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  • sabato 23 marzo 2019

È stato consegnato il rapporto Mueller

Le indagini del procuratore speciale su Trump e la Russia sono state chiuse: le conclusioni sono in mano al procuratore generale, che dovrà decidere cosa farne fra molte pressioni

(Alex Wroblewski/Getty Images)

Ieri sera il procuratore speciale statunitense Robert Mueller, che da circa due anni indaga sui rapporti fra Donald Trump e la Russia e altre faccende collegate, ha annunciato di aver chiuso la propria indagine e di aver consegnato le sue conclusioni al procuratore generale, William Barr. È un momento potenzialmente cruciale per la storia recente americana: fra poco diventeranno pubblici i risultati di un’indagine molto approfondita nata intorno a due accuse gravissime, cioè che Trump abbia vinto le elezioni presidenziali del 2016 perché aiutato da una potenza straniera (la Russia) e che in seguito abbia cercato di bloccare le prime indagini sul suo conto, per esempio licenziando l’allora direttore dell’FBI James Comey. Nessun presidente americano si era mai trovato in una situazione del genere.

Quanto del rapporto diventerà pubblico dipenderà soprattutto da Barr, che in queste ore lo sta leggendo e ha già fatto sapere che potrebbe aggiornare i presidenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato «entro il weekend».

Prima che Mueller annunciasse la chiusura delle indagini, Trump aveva invitato Barr a pubblicare l’intero rapporto, sostenendo di non avere niente da nascondere. Difficilmente però leggeremo il rapporto integrale, dato che potrebbe contenere decine di informazioni sensibili e altre su cui Trump potrebbe comunque esercitare il cosiddetto “privilegio esecutivo” (un’etichetta che nella prassi del diritto americano serve a proteggere le comunicazioni fra il presidente e i suoi collaboratori). Nelle ultime ore diversi candidati Democratici alla presidenza hanno invitato Barr a rendere pubblico il rapporto nel più breve tempo possibile.

Sul rapporto in sé non sappiamo praticamente niente: né quanto sia lungo né cosa ci sia scritto. Potrebbe essere uno scarno documento in “legalese” che riassuma sinteticamente se e quali leggi si ipotizza che Trump e il suo comitato abbiano violato; oppure potrebbe essere un lungo ed esaustivo testo che racconti la storia del caso Russia. Fra le poche cose che sappiamo per certo, perché è stata confermata da varie fonti a NBC News e Associated Press, è che alla chiusura delle indagini Mueller non ha raccomandato ulteriori incriminazioni. Trump stesso peraltro non può essere incriminato mentre è in carica da presidente, secondo l’interpretazione più condivisa della Costituzione statunitense.

Diversi analisti hanno comunque fatto notare che Trump rimane al centro di altre inchieste in giro per il paese – fra cui quella a New York a cui sta collaborando il suo ex faccendiere e avvocato Michael Cohen – e che altre procure potrebbero decidere di approfondire alcuni passaggi appena accennati dal rapporto di Mueller.

L’indagine di Mueller ha infatti moltissimi filoni, così tanti che è facile perdere il filo: c’è quello sul furto delle mail del Partito Democratico per opera di alcuni hacker russi, poi diffuse attraverso WikiLeaks; poi c’è quello sulle interferenze russe attraverso i finti account sui social network; poi quello sul progetto per la costruzione della Trump Tower a Mosca; un altro ancora comprende le decine di incontri che il comitato elettorale di Trump ha avuto con i funzionari russi; c’è poi quello sulle presunte trattative per intervenire sulle sanzioni ai danni della Russia; e poi c’è quello sulle accuse di ostruzione alla giustizia, che riguardano le pressioni di Trump sull’ex capo dell’FBI James Comey perché interrompesse le indagini, e sul suo licenziamento.

Tra le persone coinvolte ce ne sono alcune già condannate o che si sono dichiarate colpevoli, come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex presidente del comitato elettorale di Trump Paul Manafort, l’ex consigliere George Papadopulus e l’ex avvocato di Trump Michael Cohen. Altre invece sono per ora solo incriminate, come il consigliere di Trump Roger Stone e vari funzionari russi: in tutto parliamo di una trentina di persone.

Le conseguenze sulla presidenza Trump dipenderanno molto dai contenuti del rapporto: se le conclusioni di Mueller saranno così gravi da rendere Trump indifendibile – difficile, visto che la maggior parte dei Repubblicani lo sostiene ancora dopo anni di figuracce e storie molto negative sul suo conto – si parlerebbe di nuovo del processo di impeachment. Se invece saranno gravi ma non gravissime, i Democratici dovranno forse rimangiarsi qualche accusa fra quelle avanzate negli ultimi due anni.