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  • venerdì 22 marzo 2019

Xi Jinping ha firmato l’accordo con l’Italia

Legherà l'Italia alla "Belt and Road Initiative", chiamata anche "la nuova via della Seta"

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente cinese XI Jinping hanno firmato sabato a Roma l’importante memorandum d’intesa tra Italia e Cina sulla “Belt and Road Initiative” (BRI), l’ambizioso progetto lanciato nel 2013 da Xi chiamato anche “Nuova via della seta”.

In questi giorni Xi si trova in visita ufficiale in Italia. È arrivato a Roma alle 18.30 di giovedì, mentre sabato pomeriggio andrà a Palermo, in Sicilia, per un’altra breve tappa. Venerdì mattina aveva incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e i presidenti di Camera e Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e partecipato a una cena di stato in suo onore in Quirinale.

Repubblica scrive che insieme a Xi sono arrivati, oltre agli uomini della sicurezza personale, 120 giornalisti e 300 fra dirigenti di aziende, musei e funzionari ministeriali. Da giovedì a Roma sono state messe in piedi due aree di sicurezza, cioè zone con restrizioni al transito: una in pieno centro storico tra piazza Venezia, via del Plebiscito, il Campidoglio, via Cavour, via del Muro Torto e piazza dei Cinquecento; l’altra ai Parioli, in via Mercadante e in via Frescobaldi. Xi ha alloggiato all’hotel Parco dei Principi.

La firma del memorandum d’intesa ha reso la visita ufficiale di Xi in Italia particolarmente attesa e rilevante, sia per la portata del progetto cinese sia per questioni più legate alla politica estera italiana e al suo rapporto con gli Stati Uniti.

La “Belt and Road Initiative” è un programma molto discusso con cui la Cina sta investendo enormi capitali per costruire infrastrutture in decine di paesi, specialmente in Africa. Come ha scritto sul Foglio la giornalista Giulia Pompili, però, la BRI non è solo questo: «È un nuovo ordine mondiale con “caratteristiche cinesi”, un progetto strategico che guarda ai prossimi cinquant’anni e non ai prossimi cinque, capace di mettere in sicurezza gli interessi cinesi in ogni angolo del globo e contrastare l’egemonia dell’altra potenza: quella americana». Finora il progetto ha trovato interlocutori interessati in diversi paesi europei – Polonia, Ungheria, Portogallo e Grecia – ma la partecipazione dell’Italia è per la Cina un notevole salto di qualità: quello italiano è infatti il primo governo di un paese del G7 a firmare il memorandum sulla BRI.

In Italia la firma del memorandum – promessa dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio durante un viaggio molto discusso in Cina – sta creando da settimane polemiche e divisioni all’interno del governo. Aderire alla “Belt and Road Initiative” potrebbe infatti cambiare in misura rilevante la politica estera italiana: potrebbe significare legarsi saldamente alla Cina per anni e mettere in crisi la storica amicizia con gli Stati Uniti. Tutto questo come risultato di un’iniziativa del ministero dello Sviluppo economico di Di Maio, senza il coinvolgimento del ministero degli Esteri (cosa più unica che rara) e con la freddezza dell’altro vicepresidente del Consiglio, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che sta cercando di mostrarsi fedele al cosiddetto “atlantismo”, cioè alla scelta dell’Italia di rimanere nell’alleanza con gli Stati Uniti.

 

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