Guida minima alle primarie del PD

Oggi dalle 8 alle 20 si potrà votare per scegliere il nuovo segretario del partito tra Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti

(ANSA/CIRO FUSCO)

Domenica 3 marzo si voterà per le primarie con cui il Partito Democratico sceglierà il nuovo segretario del partito. Sarà un voto aperto, cioè potrà votare chiunque, anche chi non è iscritto al PD: sarà sufficiente presentare un documento di identità, la tessera elettorale e versare un contributo di due euro. Si sta votando in più di settemila seggi. L’affluenza registrata dalle 8 alle 13 nei 348 seggi del comune di Milano è stata del 7,5 per cento più alta rispetto alle primarie del 2017: hanno votato 43mila persone. Secondo quanto riferito da YouTrend in Toscana il dato del 2019 è invece del 34 per cento inferiore rispetto al 2017.

Chi sono i candidati
Il favorito è il presidente del Lazio Nicola Zingaretti che è sostenuto dalla maggior parte del partito e dei suoi dirigenti, tra cui gli ex presidenti del Consiglio Romano Prodi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni. Zingaretti è a volte considerato il candidato più a sinistra dei tre, ma è sostenuto anche da numerosi centristi, come l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini e gli stessi Prodi, Letta e Gentiloni. Zingaretti ha rapporti di amicizia e alleanza politica con molti dirigenti fuoriusciti dal PD, come Pier Luigi Bersani, ed è probabile che in caso di sua vittoria ci sarà un loro riavvicinamento al partito.

Secondo i sondaggi, dietro Zingaretti c’è il segretario uscente Maurizio Martina, l’ex ministro dell’Agricoltura scelto da Matteo Renzi come suo vicesegretario nel 2017 e divenuto segretario dopo le sue dimissioni nel marzo dell’anno scorso. Martina è il candidato sostenuto dalla maggioranza dei renziani e degli ex renziani, ma si pone come una figura che cerca di mediare tra le varie correnti del partito. Tra i suoi principali sostenitori ci sono l’ex ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio e il presidente del partito Matteo Orfini.

Dovrebbe infine arrivare terzo Roberto Giachetti, ex vicepresidente della Camera e candidato sindaco di Roma, sconfitto nel 2016 al ballottaggio con Virginia Raggi. Giachetti si presenta come il candidato che più rivendica l’eredità politica di Matteo Renzi, ed è sostenuto tra gli altri dall’ex ministro Maria Elena Boschi e dal tesoriere del partito Francesco Bonifazi. Giachetti ha detto che potrebbe lasciare il partito dopo le primarie se il nuovo segretario dovesse compiere azioni per lui inaccettabili, come stringere accordi con i fuoriusciti dal PD o col Movimento 5 Stelle.

Zingaretti ha vinto la prima fase del congresso, quella in cui potevano votare solo gli iscritti, raccogliendo quasi il 50 per cento dei voti; Martina ha ottenuto il 36 per cento e Giachetti l’11.

Di cosa si è discusso nella campagna elettorale?
Di poco e nulla. La campagna elettorale è stata molto modesta, i toni sono sempre rimasti bassi e non sono state fatte grandi proposte né per quanto riguarda il futuro del paese né per quanto riguarda quello del partito. Con la parziale eccezione di Giachetti, che ha avuto spesso un atteggiamento battagliero avendo poco da perdere, i candidati hanno preferito tenere basso il livello dello scontro e non legarsi le mani con promesse impegnative.

– Leggi anche: Perché non si parla delle primarie del PD?

Parte della ragione è la vicinanza delle primarie con le elezioni europee del 26 maggio. La presenza di un’elezione così ravvicinata che, con ogni probabilità, finirà in una parziale sconfitta per il partito, ha spinto i candidati ad adottare atteggiamenti difensivi, nel timore di esporsi agli attacchi degli avversari interni nel caso in cui il voto alle europee non vada come sperato. Il fatto che l’ex segretario Renzi si sia disinteressato della competizione, al punto da non appoggiare apertamente alcun candidato, ha contribuito a togliere parecchio dell’interesse che avrebbe potuto svilupparsi intorno al congresso.

Come si vota?
Chi non si farà scoraggiare dal clima poco combattivo di queste settimane e ha deciso di andare a votare potrà farlo domenica 3 marzo, dalle 8 alle 20. Per sapere dove votare bisogna andare su questo sito e inserire il proprio comune di residenza e il numero della propria sezione elettorale (che trovate sulla scheda elettorale). Una volta arrivati al seggio bisogna mostrare un documento di identità, la tessera elettorale e pagare un contributo di due euro.

Potranno votare alle primarie anche chi ha tra i 16 e i 18 anni, gli studenti fuorisede, gli italiani residenti all’estero e gli stranieri residenti in Italia, a patto che si siano iscritti sul sito delle primarie prima del 25 febbraio (se avete ancora dubbi sul fatto che possiate o meno votare, qui trovate una guida completa).

Stando a quel che si dice e si legge sui giornali, l’obiettivo del partito è raggiungere con questa consultazione almeno un milione di elettori: un’affluenza inferiore sarebbe considerata deludente. Alle primarie del 2017, in cui Matteo Renzi fu eletto segretario per la seconda volta, votarono circa 1,8 milioni di persone.

Se nessun candidato dovesse ottenere la maggioranza assoluta dei voti, cioè almeno il 50 per cento delle preferenze, ci sarebbe una terza fase per decidere il nuovo segretario. In quel caso, mai verificatosi nelle precedenti primarie, a decidere il nuovo segretario sarebbe un voto dei circa mille delegati dell’Assemblea nazionale del PD. In linea teorica i delegati potrebbero quindi far diventare segretario un candidato che ai seggi non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. La prossima Assemblea nazionale si riunirà il 17 marzo.

I risultati dai seggi dovrebbero arrivare già questa sera.

Come si vota?
È molto semplice: si vota tracciando un solo segno sulla scheda in corrispondenza del nome del candidato e della sua lista. In questo modo si vota sia per il candidato segretario che per la lista di candidati all’Assemblea Nazionale (una specie di “parlamento” del partito) a lui associata.