Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg (Justin Sullivan/Getty Images)

Ora Zuckerberg è diventato fan della privacy

Dice che il futuro sono i messaggi privati e criptati invece dei post pubblici, e che unirà i sistemi di WhatsApp, Messenger e Instagram: possiamo fidarci?

Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg (Justin Sullivan/Getty Images)

In un lungo post pubblicato sul suo profilo, il fondatore e CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha annunciato di volere ripensare buona parte del funzionamento del suo social network, privilegiando le conversazioni private e criptate rispetto ai post pubblici. Se la promessa fosse mantenuta, sarebbe il più grande cambiamento nella storia di Facebook, ma ci sono dubbi sull’annuncio di Zuckerberg, considerato che già in passato erano state fatte promesse su grandi cambiamenti in termini di tutela dei dati personali, mai mantenute.

Tra le grandi aziende di Internet statunitensi, Facebook è quella che ha la peggior reputazione per quanto riguarda la privacy. Negli ultimi due anni numerosi scandali, a cominciare dal caso di Cambridge Analytica, hanno ulteriormente peggiorato l’immagine del social network, con un consistente calo di fiducia da parte dei suoi utenti. Altri servizi, sempre di proprietà di Facebook, come Instagram e WhatsApp sono percepiti meno a rischio in termini di privacy, soprattutto per come sono fatti e il modo in cui privilegiano le conversazioni dirette private. Zuckerberg vuole fare lo stesso con Facebook, rendendo marginali le condivisioni pubbliche e altre funzionalità che finora hanno fatto la fortuna del social network.

Nel suo post, Zuckerberg spiega che:

Pensando al futuro di Internet, credo che una piattaforma per comunicare basata sulla privacy sia ancora più importante delle attuali piattaforme aperte. Oggi vediamo già che i messaggi privati, le storie che si cancellano da sole e i piccoli gruppi di conversazione sono le aree che crescono più velocemente nella comunicazione online. […]
Credo che in futuro la comunicazione virerà sempre più verso servizi privati e criptati, dove le persone possono stare tranquille sul fatto che ciò che si dicono rimane al sicuro e che i loro messaggi e contenuti non resteranno in giro per sempre.

Zuckerberg ha spiegato di voler applicare il modello di WhatsApp, dove le comunicazioni sono criptate e accessibili solo ai diretti interessati, al resto delle piattaforme gestite da Facebook, social network compreso. L’annuncio è una conferma di quanto era stato anticipato alcune settimane fa dal New York Times: le infrastrutture che fanno funzionare i messaggi di WhatsApp, Messenger e le chat di Instagram saranno unificate, in modo da applicare gli stessi criteri di sicurezza e di cifratura delle conversazioni.

Quando la notizia era stata diffusa dal New York Times, Facebook aveva ricevuto numerose critiche ed era stato accusato di essere al lavoro a una nuova raccolta di massa dei dati personali degli utenti (accusa plausibile, considerati i precedenti). Almeno nelle intenzioni di Zuckerberg, l’unificazione dovrebbe però migliorare la sicurezza delle comunicazioni, rendendo comunque inaccessibili i contenuti dei messaggi ai sistemi dell’azienda. Questa soluzione consentirebbe inoltre a Facebook di disporre di nuovi strumenti, come quelli per scambiarsi denaro direttamente tramite le proprie applicazioni, una soluzione cui è al lavoro da più di un anno.

Facebook manterrà comunque una quantità enorme di informazioni sui propri iscritti, per le funzioni classiche del social network. Zuckerberg ha però annunciato di voler mantenere i “dati sensibili” degli utenti solo nei paesi in cui i governi garantiscono nei fatti la tutela della privacy, dei diritti umani e della libertà di espressione.

Facebook riceve periodicamente da alcuni paesi la richiesta di spostare i centri dati entro i loro confini, in modo che possano avere un maggior controllo sulle informazioni dei loro cittadini. Di recente richieste di questo tipo sono state avanzate dalla Russia e dal Vietnam. Facebook dovrebbe accettare qualcosa di analogo in Cina per poter superare le censure del governo. Zuckerberg ora dice che non rispetterà queste richieste, contemplando la possibilità che Facebook e i suoi servizi possano essere bloccati in alcuni paesi. Questo nuovo approccio potrebbe rendere totalmente inaccessibile la Cina a Facebook, paese verso il quale la società ha sempre mostrato interesse per le potenzialità del suo enorme mercato.

Le novità annunciate da Zuckerberg potrebbero avere profonde implicazioni per Facebook e per come lo conosciamo oggi. La sezione Notizie (“News Feed”) – quella con i post dei nostri amici e delle Pagine, che vediamo ogni volta che apriamo l’applicazione o andiamo su facebook.com con i post – potrebbe diventare sempre più marginale e meno utilizzata rispetto alle funzioni per comunicare direttamente e privatamente con i propri amici.

Il News Feed è da sempre lo strumento più redditizio per Facebook, grazie alle pubblicità che vengono mostrate al loro interno. Diventando meno importante per gli utenti, potrebbe perdere il proprio valore, rendendo necessaria la ricerca di altre fonti di ricavo per il social network. L’azienda del resto è già al lavoro da tempo per diversificare, studiando soluzioni per fare shopping tramite Instagram, scambiarsi denaro in chat o ancora per fare acquisti tramite le applicazioni per i messaggi, dando la possibilità agli utenti di mettersi in contatto diretto con le aziende.

Se il resto di Facebook e Instagram diventeranno come WhatsApp, per lo meno nei meccanismi per criptare le comunicazioni, l’azienda andrà non solo incontro a limitazioni e blocchi da parte di alcuni governi, ma dovrà anche fare i conti con maggiori problemi e contenziosi giudiziari. Soddisfare le richieste delle autorità per accedere alle conversazioni privati di persone sospette durante le indagini diventerà più complicato, come si è già visto negli ultimi anni nei casi che hanno riguardato Apple, che ha puntato molto sulla tutela della privacy dei propri utenti.

Un uso più intensivo dei messaggi privati, rispetto alle condivisioni pubbliche, renderà più difficile tenere traccia delle notizie false e delle informazioni di propaganda che vengono diffuse su Facebook. Il fenomeno si è rivelato il problema più grande nella storia recente del social network e, come ha dimostrato il caso delle interferenze russe nelle presidenziali statunitensi del 2016, ha influito su alcune delle più grandi e potenti democrazie del mondo. La condivisione in privato potrebbe comunque ridurre la portata delle campagne di disinformazione, soprattutto per quanto riguarda la loro influenza sull’opinione pubblica.

Zuckerberg non ha dato informazioni molto chiare su come Facebook tradurrà nella pratica le sue promesse, né sui tempi necessari per farlo, anche se si parla di un paio di anni per completare tutti gli interventi. Molti osservatori hanno espresso scetticismo, considerata la mancanza di tempi certi e le promesse non mantenute in passato. Storicamente Facebook ha sempre dimostrato di non tenere molto in considerazione la privacy dei suoi iscritti, ritenendo che i loro dati fossero essenziali per fornire servizi e annunci pubblicitari personalizzati.

Zuckerberg ha sempre avuto un approccio molto ambiguo sui temi della riservatezza, dimostrando nella pratica di anteporre gli interessi della sua azienda a quella degli iscritti. La sfiducia nei suoi confronti continua a essere molto alta e, fino a prova contraria, il nuovo annuncio sembra più una mossa di pubbliche relazioni per provare a rilanciare l’immagine di Facebook, duramente provata da due anni di accuse, polemiche e indagini.

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