La prima presidente donna in Slovacchia

L'avvocata ambientalista Zuzana Čaputová ha vinto le elezioni, dopo una lunga campagna elettorale contro la corruzione nel paese

Zuzana Čaputová (AP Photo/Petr David Josek)

Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58 per cento dei voti, contro il 42 per cento del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e già vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, non ha esperienza politica né di governo, ma ha ottenuto numerosi consenti puntando la sua campagna elettorale sui temi della lotta alla corruzione e più in generale del bene contro il male.

Il ruolo di presidente in Slovacchia è per lo più cerimoniale e di rappresentanza, ma ha comunque una sua rilevanza sui temi della corruzione: il presidente ha potere di veto nella nomina di magistrati e giudici.

Čaputová ha 45 anni, è divorziata e ha due figli, è di orientamento liberale ed europeista e fa parte del piccolo partito Slovacchia Progressista, nato nel 2017 e finora senza rappresentanza in Parlamento. È a favore del matrimonio e delle adozioni per le coppie omosessuali.

La candidatura di Čaputová aveva iniziato ad avere un certo peso l’anno scorso, dopo l’uccisione a febbraio del giornalista Ján Kuciak, che si stava occupando di un’inchiesta su alcuni casi di corruzione che riguardavano politici e uomini d’affari, e della sua compagna Marina Kušníro. L’omicidio portò a grandi proteste antigovernative nel paese e alle dimissioni del primo ministro Robert Fico, leader di Smer.

La fama di Čaputová in Slovacchia è dovuta al suo attivismo: per quasi 15 anni si è opposta alla costruzione di una discarica nella città di Pezinok, uno dei centri principali della regione vinicola della Slovacchia. Diversi uomini politici e d’affari avevano interessi importanti nella costruzione della discarica, tra cui l’imprenditore slovacco Marian Kocner, che è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Kuciak e di Kušníro. Nel 2013 la Corte Suprema aveva dato ragione alla comunità di Pezinok, vietando la costruzione della discarica.

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