Marian Kotleba, leader del partito di estrema destra Slovacchia Nostra, prima di un dibattito televisivo, Bratislava, 20 febbraio 2020 (Gabriel Kuchta/Getty Images)
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  • sabato 29 Febbraio 2020

Oggi si vota in Slovacchia

Un paese che arriva da due anni di proteste di piazza, cominciate con l'omicidio di un giornalista, e dove c'è un'estrema destra forte

Marian Kotleba, leader del partito di estrema destra Slovacchia Nostra, prima di un dibattito televisivo, Bratislava, 20 febbraio 2020 (Gabriel Kuchta/Getty Images)

Sabato si vota in Slovacchia per rinnovare i 150 seggi del parlamento del paese, il Consiglio nazionale. Le elezioni si tengono dopo due anni di grandi manifestazioni di piazza antigovernative e a due anni dall’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak, che stava conducendo delle inchieste sui legami tra criminalità organizzata e persone vicine a membri del governo, che aveva portato a una profonda crisi politica.

La situazione
Le ultime elezioni legislative si erano svolte nel 2016 ed erano state vinte da Smer-SD (Direzione-Socialdemocrazia)il partito socialista e anti-immigrazione al potere negli ultimi quindici anni che, però, non aveva ottenuto la maggioranza assoluta ed era stato costretto a formare un governo di coalizione. Robert Fico, leader di Smer-SD, era stato confermato come primo ministro. In quell’occasione, alcuni partiti di estrema destra avevano guadagnato molti voti rispetto alle precedenti elezioni. I nazionalisti del Partito Popolare Slovacchia Nostra (L’SNS) e quelli del Partito Nazionale Slovacco (SNS, che era entrato poi a far parte del governo) avevano ottenuto l’8 per cento ciascuno.

A livello europeo, la Slovacchia fa parte del fronte di Visegrád, quel gruppo di paesi dell’Europa orientale che negli ultimi anni si sono dimostrati ostili a riformare il sistema europeo di accoglienza per i migranti e che hanno spesso fatto fronte comune all’interno dell’Unione Europea in materie che vanno dalla sicurezza all’economia.

Il 22 febbraio del 2018, in Slovacchia, era poi avvenuto un fatto che aveva portato alle più grandi proteste antigovernative del paese dalla fine del comunismo, e a una grave crisi politica. Il giornalista di 27 anni Ján Kuciak era stato ucciso insieme alla sua fidanzata molto probabilmente per motivi legati al suo lavoro investigativo che coinvolgeva alcune persone vicine al governo. A pochi giorni dall’omicidio si erano dimessi dal loro incarico il ministro della Cultura, due stretti collaboratori di Fico finiti nell’inchiesta di Kuciak, il ministro dell’Interno Robert Kalinak, e poi, dopo molte pressioni e per evitare elezioni anticipate, anche il primo ministro. Il suo posto era stato preso dall’ex vice primo ministro Peter Pellegrini, che fa parte dello stesso partito di Fico, Smer-SD.

Nel marzo del 2019, l’insoddisfazione verso il principale partito di governo e le spinte della società civile contro la corruzione avevano portato all’elezione alla presidenza della prima donna della storia della Slovacchia, l’avvocata ambientalista Zuzana Čaputová, di orientamento liberale ed europeista, che era stata in grado di battere il candidato di Smer-SD.

Cosa si prevede
Il voto di domani potrebbe rappresentare una svolta, portando al governo formazioni diverse da Smer-SD, attualmente in forte calo di consensi. Alcuni osservatori pensano tra l’altro che le elezioni rappresenteranno proprio un referendum su Smer-Sd. Dall’ultimo sondaggio di Eurobarometro, il 70 per cento degli slovacchi ha dichiarato di non fidarsi del proprio parlamento nazionale o del proprio governo, e di questa situazione stanno beneficiando il partito populista “Gente comune e personalità indipendenti” (OL’aNO) e quello di estrema destra L’SNS, guidato dal neonazista Marian Kotleba.

Il panorama politico si presenta comunque molto frammentato, soprattutto tra le forze di opposizione. Lo scenario più probabile, dicono gli analisti, è che dalle elezioni non uscirà una chiara maggioranza e che il prossimo governo sarà formato da una coalizione ampia e molto eterogenea, in cui l’estrema destra avrà comunque un ruolo.

Nelle ultime settimane è cresciuto molto nei sondaggi OL’aNO che, in alcune indagini, ha superato anche se di poco Smer-SD, il cui leader è ancora l’ex primo ministro Fico. OL’aNO è stato fondato nel 2010 dall’imprenditore Igor Matovič e ha un programma incentrato sulla lotta alla corruzione.

(Politico)

Il Partito Popolare Slovacchia Nostra (L’SNS) di Marian Kotleba, di estrema destra e antieuropeista, spera di avere un ruolo determinante quando sarà il momento di negoziare la formazione di una nuova maggioranza. Nei sondaggi più recenti è dato intorno ai 10 punti percentuali.

