Enes Kanter in una conferenza stampa nel 2017 (Eduardo Munoz Alvarez/Getty Images)
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  • martedì 15 ottobre 2019

L’oppositore di Erdoğan nella NBA

Enes Kanter dei Boston Celtics è il più famoso oppositore del presidente turco tra gli sportivi in attività, e ne paga le conseguenze

Enes Kanter in una conferenza stampa nel 2017 (Eduardo Munoz Alvarez/Getty Images)

L’operazione militare turca nel nordest della Siria contro i curdi siriani sta avendo strascichi e ripercussioni secondarie anche nel mondo dello sport professionistico. Proprio in questi giorni si stanno giocando gli ultimi turni delle Qualificazioni agli Europei di calcio del 2020, con la Turchia è in piena corsa per l’accesso alla fase finale: nelle ultime due partite — una vittoria contro l’Albania e un pareggio con la Francia — i giocatori turchi hanno rivolto saluti militari verso il loro pubblico in sostegno all’unità nazionale e alla recente operazione militare, così come altri di loro avevano fatto in precedenza con messaggi pubblicati sui social network.

Il sostegno di molti sportivi turchi al governo di Recep Tayyip Erdoğan è stato interpretato anche come una scelta obbligata, dovuta alle pressioni del governo nel tentativo di proteggere la sua immagine all’estero. Ma fra i più noti sportivi turchi ci sono anche fermi oppositori, come Hakan Sukur, ex attaccante di Inter e Parma, che di recente ha scritto: «La mia è una lotta per la giustizia, per la democrazia, per la libertà e per la dignità umana. Non mi importa quello che posso perdere se a vincere è l’umanità». Dopo essere stato eletto in parlamento, Sukur ha infatti assunto posizioni molto critiche nei confronti del governo di Erdoğan, che a sua volta lo ha accusato di essere un favoreggiatore del tentato colpo di stato del 2016. Da quando gli sono stati confiscati tutti i beni, Sukur si è trasferito negli Stati Uniti, paese in cui abita e lavora anche il più famoso oppositore di Erdogan tra gli sportivi turchi in attività.

Enes Kanter ha 27 anni ed è uno dei migliori cestisti europei attualmente in NBA. Nato a Zurigo da genitori turchi e cresciuto in Turchia, esordì tra i professionisti con il Fenerbahce nel 2008. L’anno successivo si trasferì negli Stati Uniti, dove però non gli fu possibile giocare subito nel campionato universitario NCAA a causa dei compensi ricevuti dal Fenerbahce per la stagione disputata in precedenza. Nel 2011 entrò comunque nella lista dei giocatori disponibili per il Draft NBA come terza scelta assoluta dopo Kyrie Irving e Derrick Williams. Fu selezionato dai Brooklyn Nets, che poi lo fecero rientrare in uno scambio con gli Utah Jazz. Negli ultimi nove anni Kanter ha giocato con Utah, Oklahoma City, New York e Portland. Da questa stagione farà parte dei Boston Celtics.

(Maddie Meyer/Getty Images)

Kanter è musulmano ed è cresciuto seguendo le dottrine del movimento Hizmet fondato dal predicatore e studioso musulmano Fethullah Gülen. È uno dei tanti che hanno studiato nella grande rete di scuole private che il movimento di Gülen ha istituito in tutto il Medio Oriente negli ultimi trent’anni. Gülen è il principale avversario politico di Erdoğan: vive in esilio autoimposto in Pennsylvania dal 1999 e nonostante questo è ritenuto dal governo il responsabile del tentato colpo di stato avvenuto nel luglio del 2016.

Secondo Erdoğan e i suoi alleati, Hizmet rappresenta uno «stato nello stato», una specie di organizzazione segreta che tenta tuttora di rovesciare il governo in carica. Dopo il colpo di stato fallito, il governo turco si è servito di queste accuse per giustificare la rimozione e l’incarceramento di migliaia di agenti di polizia, magistrati e funzionari statali. Tanti altri sostenitori di Gülen sono stati osteggiati e perseguitati, compreso Kanter, che nel 2016 rese pubbliche le sue posizioni insultando pubblicamente Erdoğan.

Dopo quell’episodio, nel 2017 rimase bloccato per ore nell’aeroporto di Bucarest, di ritorno dall’Indonesia, dopo che la Turchia annullò la validità del suo passaporto. Pochi giorni dopo fu accusato di essere tra i favoreggiatori del colpo di stato e la procura turca chiese in contumacia quattro anni di reclusione. Kanter — che da allora è apolide per aver perso la cittadinanza — disse di non avere intenzione di lasciare gli Stati Uniti per tornare nel suo paese natale e non cambiò le sue posizioni critiche nei confronti dell’attuale governo.

Come ha scritto recentemente su Twitter, le condizioni di esilio in cui di fatto si trova a vivere gli impediscono di vedere i familiari da cinque anni: suo padre è stato condannato a quindici anni di carcere, i suoi fratelli, che non ha modo di contattare, non riescono a trovare un impiego e non possono lasciare la Turchia dopo la confisca dei passaporti. Il fratello minore, anche lui cestista, è stato invece espulso dalle nazionali turche e vive in Spagna. Lui, negli Stati Uniti, riceve inoltre continue minacce di morte e ha subito anche alcuni tentativi di aggressione.

Per gli stessi motivi Kanter non può partecipare alle trasferte europee della NBA. Lo scorso gennaio, quando dovette saltare la trasferta a Londra con i Knicks, disse: «È piuttosto triste il modo in cui queste storie stiano influenzando la mia carriera. Vorrei essere là fuori e aiutare la mia squadra a vincere. Ma solo per colpa di un folle, maniaco e dittatore non posso nemmeno fare il mio lavoro. Lì a Londra hanno un sacco di spie, potrebbe accadermi qualcosa in qualsiasi momento».

Nel frattempo la Turchia ha emesso una red notice contro di lui, cioè una richiesta all’Interpol di localizzare, arrestare ed estradare un criminale o sospetto tale. A maggio, inoltre, le reti nazionali turche non hanno trasmesso la serie dei playoff NBA tra Golden State e la sua penultima squadra, i Portland Trail Blazers.

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