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  • venerdì 24 Luglio 2020

La foto della donna nuda di Portland

Negli ultimi giorni è diventata un simbolo delle proteste statunitensi, ma la pratica femminile di mostrarsi nude davanti al nemico ha una storia molto antica

Negli ultimi giorni su Internet è circolata molto la fotografia di una donna nuda seduta di spalle in mezzo a una strada, con le gambe aperte e uno schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa davanti. La fotografia è stata scattata a Portland, in Oregon, dove da diversi giorni le forze dell’ordine stanno reprimendo le proteste antirazziste in modo particolarmente violento e ai limiti della legalità. Sui social network e sui mezzi d’informazione la donna ― che aveva il volto coperto e di cui non si conosce l’identità ― è stata soprannominata “Naked Athena”, Atena nuda.

La posizione della donna, fiera davanti a uno schieramento di poliziotti armati, ricorda per certi versi alcune foto simili divenute molto famose, come quella del Rivoltoso Sconosciuto, o “uomo del carro armato”, e quella della donna di Baton Rouge. Ma questo non è l’unico motivo per cui è diventata virale: come hanno notato alcuni, le rappresentazioni di donne che si mostrano nude per sfidare e provocare il nemico hanno sempre avuto un significato simbolico particolare nella storia dell’arte e in letteratura. Tanto che il gesto di alzare la gonna e mostrare la vulva ha anche un nome, anasyrma (o anasuromai), che tradotto dal greco antico significa appunto “gonna in su”.

La foto è stata scattata da Dave Killen, un fotografo del giornale locale The Oregonian. Quando è diventata virale sui social network, Killen ha scritto una serie di tweet per spiegare il motivo per cui aveva deciso di pubblicare la fotografia sui suoi profili social, ma di non metterla all’interno del suo reportage della giornata: «prima di tutto, molto semplicemente, perché lavoro per l’Oregonian e abbiamo degli standard rispetto alla nudità in foto», ha scritto. «Inoltre ero molto diffidente rispetto al fatto che, nonostante fosse stato un momento potente e un gesto molto coraggioso da parte di una persona, non era veramente rappresentativo della nottata o delle proteste nel loro complesso».

La foto della donna di Portland è stata scattata il 18 luglio all’una e quarantacinque di notte circa. La donna si è avvicinata a pochi metri dai poliziotti schierati in mezzo alla strada, ha puntato il dito contro di loro allungando il braccio davanti a sé, ha fatto qualche passo di danza e poi è andata a sedersi nella posizione in cui la ritrae la foto. Dai video che sono circolati sui social network si vedono alcuni poliziotti sparare proiettili di gomma verso terra per allontanarla e una persona provare a difenderla con una specie di scudo. La donna non ha parlato per tutto il tempo: dopo una decina di minuti che era lì, i poliziotti se ne sono andati e anche lei si è alzata ed è andata via.

Il termine anasyrma viene usato per descrivere le opere d’arte in cui è rappresentato il gesto di mostrare le parti intime o le natiche alzando le vesti. Una delle storie più antiche sull’anasyrma risale alla mitologia greca ed è quella del personaggio di Baubo, una megera che alzandosi la gonna riuscì a far ridere la dea Demetra, disperata per aver perso la figlia Persefone. In altre versioni del mito, Baubo non ha la testa e parla con la vulva: tra le rovine della città greca di Priene sono state trovate statuine antiche che la rappresentano, con il volto inciso sul ventre e le vesti alzate. La risata provocata dall’anasyrma di Baubo è stata interpretata come l’effetto di un gesto dissacrante, che si prende gioco del dolore e in questo modo lo sconfigge.

In generale molte fonti risalenti a culture e periodi storici diversi parlano del potere apotropaico (cioè di scacciare le forze maligne) della nudità femminile. Plinio il Vecchio, scrittore e filosofo del primo secolo dopo Cristo, scrisse che solo mostrando i propri genitali le donne hanno il potere di fermare le tempeste. Anche secondo una leggenda balcanica le donne possono spaventare gli dei e far smettere la pioggia alzando le gonne. In Irlanda e Gran Bretagna le chiese e i castelli sono spesso decorati con statue dette Sheela na Gig che rappresentano figure femminili che mostrano la vulva, scolpite all’ingresso come difesa dall’esterno. A Milano, sull’arcata della Porta Tosa, che fu poi distrutta, c’era il bassorilievo di una donna con la gonna alzata (ora conservato in un museo del Castello Sforzesco) che si rade il pube e che fu da alcuni interpretata come una figura apotropaica ispirata alle Sheela na Gig. Tra le comparse dell’anasyrma in tempi più recenti, c’è la fanciulla che alza la gonna per scacciare un demone disegnata in una delle raccolte di racconti dello scrittore francese del diciassettesimo secolo Jean de La Fontaine.

Ma all’anasyrma viene attribuito potere ancora oggi. In Nigeria, nel 2002, centinaia di donne occuparono i terreni della multinazionale petrolifera Chevron Texaco e, solo minacciando di togliersi i vestiti, riuscirono a ottenere di negoziare migliori condizioni per loro e per l’ambiente. In Africa le proteste fatte da donne nude sono frequenti: la docente e ricercatrice africana Naminata Diabate ne ha raccontate alcune nel libro uscito quest’anno Naked Agency: Genital Cursing and Biopolitics in Africa. Una di queste risale al 2011, quando una manifestazione pacifica in Costa d’Avorio si trasformò in un massacro. Vi parteciparono 15mila donne e circa 500 erano nude o vestite di nero: Aya Virginie Toure, organizzatrice della manifestazione, disse al Guardian che in Africa questo gesto è considerato come una maledizione e che fu per questo motivo che i soldati cominciarono a sparare. Nel suo libro, Diabate racconta anche altre manifestazioni dell’anasyrma: per esempio nella Cina del diciottesimo secolo e durante la rivoluzione francese.

Negli ultimi anni, l’anasyrma e in generale la nudità femminile è stata ripresa in varie forma nelle manifestazioni di protesta portate avanti dai gruppi femministi: un esempio molto noto è quello del movimento delle Femen che è riuscito a ottenere seguito a livello internazionale grazie alla potenza mediatica della pratica di protestare a seno nudo con le scritte sul corpo. Il gesto di alzare la gonna e mostrare le parti intime è stato ripreso anche a Milano, nel 2017, durante un flash mob organizzato da un gruppo di attiviste femministe in occasione della manifestazione dell’8 marzo. Un’altra forma di anasyrma la ritroviamo in un certo senso nelle parate per l’orgoglio della comunità LGBTQ+, dove la nudità e l’esposizione di parti del corpo considerate oscene hanno assunto un valore simbolico fondamentale fin dagli anni Settanta.