(Oliver Contreras-Pool/Getty Images)
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  • giovedì 21 marzo 2019

L’atteso rapporto Mueller

Si attende a breve la conclusione dell'indagine su Donald Trump e la Russia: non si sa cosa dirà né con che effetti, ma difficilmente sarà la fine dei problemi per la Casa Bianca

(Oliver Contreras-Pool/Getty Images)

L’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulle interferenze russe nella campagna elettorale presidenziale statunitense del 2016 e sulle collusioni tra funzionari russi e il comitato elettorale di Donald Trump va avanti ormai da quasi due anni, e dovrebbe essere vicina alla sua conclusione. Da giorni, infatti, basandosi su alcuni indizi, i giornali americani scrivono che a breve Mueller dovrebbe consegnare quello che è già diventato famoso come “Mueller report”, un documento di cui si sa ancora molto poco ma che dovrebbe riassumere i risultati dell’indagine, e proporre eventuali azioni legali per punire i reati ipotizzati a carico di Trump e delle altre persone coinvolte.

Il documento è molto atteso, e sono almeno un paio di settimane che i giornalisti americani ne annunciano l’imminente diffusione: per ora, non è ancora successo. Ma oltre alla data, non si sa nemmeno in cosa consisterà di concreto il rapporto: l’indagine di Mueller infatti non ha dei veri precedenti, e ci sono diverse interpretazioni su cosa dicano le leggi riguardo alla relazione finale. Potrebbe essere uno scarno documento in “legalese” che riassuma sinteticamente se e quali leggi si ipotizza che Trump e il suo comitato abbiano violato; oppure potrebbe essere un lungo ed esaustivo testo che racconti la storia del caso Russia. Questa seconda ipotesi è meno probabile, secondo gli esperti.

Non si sa nemmeno se il documento sarà reso pubblico: per legge Mueller consegnerà un rapporto confidenziale al procuratore generale William Barr, contenente i risultati dell’indagine. A quel punto, Barr è tenuto a informare di questi risultati i membri più alti in grado delle Commissioni giustizia della Camera e del Senato statunitensi, e rendere eventualmente conto di quali azioni proposte da Mueller ha deciso di respingere. Ma Barr potrebbe anche rendere pubblico tutto o una parte del rapporto di Mueller: Trump ha recentemente detto di essere d’accordo con questa ipotesi, sostenendo di non avere niente da nascondere. La scorsa settimana Democratici e Repubblicani alla Camera avevano votato con 420 voti a favore e 0 contrari una mozione non vincolante che chiede a Barr di rendere pubblico il rapporto. Secondo alcuni esperti, Barr potrebbe diffondere il rapporto censurandone le parti più sensibili.

Il rapporto, in pratica, conterrà le scoperte e le accuse della vasta e capillare indagine sulla Russia di cui si parla a pezzetti da due anni. Come ha riassunto Ryan Teague Beckwith di Time, finora seguire l’indagine è stato come provare a capire la trama di un romanzo russo origliando le conversazioni di un club del libro. Ora potremo vedere il manoscritto. Per come funziona la prassi in situazioni simili, scrivono i giornali americani, i dettagli sulle accuse direttamente a carico di Trump verranno probabilmente resi noti solo negli eventuali casi in cui Mueller proporrà un’azione legale.

L’indagine di Mueller ha molti filoni, così tanti che è facile perdere il filo: c’è quello sul furto delle mail del Partito Democratico per opera di alcuni hacker russi, poi diffuse attraverso WikiLeaks; poi c’è quello sulle interferenze russe attraverso i finti account sui social network; poi quello sul progetto per la costruzione della Trump Tower a Mosca; un altro ancora comprende le decine di incontri che il comitato elettorale di Trump ha avuto con i funzionari russi; c’è poi quello sulle presunte trattative per intervenire sulle sanzioni ai danni della Russia; e poi c’è quello sulle accuse di ostruzione alla giustizia, che riguardano le pressioni di Trump sull’ex capo dell’FBI James Comey perché interrompesse le indagini, e sul suo licenziamento.

Tra le persone coinvolte ce ne sono alcune già condannate o che si sono dichiarate colpevoli, come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex presidente del comitato elettorale di Trump Paul Manafort, l’ex consigliere George Papadopulus e l’ex avvocato di Trump Michael Cohen. Altre invece sono per ora solo incriminate, come il consigliere di Trump Roger Stone e vari funzionari russi.

Il risultato dell’indagine, quindi, potrebbe variare molto a seconda di cosa conterrà il rapporto: la cosa più importante sarà se conterrà prove che coinvolgono direttamente Trump, che potrebbe essere accusato per esempio di essere stato a conoscenza delle collusioni con la Russia, oppure di aver deliberatamente ostruito la giustizia. Il rapporto potrebbe essere una specie di “mappa” sulla base della quale si svilupperanno successive indagini federali, e fornire una guida per le indagini già avviate alla Camera dei rappresentanti, che essendo controllata dai Democratici potrebbe avanzare una procedura di impeachment per la rimozione di Trump.

La cosa importante da tenere a mente, in sostanza, è che difficilmente la consegna del rapporto coinciderà con la fine delle indagini sulla Russia. L’indagine della squadra speciale di Mueller effettivamente si concluderà, ma comincerà una nuova fase: a meno che Trump ne esca completamente scagionato, cosa che sulla base delle cose che già sappiamo sembra improbabile. Inoltre, Trump è al centro di molte altre indagini, alcune delle quali nemmeno conosciamo: quella che riguarda i pagamenti diretti alle donne con cui Trump ebbe delle relazioni sessuali, per evitare che le rivelassero pubblicamente; quella che riguarda la gestione dei fondi del comitato che organizzò l’inaugurazione del mandato presidenziale di Trump; quelle in corso a New York sulla Trump University e sulle presunte manovre per evadere le tasse; la causa civile per diffamazione intentata contro Trump dall’ex concorrente del reality show The Apprentice Summer Zervo, che lo accusò di molestie sessuali; quella in corso alla Camera sulla gestione dei pass per avere accesso alle informazioni riservate alla Casa Bianca.

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