Pedro Sànchez (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

Guida alle elezioni europee in Spagna

I Socialisti di Pedro Sánchez sono i grandi favoriti, dopo la vittoria di fine aprile, ma c'è da tenere d'occhio anche i partiti locali più piccoli, soprattutto in Catalogna

Pedro Sànchez (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

«In Spagna le elezioni meno conosciute dalla gran parte della popolazione nazionale si terranno il 26 maggio e coincideranno con alcune elezioni regionali e municipali che attireranno le attenzioni di tutti». Il quotidiano spagnolo Confidencial ha descritto così il voto di domenica in Spagna per eleggere il nuovo Parlamento europeo, che qui come altrove è considerato da molti meno rilevante rispetto alle Assemblee locali. In Spagna, inoltre, la campagna elettorale va avanti quasi ininterrottamente dal giugno 2018, quando dopo la sfiducia all’allora governo conservatore del primo ministro Mariano Rajoy arrivò al potere Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista (PSOE), grazie a una maggioranza poco stabile che lo costrinse pochi mesi dopo a convocare elezioni anticipate.

In Spagna il voto europeo arriva quindi in un momento di relativa stanchezza, appena un mese dopo la vittoria di Sánchez alle politiche, che si sono tenute alla fine di aprile.

Ci sono tre cose però che stanno mantenendo alto l’interesse: la presenza di una circoscrizione elettorale unica in tutto il territorio nazionale, che costringe le forze politiche più piccole – in Spagna molto influenti – ad acrobazie notevoli per garantirsi qualche seggio; la coincidenza con le elezioni locali in diverse comunità autonome, tra cui quella di Madrid, nella quale negli ultimi mesi c’è stata una specie di telenovela drammatica dentro Podemos; e la prospettiva che Sánchez diventi l’unico leader di sinistra di un grande paese dell’Europa occidentale a guadagnare seggi rispetto alla destra radicale o populista.

Pedro Sánchez e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (AP Photo/Andreea Alexandru)

Il sistema elettorale spagnolo per le europee è proporzionale, un’unica circoscrizione con liste bloccate. Vista da qui potrebbe sembrare poca cosa, ma in Spagna, dove spesso la politica locale c’entra poco con quella nazionale, fa tutta la differenza del mondo.

Il fatto che non ci siano circoscrizioni provinciali o regionali ha fatto sì che piccole forze politiche “localiste”, quindi presenti solo in una certa area della Spagna, siano state costrette ad allearsi tra loro per non rischiare di rimanere fuori dal Parlamento europeo. Per esempio tutta la galassia di partiti locali e nazionali che da anni circonda Podemos – Izquierda Unida, Podemos, Catalunya en Comú, En Comú Podem-Barcelona en Comú, altri indipendenti – si è unita sotto la lista Unidas Podemos Cambiar Europa. Diversi partiti nazionalisti e indipendentisti di sinistra – EH Bildu (basco), Esquerra Republicana (catalano), Bloque Nacionalista Galego (galiziano), Andecha Astur (asturiano), Ahora Canarias (delle isole Canarie) – si sono uniti nella lista Ahora Repúblicas. Altri partiti nazionalisti di centro e destra – PNV (basco), Coalición Canaria (delle isole Canarie), Compromiso por Galicia (galiziano), Agrupación Atarrabia (navarro), Proposta per les Illes Balears (delle isole Baleari), e Demòcrates Valencians (valensiano) – hanno formato la Coalición por una Europa Solidaria.

In molti casi questi partiti non hanno grandi temi in comune, perché si concentrano quasi esclusivamente sulle questioni di livello locale.

Uno dei casi più emblematici è quello della Catalogna, dove negli ultimi anni partiti e liste come Esquerra Republicana (ERC), Barcelona en Comú e Junts per Catalunya (JuntsxCat), il partito di centrodestra dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, hanno dibattuto di strategie per raggiungere o meno l’indipendenza, e poco altro.

In Catalogna le elezioni europee saranno anche un’occasione per stabilire nuove gerarchie all’interno del fronte indipendentista: saranno candidati sia Oriol Junqueras, leader di ERC e di Ahora Repúblicas che si trova in prigione da quasi due anni, sia Puigdemont, che è riuscito finora a evitare il maxiprocesso contro i leader indipendentisti catalani stabilendosi in Belgio. Fino alla scorsa settimana i sondaggi dicevano che era avanti Junqueras, che potrebbe diventare il primo candidato eletto al Parlamento europeo mentre si trova in prigione, anche se il partito di Puigdemont sembra avere recuperato qualcosa. Comunque andrà, la campagna elettorale in Catalogna ha già mostrato diverse eccezionalità, come per esempio gli interventi video di Junqueras e Puigdemont trasmessi rispettivamente dal carcere e dall’estero.

Oriol Junqueras a Madrid nel giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento. A Junqueras e agli altri tre indipendentisti eletti deputati che si trovano in prigione è stata data l’autorizzazione a partecipare all’insediamento del nuovo Parlamento, anche se scortati da alcuni poliziotti. Madrid, 21 maggio 2019 (AP Photo/Bernat Armangue, Pool)

Alle elezioni di domenica, accanto ai partiti locali ci saranno anche quelli nazionali: Il Partito Socialista (sinistra), il Partito Popolare (destra), Vox (destra radicale), i Verdi (sinistra) e Ciudadanos (centrodestra). Qui tutti i capilista. La Spagna ha diritto a eleggere 54 eurodeputati, che in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea diventeranno 59.

Al momento il partito spagnolo con più rappresentanti in Europa è il PP (17), che fa parte del Partito Popolare Europeo, di centrodestra, davanti al PSOE (14 seggi, se si conta anche quello del Partito Socialista della Catalogna, la sezione catalana del PSOE), che fa parte invece dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, di centrosinistra. Podemos (5 europarlamentari) appartiene al gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, di cui fa parte anche Izquierda Unida (2). Dell’ALDE, i liberali guidati da Guy Verhofstadt, fanno parte tra gli altri Ciudadanos (1), il Partito Nazionalista Basco (1) e il PDeCAT (1), il partito che era di Carles Puigdemont.

Stando all’ultimo sondaggio realizzato dalla società GAD3, i Socialisti spagnoli diventeranno il primo partito spagnolo in Europa con 19-20 seggi e circa il 10 per cento in più dei voti ottenuti alle ultime elezioni europee, tenute nel maggio 2014. Il secondo partito dovrebbe rimanere il PP, che però perderebbe 5 seggi e circa il 7 per cento dei voti rispetto al 2014. Poi verrebbero Ciudadanos, con 8-9 seggi, Podemos, con 6-7 seggi, Vox, con 3-4 seggi, JxCat, con 2-3 seggi, Ahora Repúblicas, con 1-2 seggi, e Coalición por Europa, 0-1 seggi.

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Questo articolo fa parte di una serie di guide alle elezioni europee del 2019. Qui trovate tutte le altre pubblicate finora.

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