Anthony Davis e LeBron James (Ezra Shaw/Getty Images)
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  • martedì 22 ottobre 2019

La nuova imprevedibile stagione NBA

Si comincia stanotte con le prime due partite e soprattutto senza una grande favorita, dopo gli stravolgimenti estivi che hanno cambiato quasi tutto

Anthony Davis e LeBron James (Ezra Shaw/Getty Images)

Questa notte, con le prime due partite della stagione regolare, Toronto Raptors-New Orleans Pelicans e Los Angeles Clippers-Los Angeles Lakers, inizia ufficialmente la 74ª edizione della NBA, il miglior campionato di basket al mondo. Da questa notte si giocherà quasi ogni giorno fino al 15 aprile 2020, ultima giornata della stagione regolare prima dell’inizio dei playoff, che si svolgeranno nei mesi di aprile e maggio per finire a giugno, con le finali. Ci si aspetta un campionato completamente diverso da quelli degli ultimi anni, dopo stravolgimenti estivi che hanno cambiato intere squadre e scombussolato gli equilibri della lega.

Partiamo dai campioni in carica, i Toronto Raptors. Difficilmente i canadesi riusciranno a difendere il titolo o anche solo ad avvicinarsi alle finali. Hanno perso il loro giocatore più forte, Kawhi Leonard, il cui arrivo a Toronto lo scorso anno coincise con il primo storico titolo NBA della franchigia. Leonard è andato ai Los Angeles Clippers da free agent senza che la squadra ricevesse nulla in cambio, così come Danny Green, altro membro fondamentale dell’anno scorso. A Toronto – nel cui staff continua a lavorare l’allenatore italiano Sergio Scariolo, vincitore degli ultimi Mondiali con la Spagna – sono rimasti Pascal Siakam, Kyle Lowry, Marc Gasol e Serge Ibaka.

La vittoria del titolo da parte dei Raptors ha chiuso definitivamente il ciclo vincente dei Golden State Warriors, i quali, dopo aver perso le finali, si sono trasferiti da Oakland a San Francisco, dove giocheranno nel nuovo Chase Center. Kevin Durant, miglior giocatore (MVP) di due delle ultime tre finali NBA, è andato ai Brooklyn Nets in cambio di D’Angelo Russell. È stato scambiato anche Andre Iguodala, uno dei simboli dell’ultimo ciclo vincente, trasferitosi ai Memphis Grizzlies in cambio di Julian Washburn. Altre due perdite rilevanti sono state quelle di Shaun Livingston, ritiratosi, e DeMarcus Cousins, passato ai Lakers. Inoltre Klay Thompson, uno dei tre giocatori su cui si è basata la dinastia vincente dei Warriors, non giocherà almeno fino a gennaio del prossimo anno, a causa di un infortunio subìto alle ultime finali.

Draymond Green, Stephen Curry, Klay Thompson e D’Angelo Russell (Ezra Shaw/Getty Images)

Per i Los Angeles Lakers l’ultima stagione non è stata per nulla facile: nonostante l’arrivo di LeBron James, non sono riusciti a raggiungere i playoff e hanno avuto diversi problemi societari, tra cui le discusse dimissioni di Magic Johnson da presidente. Hanno fatto però il primo grande colpo del mercato dell’estate, ingaggiando Anthony Davis, fortissimo “lungo” che per anni ha giocato a New Orleans senza vincere nulla. Ai Lakers sono arrivati anche altri giocatori che potrebbero aiutare la squadra almeno a raggiungere i playoff, per la prima volta dal 2013: Cousins, Green e l’esperto Dwight Howard. Per tornare competitivi, tuttavia, i Lakers hanno dovuto rinunciare ad alcuni dei loro giovani più interessanti, come Lonzo Ball, Josh Hart e Brandon Ingram, diventando così una squadra più forte oggi ma con meno potenziale per il futuro.

Tra le squadre NBA che hanno avuto un mercato sorprendente ci sono sicuramente i Clippers, l’altra squadra di Los Angeles, storicamente la meno forte e attraente per i grandi campioni. Ai Clippers sono arrivati due giocatori fortissimi, che oltre a essere attaccanti straordinari sono anche tra i migliori difensori del campionato: Kawhi Leonard e Paul George, che negli ultimi due anni ha giocato negli Oklahoma City Thunder. Paul è stato scambiato in un affare che tra le altre cose ha portato l’italiano Danilo Gallinari a Oklahoma. Con il loro arrivo i Clippers sono diventati improvvisamente una squadra potenzialmente da titolo, anche perché sono riusciti a tenere alcuni giocatori molto importanti del cosiddetto supporting cast.

