(Hennepin County Sheriff’s Office via AP)
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Un omicidio di 26 anni fa risolto grazie a un tovagliolo e a un sito di analisi del DNA

Quelli usati di solito per ricostruire un albero genealogico, ma che ora la polizia americana usa spesso durante le indagini

(Hennepin County Sheriff’s Office via AP)

Lo scorso 11 febbraio un uomo è stato arrestato nel Minnesota, Stati Uniti, con l’accusa di essere il colpevole di un omicidio avvenuto nel 1993 e rimasto fino ad allora irrisolto. Per arrivare a lui dopo così tanti anni, la polizia ha sfruttato i dati raccolti su un sito di analisi del DNA, uno di quelli usati comunemente per ricostruire alberi genealogici, e poi ha seguito il principale sospettato cercando di recuperare una nuova traccia di DNA da analizzare. Alla fine è riuscita a farlo grazie a un tovagliolo di carta usato dall’uomo per pulirsi la bocca dopo aver mangiato un hot-dog mentre assisteva a una partita di hockey.

L’uomo si chiama Jerry Westrom, ha 52 anni, ed è accusato di aver ucciso il 13 giugno del 1993 Jeanne Ann Childs, una donna di 35 anni morta dopo essere stata accoltellata nel suo appartamento di Minneapolis. Childs, che lavorava come prostituta, fu trovata nella doccia, con l’acqua ancora aperta, e i segni di diverse coltellate sul corpo.

Per anni il caso era rimasto irrisolto, ma lo scorso anno le indagini sono state improvvisamente riaperte dopo che l’FBI ha inserito le tracce di DNA trovate anni prima sul luogo del crimine in un sito di genealogia. È stato un tentativo un po’ alla cieca, fatto dopo che altri casi erano stati risolti con un metodo simile, ma gli investigatori sono stati fortunati e grazie ai dati presenti sul sito – caricati per lo più da persone che volevano ricostruire il loro albero genealogico – hanno identificando due possibili sospettati. Uno di questi era Westrom, che nei primi anni Novanta viveva nell’area di Minneapolis e che in passato era già stato condannato per guida in stato di ebbrezza e che dal 2016 era in libertà vigilata per istigazione alla prostituzione. Non è chiaro se fosse stato lui stesso – o un suo familiare – a caricare sul sito le informazioni sul DNA trovate dalla polizia.

Gli investigatori a quel punto hanno iniziato a indagare su Westrom, per ottenere un campione del suo DNA da confrontare con quello presente sul sito. Non avendo prove a sufficienza per poter obbligare Westrom a fornire un campione di DNA, l’FBI lo ha seguito per giorni in attesa di una buona occasione: alla fine gli agenti hanno raccolto un tovagliolo usato gettato da Westrom durante una partita di hockey e dalle analisi di un campione di saliva sono emerse abbastanza prove per procedere all’arresto. In seguito è stata fatta una nuova analisi del DNA dell’uomo, che ha rilevato analogie con il DNA presente nelle tracce di sperma trovate su un asciugamano e sul copriletto della stanza di Childs. Westrom ha dichiarato da subito di non aver nulla a che fare con quel caso, di non aver mai conosciuto Childs e di non aver fatto sesso con nessuna donna a Minneapolis nel 1993. Il 15 febbraio è stato rilasciato dopo aver pagato una cauzione da 500mila dollari (circa 440mila euro): la prossima udienza del processo a suo carico è fissata per il 13 marzo.

Durante una conferenza stampa tenuta la scorsa settimana, Mike Freeman, procuratore distrettuale della contea di Hennepy, nel Minnesota, ha detto di non poter specificare su quale sito di genealogia è stata fatta la ricerca, ma ha detto che si tratta di una società pubblicizzata in TV. Ha anche detto che l’idea di fare una ricerca nel database di un sito del genere gli venne dopo che negli Stati Uniti si iniziò a parlare del caso del presunto “Golden State killer”, un uomo accusato di oltre 10 omicidi e circa 50 stupri in California, arrestato dopo 40 anni grazie a un sito gratuito di analisi del DNA.

«Abbiamo tutti imparato qualcosa dal caso del “Golden State killer”» –  ha detto Freeman – «Mi è capitato di conoscere il procuratore distrettuale della contea di Ventura, in California. Abbiamo parlato di quel caso e gli ho detto “Scommetto che abbiamo anche da noi casi in cui potremmo usare questa tecnica”. Beh, ne abbiamo appena trovato uno».