Mariano Rajoy (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)
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  • venerdì 1 giugno 2018

In Spagna il governo Rajoy è stato sfiduciato

Dopo l'ennesimo scandalo che ha coinvolto il suo partito: il nuovo primo ministro è il socialista Pedro Sánchez

Mariano Rajoy (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

Il Parlamento spagnolo ha approvato la mozione di sfiducia presentata contro il governo del primo ministro conservatore Mariano Rajoy con 180 voti a favore, 1 astensione e 169 contrari. La mozione era stata presentata dal principale partito di sinistra spagnolo, il Partito socialista (PSOE), che negli ultimi giorni aveva ricevuto l’appoggio anche degli indipendentisti catalani e dei nazionalisti baschi. Rajoy, al governo dal 2011, dovrà dare immediatamente le proprie dimissioni al re spagnolo, Felipe VI: il suo posto è stato preso da Pedro Sánchez, leader del PSOE, che è il nuovo capo del governo della Spagna.

Gli ultimi giorni in Spagna sono stati molto turbolenti. La mozione di sfiducia, che inizialmente non sembrava poter avere grandi possibilità di successo, è stata presentata dopo le condanne del cosiddetto “caso Gürtel”, l’enorme scandalo che ha coinvolto diversi uomini d’affari vicino all’imprenditore spagnolo Francisco Correa e molti esponenti del Partito popolare (PP), la forza a cui appartiene Rajoy. Le condanne hanno riguardato diversi tipi di reati, tra cui corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale, e hanno rivelato un’ampia rete di attività criminali legate per lo più a finanziamenti illegali del PP, soprattutto nelle comunità autonome di Madrid e Valencia. Il “caso Gürtel” è stato l’ennesimo scandalo a coinvolgere il PP negli ultimi anni.

I partiti che hanno appoggiato la mozione di sfiducia presentata dal PSOE e da Sánchez sono stati diversi. Anzitutto Unidos Podemos, alleanza elettorale di sinistra che comprende tra gli altri Podemos, il partito di Pablo Iglesias, e i comunisti di Izquierda Unida. Poi gli indipendentisti catalani, sia Esquerra Republicana (ERC, di sinistra) che il PDeCAT (di centrodestra, il partito dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont); Compromìs, coalizione di sinistra della comunità autonoma valenciana; EH Bildu, coalizione indipendentista basca di sinistra; e Nueva Canarias, partito nazionalista di centrosinistra delle Canarie. Infine, più importante – non per numero di seggi ma per peso politico – hanno votato a favore della mozione di sfiducia anche i deputati del Partito nazionalista basco (PNV, di centrodestra), che fino a ieri aveva mantenuto una posizione piuttosto vaga e che solo pochi giorni fa aveva appoggiato la legge di bilancio presentata dal PP in Parlamento.

Con l’approvazione della mozione di sfiducia, si apre in Spagna una fase politica inedita. Anzitutto Rajoy deve dare immediatamente le dimissioni al re Felipe VI e Sánchez, dice la Costituzione spagnola, si “intenderà incaricato” automaticamente dal Parlamento. Il re nominerà Sánchez capo del governo nei prossimi giorni (è il procedimento previsto per le mozioni di sfiducia “costruttive”, cioè quelle dove il vecchio capo del governo viene considerato destituito solo se c’è già una maggioranza che ne appoggia uno nuovo: in Italia non funziona così). Sánchez ha assicurato che è sua volontà convocare elezioni anticipate, ma non ha proposto alcuna data. L’ipotesi di elezioni anticipate era sostenuta anche da Ciudadanos, che per giorni aveva chiesto a Rajoy di dimettersi, scelta che avrebbe fatto decadere la mozione di censura. Ciudadanos, che però si era rifiutato di appoggiare la mozione di Sánchez, avrebbe voluto sfruttare i grandi consensi che gli attribuivano i sondaggi, alcuni dei quali lo davano come primo partito a livello nazionale.

Le questioni politiche che potrebbero aprirsi dopo la sfiducia a Rajoy sono principalmente due. La prima riguarda lo scontro interno al PP per la leadership. Diversi importanti dirigenti del PP, scrive la stampa spagnola, hanno chiesto che Rajoy si faccia da parte e che favorisca la nomina di un altro presidente di partito. Non è chiaro però cosa succederà, anche perché per il momento la direzione nazionale continua a difendere Rajoy, considerato la miglior garanzia all’unità del partito. La seconda questione riguarda il nuovo governo guidato dal PSOE, una forza politica che alle ultime elezioni ha ottenuto il 22 per cento dei voti e che oggi è stato appoggiato in Parlamento dagli indipendentisti catalani. Sánchez ha promesso loro di avviare un nuovo dialogo sullo status della Catalogna, una cosa che Rajoy di fatto si era rifiutato di fare, ma ha specificato che i negoziati dovranno rimanere all’interno delle regole stabilite dalla Costituzione spagnola e dallo Statuto di autonomia della Catalogna.

Poco dopo l’approvazione della mozione di sfiducia, Puigdemont ha scritto, riferendosi alla caduta di Rajoy: «Se fossimo gente che cerca vendetta, oggi potremmo già dirci soddisfatti. Ma visto che siamo gente di giustizia, non possiamo celebrare nulla. Abbiamo davanti una grande lotta e un lungo cammino per vincere le ingiustizie, che sono molte e persistenti».

Quella discussa oggi in Parlamento è la quarta mozione di sfiducia presentata contro un governo nella storia della Spagna dall’approvazione della Costituzione nel 1978, ed è la prima a essere approvata.

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