Kawhi Leonard, Patrick Beverley, Paul George, Montrezl Harrell e Lou Williams (Josh Lefkowitz/Getty Images)

Gli equilibri sono cambiati anche nella costa atlantica. I Brooklyn Nets, l’altra squadra di New York dopo i Knicks, un tempo meno attraente per i grandi campioni, hanno preso Kevin Durant, vincitore degli ultimi due titoli di Golden State, e Kyrie Irving, che dal 2017 giocava con i Boston Celtics con risultati altalenanti. Fino allo scorso anno i Nets potevano puntare al massimo ai playoff, ora sono diventati una squadra potenzialmente da titolo, anche se dovranno gestire l’assenza temporanea di Durant, il quale sta recuperando dalla rottura del tendine d’Achille.

Alle favorite vanno aggiunte i Milwaukee Bucks e i Philadelphia Sixers. I Bucks, dopo le 60 vittorie nella scorsa stagione regolare, il primo posto nella loro conference e le vittorie contro Detroit e Boston ai playoff, hanno mantenuto l’ossatura della squadra, il cui simbolo è ancora il 24enne Giannis Antetokounmpo, miglior giocatore della passata stagione. Anche Philadelphia ha mantenuto quasi intatta la squadra eliminata lo scorso anno ai quarti dei playoff da Toronto: le prestazioni di Ben Simmons, Joel Embiid e di Al Horford, ultimo arrivato dai Boston Celtics, saranno determinanti.

Giannis Antetokounmpo (Ronald Martinez/Getty Images)

A Houston, invece, c’è molta curiosità e anche qualche dubbio sul modo in cui Westbrook e Harden giocheranno insieme nei Rockets. A entrambi piace molto tenere il possesso della palla, sono centralizzatori del gioco offensivo ed estremamente produttivi. Con lo scambio tra Westbrook e Chris Paul, comunque, i Rockets sono riusciti a ringiovanirsi e tenersi allo stesso tempo Eric Gordon e Clint Capela, due giocatori fondamentali nelle ultime stagioni. Punteranno al titolo, come dopotutto avevano fatto nelle passate stagioni, quando però si erano scontrati con lo strapotere dei Warriors.

Infine, il grande colpo del mercato estivo è stato l’arrivo via draft di Zion Williamson ai New Orleans Pelicans, su cui per mesi si erano sviluppate aspettative e attese come non succedeva dall’esordio di LeBron James. Lo scorso anno Williamson ha giocato per Duke, la prestigiosa università della North Carolina, facendo parlare tantissimo e dimostrando di avere un grandissimo talento. Accanto a lui i Pelicans hanno preso altri giovani molto interessanti come Lonzo Ball e Brandon Ingram, arrivati nella sofferta trattativa che ha portato Anthony Davis ai Lakers. I Pelicans sono inoltre riusciti a tenersi l’ottimo Jrue Holiday e ad aggiungere un giocatore esperto come JJ Redick da Philadelphia. Nei Pelicans giocherà anche l’italiano Nicolò Melli, che farà il suo esordio in NBA a 28 anni.

Zion Williamson (Chris Graythen/Getty Images)

Tutto sommato gli equilibri in NBA sono cambiati a tal punto da rendere inizialmente indecifrabile la nuova stagione. Ci sono alcune squadre rigenerate, come i Lakers, i Clippers e i Nets, altre che hanno perso qualcosa ma che non si possono mai sottovalutare, come nel caso dei Warriors, e altre ancora, considerate forti, che non sono state particolarmente coinvolte dai movimenti di mercato, come i Philadelphia 76ers e i Boston Celtics, ma che potrebbero comunque ottenere buoni risultati. E poi ci sono quelle uscite dal mercato estivo con le ossa rotte, come i Toronto Raptors e soprattutto i New York Knicks, i veri sconfitti del mercato che a partire da questa stagione potrebbero assistere all’affermazione dei loro vicini di Brooklyn.

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