dei quasi 200 milioni di abitanti della Nigeria.

L’effetto sull’ambiente dei lockdown
Tra le altre cose, la IEA ha osservato che in tutte le regioni che hanno messo in atto dei lockdown – tra cui Cina, Europa e Stati Uniti – c’è stata una riduzione di emissioni inquinanti dovuta sia al calo della produzione di energia elettrica dai combustibili fossili, sia alla spinta data alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli effetti del lockdown globale sull’inquinamento, tuttavia, sono stati temporanei e questo è un dato significativo perché la produzione e il consumo di energia elettrica sono anche tra i principali responsabili del cambiamento climatico: secondo il rapporto di ONU, OMS e IEA, svolto in collaborazione con l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) e The World Bank, infatti, la produzione e il consumo di energia contribuiscono al 75 per cento delle emissioni globali di gas serra.

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In questo senso, il ricorso all’energia pulita è strettamente legato sia a importanti obiettivi di sviluppo, sia alla salute dei cittadini e del pianeta. Per questo, tra gli obiettivi degli organismi di governo e controllo per offrire a sempre più persone energia elettrica stabile e affidabile, come prevedono sia il Programma di sviluppo dell’ONU sia le direttive della Commissione Europea sul target dell’efficienza energetica, c’è anche quello di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili.