(Kevin Frayer/Getty Images)
  • Scienza
  • mercoledì 12 Febbraio 2020

Che cos’è un “super diffusore”

La storia di un cittadino britannico che da solo avrebbe infettato almeno 11 persone con il nuovo coronavirus è circolata molto nelle ultime ore, ma non c'è da allarmarsi

(Kevin Frayer/Getty Images)

Negli ultimi giorni è stata ripresa da numerosi giornali la storia di un “super diffusore”, un cittadino britannico con nuovo coronavirus (2019-nCoV) che avrebbe infettato numerose persone durante una breve vacanza nelle Alpi francesi, dopo essere stato a Singapore. Come sanno da tempo gli epidemiologi, i super diffusori esistono e sono un fenomeno frequente di diverse malattie infettive: vediamo di che si tratta, senza allarmismi.

Che cos’è un super diffusore
Come numerosi altri virus respiratori, il nuovo coronavirus si trasmette attraverso le piccole gocce che emettiamo quando respiriamo e tossiamo. Si depositano sulle mani e sulle superfici dove possono poi entrare in contatto con le persone sane, che in alcune circostanze possono essere contagiate (se per esempio si toccano il viso dopo aver toccato superfici infette). In media, ogni persona con un virus infetta solo un certo numero di altre persone. Negli ultimi decenni, gli epidemiologi hanno però scoperto che ci possono essere casi in cui soggetti infetti infettano un numero molto più alto di persone.

Valutando le statistiche e i meccanismi di diffusione delle malattie infettive, si è scoperto che esiste una regola del “20/80”: tra gli infetti, una persona su cinque trasmette il virus a un numero più alto di individui rispetto alle altre.

Nuovo coronavirus e super diffusori
Molte caratteristiche del nuovo coronavirus e della sindrome respiratoria che comporta (COVID-19) non sono ancora chiare e sono oggetto di studio. Finora ci sono state notizie difficili da confermare sulla presenza di super diffusori, che inconsapevolmente avrebbero causato un numero di contagi superiore alla media di quelli provocati dal resto degli individui con il virus.

Il super diffusore britannico
Il terzo caso confermato di nuovo coronavirus nel Regno Unito – un uomo sulla cinquantina – aveva contratto il virus mentre si trovava a Singapore per partecipare a una conferenza. Al suo ritorno in Europa, aveva poi trascorso alcuni giorni con la famiglia a Les Contamines-Montjoie, nel dipartimento dell’Alta Savoia della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, in Francia.

Quando era ormai tornato a Brighton, con un volo Easyjet, cinque persone che si trovavano nel suo stesso chalet sono risultate positive al nuovo coronavirus. La diagnosi per il super diffusore è avvenuta qualche giorno dopo presso un ospedale di Brighton.

Le autorità sanitarie britanniche stimano che almeno 11 casi confermati di nuovo coronavirus nel Regno Unito siano imputabili a questo “super diffusore”. Dopo avere sviluppato i sintomi della COVID-19, ha ricevuto terapie e assistenza in ospedale per superare la malattia. È stato dimesso mercoledì 12 febbraio dopo essere risultato negativo al nuovo coronavirus in due test distinti condotti a 24 ore di distanza.

Diventare super diffusore
Non è ancora chiaro quali siano le cause per cui un contagiato diventi super diffusore. Un’ipotesi è che in alcuni soggetti il sistema immunitario sia più efficiente e tenga meglio sotto controllo il virus, comportando sintomi di minore entità: l’infetto non si accorge di essere malato, mantiene una vita attiva e diffonde il coronavirus in più circostanze. I ricercatori pensano che la risposta sia probabilmente da cercare in una combinazione di fattori, che include la possibilità per alcuni individui di sopportare meglio un’alta carica virale.

Si può capire in anticipo chi diventerà super diffusore?
No, con le attuali conoscenze non è possibile, così come non è possibile sapere per certo in anticipo chi sarà o meno contagiato da un virus. Le buone pratiche igieniche e di contenimento servono comunque a ridurre il rischio di nuovi contagi, in assoluto.

I super diffusori delle altre malattie
Gli epidemiologi hanno capito qualcosa in più sui super diffusori studiando la SARS, un’altra grave sindrome respiratoria emersa in Cina nel novembre del 2002, e in seguito contenuta. Un medico, che aveva trattato alcuni casi di SARS, si era trasferito brevemente a Hong Kong per partecipare a un matrimonio. Durante la sua permanenza in albergo, infettò 16 altre persone, tutte con camere sullo stesso piano della stanza del medico. Gli ospiti infetti viaggiarono poi verso altre destinazioni, come Singapore, Vietnam, Taiwan e Canada, portando a casi della malattia a migliaia di chilometri di distanza dalla Cina.

Il medico aveva fatto evidentemente da super diffusore. Successive ricerche permisero di identificare altri individui che da soli avevano infettato decine di altre persone.

I casi con altre malattie infettive non mancano. Nel 1998, per esempio, uno studente di una scuola superiore in Finlandia contagiò 22 persone con il morbillo. Nel 1995 nella Repubblica Democratica del Congo 50 casi di ebola furono ricondotti a due soli super diffusori.