Jennifer Lopez alla sfilata di Versace, Milano, 20 settembre (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
  • Moda
  • lunedì 23 settembre 2019

Le foto della settimana della moda di Milano

Con la sfilata "riflessiva" di Prada, quella sul potere di Gucci e Jennifer Lopez, soprattutto

Jennifer Lopez alla sfilata di Versace, Milano, 20 settembre (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Domenica 22 settembre Gucci ha chiuso le sfilate della Settimana della moda di Milano, iniziata mercoledì 18 settembre con la sfilata di Prada, dove le più importanti aziende di moda – italiane ma non solo – hanno presentato le collezioni uomo e donna ready-to-wear (cioè gli abiti da portare ogni giorno) per la primavera/estate 2020.

La sfilata di Gucci si è fatta notare per una riflessione sul potere, che non sarebbe più dispotico, concentrato e riconoscibile ma frammentato e comunque in grado di «imporre regole di comportamento che vengono interiorizzate dagli individui», per le citazioni del concetto di biopolitica del filosofo Michel Foucalt e un invito a resistere incoraggiando la nascita di nuovi modi ed espressioni della personalità per sfuggire alla pressione delle norme sociali.

La modella Ayesha Tan Jones sfila con sulle mani la scritta  “Mental health is not fashion” (“La salute mentale non è moda”) per protestare contro la strumentalizzazione fatta da parte di Gucci di questo tema. Nella sfilata, infatti, lei come le altre modelle hanno sfilato indossando una divisa bianca simile a una camicia di forza.  (Jacopo Raule/Getty Images) 

La sfilata di Prada aveva invece aperto la settimana della moda milanese con una riflessione sul consumismo (dopo anni di crisi nelle vendite), sulla necessità di consumare per continuare a creare e insieme sulla necessità di creare qualcosa che duri nel tempo e riflettere su ciò che conti davvero.

Nel mezzo ci sono state la collezione omaggio al cubismo di Picasso di Moschino e soprattutto Jennifer Lopez alla sfilata di Versace, dove si è presentata in passerella indossando una nuova versione (senza maniche, con più pelle scoperta sulla schiena e sui fianchi) di un famosissimo abito di venti anni fa, il “jungle dress” che indossò ai Grammy Awards (i più importanti premi musicali americani) il 23 febbraio del 2000. Vanessa Friedman, la critica di moda del New York Times, ha scritto che se c’è mai stato un momento capace di cristallizzare il cambiamento – o meno – della moda dall’inizio del nuovo millennio, è stato questo. Aggiungendo purtroppo che nella maggior parte dei casi le aziende a Milano hanno sfilato con moltissimi richiami al “patrimonio” o al “DNA”, proponendo riadattamenti della stessa moda di vent’anni fa.

(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

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