Valentin Flauraud/Keystone via AP
  • Mondo
  • lunedì 29 luglio 2019

Anche sul Monte Bianco c’è troppa gente

Ed è troppo spericolata e impreparata, peraltro mentre il cambiamento climatico rende la montagna sempre più pericolosa

Valentin Flauraud/Keystone via AP

Ogni estate almeno 20mila persone provano ad arrivare in cima al Monte Bianco, la montagna più alta delle Alpi, la cui vetta si trova a 4.810 metri. Un po’ come succede per tante altre famose montagne del umondo, l’Everest su tutte, il Monte Bianco è quindi diventato una meta turistica, non solo un obiettivo per alpinisti esperti. Per la sua posizione, al confine tra Francia e Italia, e per la relativa semplicità della via normale, il Monte Bianco si può raggiungere più in fretta e con meno soldi rispetto a molte altre montagne di uguale fama.

Questo, nella percezione di molti, rende la salita del Monte Bianco una scalata facile, a portata di mano. Non è davvero così: il Monte Bianco è comunque una montagna complicata e potenzialmente pericolosa, e lo sta diventando ancora di più per via del cambiamento climatico. Da qualche mese sono in vigore nuove misure per provare a gestire la situazione, ma c’è chi sostiene che non siano sufficienti.

La prima ascesa al Monte Bianco risale al 1786, e fu portata a termine dal cercatore di cristalli Jaques Balmat e dal medico Michel Gabriel Paccard. Fu un’impresa che per molti coincide con la nascita dell’alpinismo e diede il via al periodo noto come “fase di conquista”, in cui a una a una vennero salite tutte le montagne alpine alte più di quattromila metri. Nei decenni successivi l’alpinismo si trasformò da attività scientifica ed esplorativa a impresa sportiva, fino a diventare, in anni recenti, un’attività di massa. Jean-Marc Peillex – sindaco di Saint-Gervais, la città francese da cui parte la più praticata via verso la vetta del Monte Bianco – ha detto al New York Times: «Siamo passati da una generazione di alpinisti a una generazione di turisti che vanno in cima al Monte Bianco per un selfie».

È da più di dieci anni che Peillex parla di questo problema. In molti se ne erano accorti l’estate scorsa, quando scrisse una lettera – ripresa da molti giornali – intitolata: “Abbiamo raggiunto la vetta della mancanza di rispetto?“. Nella lettera, Peillex elencava alcuni dei problemi che si erano verificati: parlava di persone che avevano provato a salire in vetta con un cane, di persone che avevano messo tende dove era rischioso (anche in cima), di persone senza ramponi e, in alcuni casi, addirittura con scarpe da ginnastica. Raccontò anche che c’erano delle guide abusive e che quelle vere erano state in alcuni casi insultate e addirittura prese a pugni da persone che, seppur in discesa, pretendevano di avere la precedenza su quelle in salita. Parlò anche di un bivacco, teoricamente aperto a tutti, che era stato «privatizzato» da un gruppo di turisti. Più di recente Antoine Rattin – gestore del rifugio Goûter, il più frequentato da chi punta alla vetta – ha detto che molte persone si presentano senza prenotazione, pretendendo tra l’altro di dormire nella struttura senza pagare.

Per salire al Monte Bianco ci sono diverse vie, sia dall’Italia che dalla Francia. Solo due però sono accessibili anche da turisti che non siano esperti alpinisti, pur richiedendo una buona forma fisica e una minima esperienza di alpinismo in alta quota. Sono la “via normale francese”, scelta da tre quarti delle persone che arrivano in cima, e la “via dei Trois Mont”, anch’essa francese, scelta dalla maggior parte delle persone che non scelgono la via normale.

Sono percorsi molto lunghi e faticosi, ma senza passaggi impegnativi o pericolosi. Presentano comunque i pericoli tipici delle vie di alta montagna, dal mal di montagna alla caduta di seracchi a quella di pietre e alla rapidità con cui cambiano le condizioni meteo. Nel caso della via normale francese per esempio, si passa in un canalone che il New York Times definisce «una pista da bowling per le rocce che cadono» e, in seguito, poco prima della vetta, su una stretta cresta di neve e ghiaccio, dove un passo sbagliato può causare la morte. L’altra via prevede alcuni passaggi in aree instabili in cui, senza che lo si possa prevedere prima, capita che si stacchino neve e ghiaccio.

Pur essendo pericoli comuni, in alta montagna, diventano molto più allarmanti quando devono farci i conti troppe persone tutte insieme, e quando una parte di quelle persone non è pratica di situazioni di pericolo, lettura di condizioni meteorologiche o gestione della fatica in altitudine. Secondo una recente analisi, tra il 1990 e il 2017 solo in un particolare tratto della via normale francese, che si percorre in circa tre ore, sono morte più di 100 persone. In più, un quarto delle persone soccorse erano principianti che stavano scalando senza l’accompagnamento di una guida professionista, che in genere costa almeno 1.000 euro per due persone.

All’aumento delle persone e alla diminuzione del livello generale di competenze alpinistiche, va aggiunto il cambiamento climatico. Il Monte Bianco viene scalato d’estate e durante il Ventesimo secolo le temperature medie sono aumentate di circa due gradi. La conseguenza è che le nevi e i ghiacci si sciolgono prima e di più, spesso in modi imprevisti, creando frane e valanghe e rendendo più pericolose molte vie. Ludovic Ravanel, esperto di evoluzione dei paesaggi alpini, ha spiegato al New York Times che nel Grand Couloir, uno dei punti più difficili della scalata attraverso la via normale francese, «il momento di massime frane coincide con il momento di passaggio della maggior parte delle persone».

Come spiega Montagna.tv, in previsione della stagione estiva di quest’anno, iniziata a maggio, ad aprile la prefettura dell’Alta Savoia ha introdotto nuove regole per l’ascesa al Monte Bianco. Prevedono, per chi inizia la salita verso la vetta, l’esibizione della ricevuta di una prenotazione per il pernottamento presso uno dei rifugi, oltre che il divieto al campeggio libero, che molti praticavano anche in luoghi chiaramente pericolosi, peraltro lasciando escrementi e rifiuti vari. Come spiega Montagna.tv, «per i trasgressori sono previste azioni penali (fino a due anni di carcere e 300.000 euro di multa per reati ambientali) e amministrative (ammende fino a 15.000 euro)». Più di recente sono state introdotte anche alcune restrizioni nei confronti di chi, sfruttando venti favorevoli, arrivava sul Monte Bianco facendo parapendio.

I nuovi controlli non prevedono però nessun tipo di limitazione, e praticamente nessuna possibilità di sanzione, nei confronti dei principianti che – seppur con una prenotazione per il rifugio – si apprestano a scalare il Monte Bianco senza le necessarie competenze e attrezzature, e non accompagnati da una guida. Il New York Times ha scritto che «un approccio di questo tipo violerebbe il principio, molto forte in Francia, in base al quale l’alta montagna è uno spazio libero, che non può essere soggetto a controlli draconiani». Non tutti sono però di quest’idea e c’è anche chi pensa all’introduzione di un numero chiuso per l’accesso alla vetta, che al momento è tentato da almeno 300 persone al giorno. Tra chi vorrebbe più controlli continua a esserci Peillex, che ha detto: «Le persone devono capire che scalare il Monte Bianco non è come andare al cinema».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.