Portland, 5 settembre 2020 (Nathan Howard/Getty Images)
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  • domenica 6 Settembre 2020

100 giorni di proteste a Portland

Contro il razzismo e la violenza della polizia: le foto di sabato, dove ci sono stati altri scontri

Portland, 5 settembre 2020 (Nathan Howard/Getty Images)

Sabato è stato il centesimo giorno consecutivo di proteste contro il razzismo e la violenza della polizia a Portland (Oregon), negli Stati Uniti. Erano iniziate il 28 maggio in seguito alla morte di George Floyd, un uomo afroamericano di 46 anni morto durante un arresto violento a Minneapolis. Anche in questa occasione ci sono stati scontri violenti con i poliziotti: i manifestanti hanno incendiato barricate e lanciato sassi e bombe molotov, ferendo un agente, i poliziotti hanno risposto con gas lacrimogeni. Il giornale locale Oregonian ha scritto che i manifestanti erano circa 400, 27 sono stati arrestati.

Portland è nota come città progressista e di sinistra ma lo stato in cui si trova ha una lunga storia di razzismo. Quando entrò a far parte degli Stati Uniti, nel 1859, fu l’unico a vietare alle persone nere di abitarvi. Il Ku Klux Klan qui era potente, numeroso e vicino alle istituzioni, come mostrano le molte foto dei suoi membri insieme a sceriffi, poliziotti, procuratori e sindaci. Per finire, l’Oregon ratificò il 14esimo emendamento della Costituzione – che venne approvato nel 1868 per garantire ai neri la cittadinanza e la protezione legale al pari dei bianchi – solo nel 1973. Nello stato, i gruppi suprematisti bianchi sono molto radicati.

Delle proteste a Portland si era parlato molto durante l’estate perché la repressione della polizia era diventata molto violenta, con metodi al limite della legalità. Non erano agenti cittadini, ma squadre speciali che rispondevano al governo federale statunitense inviate dal presidente Donald Trump: non si erano opposti alla loro presenza solo attivisti e movimenti anti-razzisti ma anche le autorità locali. Una delle foto più condivise di quelle proteste era quella di una donna nuda seduta di spalle in mezzo a una strada, con le gambe aperte e uno schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa davanti. La manifestante, di cui non si conosce l’identità, venne soprannominata Naked Athena, cioè “Atena nuda”.

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Durante le proteste di questi mesi ci sono stati scontri violenti anche tra manifestanti di destra e di sinistra, e la situazione continua a essere difficile. Sabato scorso un uomo di estrema destra era stato ucciso in una sparatoria a Portland durante un corteo automobilistico di sostenitori del presidente Donald Trump. Venerdì Michael Forest Reinoehl, l’uomo che si era assunto la responsabilità di aver sparato e ucciso per legittima difesa un sostenitore di Donald Trump, è stato ucciso dalla polizia durante un tentativo di arresto. Aveva 48 anni ed è morto a Lacey, nello stato di Washington, a sud-ovest di Seattle.

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