(Marios Lolos/Xinhua via ZUMA Wire)
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  • martedì 3 Marzo 2020

Anche a Lesbo la situazione è tornata difficile

Negli ultimi giorni sono sbarcati centinaia di migranti nell'isola greca, mentre giornalisti e operatori delle ong vengono minacciati da gruppi di estrema destra

(Marios Lolos/Xinhua via ZUMA Wire)

L’avvio di un nuovo flusso di migranti dalla Turchia verso la Grecia, provocato dalla decisione del governo turco di aprire i confini ai migranti che vogliono arrivare in Europa, ha provocato una situazione molto difficile al confine terrestre fra i due paesi ma anche sulle isole greche che si trovano vicine alle coste turche. Secondo una ong greca che tiene conto degli sbarchi, negli ultimi giorni sono arrivati via mare dalla Turchia circa 1.200 persone, mentre un bambino di sei anni è morto in un naufragio. La maggior parte di loro sono sbarcati nell’isola greca di Lesbo, in cui si trovano già circa 20mila richiedenti asilo e dove già da qualche tempo erano ricominciate proteste e violenze.

Tutto è iniziato due settimane fa, quando il governo greco aveva annunciato l’intenzione di costruire un nuovo centro per migranti sull’isola. Le condizioni di Moria, l’enorme campo ufficiale dove vivono da anni migliaia di richiedenti asilo, sono da tempo segnalate come precarie e ingestibili. Alcuni gruppi di cittadini di Lesbo avevano però interpretato la volontà del governo centrale di costruire un nuovo centro come l’intenzione di aumentare il numero di migranti sull’isola. Fomentati da gruppi di estrema destra, come la sezione locale del partito Alba Dorata, ci sono state diverse proteste, culminate domenica 1 marzo con l’incendio di una struttura dell’agenzia ONU per i rifugiati (i cui responsabili non sono ancora stati identificati).

Con l’aumento degli sbarchi, che erano stati circa 1.500 in tutto il mese di febbraio verso le isole greche, l’ostilità e le violenze dei gruppi di cittadini alimentate dall’estrema destra sono state indirizzate contro i migranti, le ong che lavorano con loro e i giornalisti.

La giornalista Annalisa Camilli di Internazionale, che da alcuni giorni si trova a Lesbo, ha raccontato che «gruppi di uomini vestiti di nero prendono a sassate gli operatori umanitari e i giornalisti, distruggono le loro macchine prese a noleggio che riconoscono dalla targa, aggrediscono i profughi che si muovono ormai solo in gruppo». Alcune ong stanno sospendendo le proprie attività perché non possono più garantire la sicurezza per i propri operatori.

Sempre nella giornata di domenica, un giornalista del magazine tedesco Spiegel è stato ferito da militanti di estrema destra, mentre un gruppo di persone ha cercato di impedire di sbarcare a una dozzina di migranti appena arrivati con un gommone.

Le autorità locali non sono riuscite ad accogliere tutti i migranti arrivati negli ultimi giorni, e molti sono stati costretti a dormire per strada o sulla spiaggia. Andrew Connelly, un giornalista freelance che si occupa spesso di immigrazione, ha raccolto la storia di 50 richiedenti asilo afghani arrivati domenica – metà dei quali sono bambini – che hanno dormito sulla spiaggia perché le proteste degli abitanti dell’isola hanno impedito loro di raggiungere Moria.

Sembra inoltre che la Guardia costiera greca stia attaccando i gommoni dei migranti, e riportando alcuni di loro in Turchia. L’ong Alarm Phone ha scritto che negli ultimi tre giorni diverse persone hanno chiamato i loro centralini parlando di «minacce da uomini mascherati e armati, spari verso le imbarcazioni e rifiuto di assistere persone in difficoltà». Ieri il governo turco aveva diffuso un video in cui si vedeva una nave che sembra appartenere alla Guardia costiera greca attaccare un gommone di migranti. Non è chiaro se il video sia recente oppure diffuso solo ora dalle autorità turche per screditare quelle greche. In ogni caso, tutti questi comportamenti sono gravi violazioni dei diritti umani dei migranti coinvolti.

Ieri intanto il governo greco ha sospeso l’esame delle richieste di asilo nel paese – una misura quasi sicuramente illegittima secondo il diritto internazionale, criticata anche dall’ONU – ma non è chiaro se la nuova norma sarà valida anche per le persone che arriveranno a Lesbo in questi giorni, il cui rimpatrio è molto più difficile rispetto a un respingimento alla frontiera.