Slovacchia Progressista, il partito liberale che nella primavera del 2019 è riuscito a eleggere la presidente Zuzana Čaputová, è guidato da Michal Truban, un informatico, e si presenta insieme a un altro partito liberale, Spolu. La coalizione Ps-Spolu è attualmente data dai sondaggi intorno al 9 per cento. Poco al di sotto, al 7 per cento, c’è il partito fondato dal’ex presidente Andrej Kiska, il predecessore di Čaputová: si chiama  Per la gente (Za Ludi) e, inizialmente, sembrava avrebbe aggregato altre forze vicine in un’ampia coalizione in chiave anti-Smer. Così non è stato, e Za Ludi si presenta da solo.

Dietro a queste formazioni ci sono vari partiti, con percentuali basse ma comunque al di sopra della soglia di sbarramento del 5 per cento, e che potrebbero dunque avere un ruolo in una futura coalizione. Tra di loro c’è Libertà e solidarietà (SAS), formazione liberale di centro-destra guidata dall’economista Richard Sulik. Rischiano invece di non entrare in parlamento le due formazioni che fanno parte dell’attuale maggioranza di governo con Smer-SD, e cioè il Partito Nazionale Slovacco (SNS) e Most-Hid, che rappresenta la minoranza ungherese.

Smer-SD ha già fatto sapere di non volersi alleare con L’SNS, ma potrebbe essere costretto dai risultati a ricorrere ad un accordo almeno informale con l’estrema destra, per evitare di perdere potere.

La destra estrema
Secondo un recente studio, negli ultimi 15 anni la destra radicale ha triplicato i suoi consensi in Europa. In Slovacchia, all’interno dei partiti ultraconservatori e ultranazionalisti che hanno aumentato la loro influenza, il Partito Popolare L’SNS si colloca in un contesto particolare. Fino a qualche anno fa, infatti, utilizzava lo stesso simbolo della Guardia di Hlinka, la milizia fascista alleata del governo filonazista al potere nel paese tra il 1938 e il 1945.

Marian Kotleba, il suo leader, ammira apertamente Jozef Tiso, uno dei più fedeli alleati della Germania nazista giustiziato nel 1947 per crimini di guerra per aver mandato a morte più di 70 mila ebrei slovacchi nei campi di concentramento. Kotleba, scrive Reuters, è attualmente sotto processo per incitamento all’odio, per aver distribuito come sussidio sociale alle famiglie povere assegni dell’importo di 1.488 euro: numeri (il 14 e l’88) usati dai suprematisti bianchi e dai neonazisti. Lo scorso aprile la Corte suprema slovacca aveva respinto la proposta di sciogliere il partito, dicendo che non c’erano prove sufficienti di una minaccia alla democrazia. Kotleba rischia comunque dai 4 agli 8 anni di carcere, se condannato: la prossima udienza del suo processo è stata rinviata al 4 marzo, subito dopo le elezioni.

Kotleba sostiene posizioni contro i rom (che chiama “parassiti” e che in Slovacchia formano una comunità composta da 400 mila persone), l’aborto e l’omosessualità. La piattaforma del partito, chiamata ufficialmente “Dieci Comandamenti”, prevede tra le altre cose il sostegno alle famiglie cosiddette tradizionali, il divieto di promuovere le «deviazioni sessuali», un’educazione «dei giovani» basata «sui principi e sui valori tradizionali nazionali e cristiani», «regolari test antidroga nelle scuole primarie e secondarie», l’abbassamento della responsabilità penale a 12 anni, un adeguamento del sistema penale e penitenziario «in modo tale che tutti, compresi politici e parassiti sociali, ci penseranno due volte se preferire al lavoro onesto il furto», milizie volontarie di protezione per proteggere gli slovacchi, l’uscita dalla NATO e il rifiuto delle «limitazioni della sovranità degli stati membri» da parte dell’Unione Europea.

Con il tempo, L’SNS ha cercato in qualche modo di moderare leggermente i toni, mantenendo però posizioni decisamente razziste, antifemministe e omofobe. Diversi osservatori fanno comunque notare come le loro idee abbiamo già ottenuto un certo successo. «Il pericolo non sono necessariamente Kotleba e il suo partito» ha detto Pavol Hardoš, docente di relazioni internazionali dell’Università di Bratislava: «Il pericolo è che le sue idee, o le idee della destra radicale, siano già state normalizzate».

L’SNS, per la campagna elettorale, sta utilizzando moltissimo i social network e in particolare Facebook, con campagne non soggette ad alcun controllo che secondo alcuni esperti stanno contribuendo a una forte radicalizzazione e polarizzazione delle opinioni. Il partito è cresciuto nei sondaggi, con il tempo: ha ottenuto oltre l’8 per cento dei voti alle elezioni parlamentari del 2016 e oltre il 12 per cento dei voti alle elezioni del Parlamento europeo del 2019.