Migranti a bordo della Sea Watch 3 in una foto scattata a bordo il 24 dicembre (Chris Grodotzki/Sea Watch Via AP)
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  • lunedì 31 dicembre 2018

Le due navi che non vuole nessuno

Sea Watch 3 e Sea Eye vagano da giorni nel Mediterraneo con decine di migranti a bordo, senza un porto sicuro dove attraccare e in condizioni sempre più complicate

Migranti a bordo della Sea Watch 3 in una foto scattata a bordo il 24 dicembre (Chris Grodotzki/Sea Watch Via AP)

Da giorni due navi gestite da ong, Sea Watch 3 e Sea Eye, vagano nel mar Mediterraneo in attesa di ricevere l’autorizzazione ad attraccare in un porto sicuro e far sbarcare le decine di persone che hanno a bordo. Finora nessun governo europeo si è voluto impegnare a risolvere la situazione e non sembrano esserci negoziati in corso per trovare una soluzione collettiva alle richieste di sbarco, come invece era successo in passato in diverse circostanze simili.

La Sea Watch 3, nave della ong tedesca Sea Watch che batte bandiera olandese, aveva soccorso 32 migranti al largo delle coste libiche il 22 dicembre. Nelle ore successive al soccorso, ha raccontato Alessandra Ziniti su Repubblica, il comandante della nave aveva chiesto a diversi paesi europei – Italia, Malta, Spagna, Grecia – e alla Tunisia di poter attraccare in uno dei loro porti, ricevendo risposta negativa. Giovedì Sea Watch 3 aveva inoltre risposto a una segnalazione di un gommone in difficoltà diramata dalla sala operativa della Guardia costiera italiana: era tornata nella zona SAR libica (in inglese search and rescue, cioè aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio) ma non era riuscita a individuare l’imbarcazione, che nel frattempo forse era naufragata o era stata raggiunta dalla controversa Guardia costiera libica.

I migranti della Sea Watch 3 hanno trascorso a bordo il Natale e le loro condizioni di salute già precarie potrebbero complicarsi a causa del freddo di questi giorni: sottocoperta non c’è posto per tutti e le scorte di acqua e cibo cominciano a scarseggiare, ha scritto Ziniti.

Il 29 dicembre un’altra nave umanitaria tedesca, la Sea Eye, ha soccorso 17 persone al largo della Libia e poi si è rifiutata di consegnarle alla Guardia costiera libica perché, secondo la ong, sarebbe stata una «violazione delle leggi internazionali». Sea Eye ha anche chiesto l’intervento del ministero degli Esteri tedesco nella ricerca di un porto sicuro dove approdare, senza però ricevere risposta positiva. Jan Ribbeck, capo della missione di Sea Eye, ha detto: «Siamo delusi dal comportamento del centro di coordinamento del soccorso marittimo di Brema: non hanno dichiarato né verbalmente né per iscritto di condividere la nostra visione, ma si sono limitati a dirci di seguire gli ordini dei libici».

La riluttanza delle ong a consegnare i migranti alla Libia è basata sulle numerose indagini e inchieste sui centri di detenzione libici, dove i migranti subiscono spesso violenze, torture e stupri, e vengono venduti come schiavi.

Entrambe le navi, Sea Watch 3 e Sea Eye, si trovano al momento non lontano dalle coste di Malta.

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