Questo asteroide perde pezzi nello Spazio, ma nessuno sa bene perché

Ed è solo una delle cose che hanno sorpreso gli scienziati della NASA, che con la missione OSIRIS-REx vogliono prelevarne un campione e riportarlo sulla Terra

Getti di materiale emessi dall'asteroide Bennu e osservati dalla sonda della NASA OSIRIS-REx (NASA)

A quasi 85 milioni di chilometri da noi, l’asteroide Bennu rilascia nello spazio che ha intorno piccoli frammenti del materiale roccioso che lo costituisce: un comportamento inatteso per gli asteroidi e che ha sorpreso i ricercatori, ora alla ricerca di una spiegazione. La scoperta è stata resa possibile dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA, che dallo scorso anno orbita intorno a Bennu per studiarlo, in vista di un incontro ravvicinato che la porterà a sfiorare l’asteroide per prelevarne alcuni campioni, e riportarli poi sulla Terra per essere studiati. Ma gli insoliti getti di materiale non sono l’unica stranezza che hanno scoperto i ricercatori in questi primi mesi di osservazioni.

I risultati dei loro studi preliminari sono stati da poco pubblicati sulla rivista scientifica Nature e, seppure con molti aspetti da capire, ci possono dare una mano a comprendere qualcosa in più sugli asteroidi: ciò che è avanzato dal processo di formazione del nostro sistema solare miliardi di anni fa. Oltre a emettere materiale nello spazio che lo circonda, Bennu è molto più rugoso e pieno di asperità rispetto a quanto avevano inizialmente calcolato i ricercatori. Questo potrebbe complicare il prelievo che dovrà eseguire OSIRIS-REx, rendendo necessaria una mappatura molto più accurata dell’asteroide alla ricerca del punto ideale in cui far compiere il contatto alla sonda.

Bennu si era rivelato l’asteroide ideale per la missione spaziale della NASA non solo per l’orbita che compie intorno al Sole, ma anche per come appariva la sua superficie ai telescopi. I ricercatori avevano stimato che l’asteroide, che ha un diametro medio di 492 metri, avesse diverse zone lisce e sabbiose ideali per OSIRIS-REx. La sonda è infatti dotata di una sorta di braccio robotico che, al momento opportuno, si estenderà per raggiungere la superficie di Bennu, sparare un piccolo getto di azoto e recuperare il materiale roccioso che sarà sollevato dal gas. Il processo durerà appena 5 secondi e renderà possibile il recupero del materiale che sarà poi trasportato sulla Terra per le analisi.

OSIRIS-REx sfiora la superficie di Bennu con il suo braccio robotico, in un’elaborazione grafica (NASA)

Il problema è che quando OSIRIS-REx è infine arrivata nei pressi dell’asteroide, nel dicembre del 2018, i responsabili della missione hanno scoperto che la superficie di Bennu era molto meno liscia del previsto. Come spiegano nella ricerca, l’asteroide è ricoperto di frammenti di roccia di varie dimensioni. Ce ne sono centinaia con un diametro fino a 20 metri, in luoghi dove i ricercatori avevano stimato ce ne potessero essere poche decine. È probabile che molte di quelle rocce siano in realtà aggregati sabbiosi, quindi con una consistenza molto bassa e tali da sgretolarsi facilmente, ma potrebbero comunque mettere a rischio il prelievo dei campioni col braccio robotico.

L’asteroide Bennu in un’immagine composta, realizzata utilizzando diverse fotografie scattate dalla sonda OSIRIS-REx (NASA)

In questi mesi trascorsi intorno a Bennu, OSIRIS-REx ha compiuto innumerevoli osservazioni e raccolto dati che ora potranno essere usati dai ricercatori per mappare la superficie, alla ricerca di un punto che offra sufficienti garanzie per la riuscita della parte più delicata della missione. Avranno molto più lavoro da fare del previsto, ma confidano comunque di terminarlo per tempo, entro l’estate del prossimo anno, quando OSIRIS-REx compirà il suo breve contatto con l’asteroide. Dovranno inoltre inviare istruzioni più precise e accurate alla sonda, che poi dovrà fare tutto da sola con i suoi sistemi automatici a oltre 85 milioni di chilometri da noi. I ricercatori sapranno se tutto sarà andato come da programma solamente a cose fatte.

Nel frattempo, OSIRIS-REx continuerà anche a tenere d’occhio gli strani getti di materiale che sono stati osservati intorno a Bennu e sui quali, per ora, non ci sono spiegazioni. I ricercatori hanno notato che parte del materiale emesso rimane poi in orbita intorno all’asteroide, un fenomeno che finora non era mai stato osservato su corpi celesti di dimensioni così contenute. Non è chiaro cosa induca i getti, che ricordano qualcosa del modo in cui si sgretolano le comete quando si avvicinano al Sole. Le comete sono però costituite per lo più da ghiaccio, ed è quindi normale che in parte si sciolgano col calore dei raggi solari. Gli asteroidi sono per lo più rocciosi e non dovrebbero essere soggetti al medesimo fenomeno. I dati di OSIRIS-REx hanno comunque indicato la presenza di tracce d’acqua all’interno dei minerali (idrati).

I getti di materiale emessi dall’asteroide Bennu e osservati dalla sonda della NASA OSIRIS-REx (NASA)

Un asteroide può essere considerato un parente stretto dei pianeti terrestri, anche se notevolmente più piccolo e di solito con una forma diversa da quella sferica. L’ipotesi più condivisa dagli astronomi è che gli asteroidi siano ciò che rimane del cosiddetto “disco protoplanetario”, l’enorme ammasso di polveri e gas in orbita intorno al Sole che miliardi di anni fa portò alla formazione dei pianeti e dei satelliti naturali del Sistema Solare. Sono costituiti da minerali piuttosto diffusi sulla Terra, come il ferro, ma in altri casi sono formati per la maggior parte di ghiaccio, e sono quindi definiti comete. In alcuni casi un asteroide è ciò che rimane di una vecchia cometa, che ha perso tutto il suo ghiaccio in seguito ai ciclici passaggi ravvicinati intorno al Sole seguendo la propria orbita. Quasi tutti gli asteroidi si tengono compagnia in una porzione di Spazio chiamata “fascia principale”, un grande anello di detriti che orbita intorno al Sole, tra le orbite di Marte e di Giove, quindi a debita distanza dalla Terra. Impatti e altri eventi possono però turbare le orbite di questi sassi spaziali, portandoli ad avvicinarsi o a sfiorare (in termini astronomici) il nostro pianeta.

OSIRIS-REx non è la prima sonda a sperimentare il prelievo di materiale da un asteroide per riportarlo sulla Terra. La sonda Hayabusa-2 dell’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) ha fatto qualcosa di simile a fine febbraio, raccogliendo un campione dell’asteroide Ryugu a 320 milioni di chilometri da noi. La sonda resterà in compagnia del suo asteroide fino alla fine dell’anno, poi inizierà il suo lungo viaggio per tornare sulla Terra, con il suo carico extraterrestre.

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