L’Europa prenderà tempo sull’ora legale

I governi non stanno trovando un accordo sull'abolizione: probabilmente bisognerà aspettare fino alla prossima legislatura per sapere come andrà a finire

(PATRICK SEEGER/AFP/Getty Images)

Il Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che riunisce i ministri dei 28 stati membri dell’Unione, sta discutendo dell’ora legale – la convenzione per cui durante l’estate l’orario di tutta l’Europa viene spostato un’ora avanti – ma è sempre più difficile che trovi un accordo sulla sua abolizione entro dicembre, ultima data utile per rispettare i tempi tecnici: in caso contrario la questione sarebbe affrontata e gestita dalla prossima Commissione Europea, che si insedierà dopo le elezioni europee di maggio 2019, e che potrebbe anche decidere di accantonarla.

L’abolizione dell’ora legale è stata proposta dall’attuale Commissione guidata da Jean-Claude Juncker dopo che a cavallo fra luglio e agosto di quest’anno 4,6 milioni di europei (tre dei quali erano tedeschi) avevano partecipato a un sondaggio pubblico sull’efficacia o meno dell’ora legale per sfruttare al meglio le ore di luce nell’arco della giornata: l’84 per cento dei partecipanti aveva chiesto di abolire l’ora legale, che è effettivamente conveniente solo per gli stati dell’Europa del Sud, mentre è irrilevante o addirittura scomoda negli stati settentrionali. La Commissione aveva quindi portato al Parlamento Europeo e al Consiglio dell’UE la proposta di lasciare che ogni stato potesse decidere se mantenere o no la convenzione dell’ora legale. Negli ultimi giorni però la proposta è stata bloccata.

Secondo quanto scrive Politico, i ministri dei Trasporti dei 28 paesi europei, riuniti lunedì e martedì a Graz in Austria per un meeting informale, hanno chiesto più tempo per decidere. Il ministro austriaco, Norbert Hofer, che detiene la presidenza del Consiglio, ha detto che al momento non c’è il sostegno di abbastanza paesi per abolire il cambio dell’ora entro il 2019 e ha aggiunto che serviranno almeno altri 18 mesi per preparare una riforma complessiva che tenga conto di tutto: dalla mungitura delle mucche agli orari di treni e aerei. A Graz tre paesi, Portogallo, Grecia e Regno Unito, hanno detto che anche se dovesse venir meno l’obbligo dell’ora legale continueranno a spostare le lancette due volte l’anno, mentre Cipro, Irlanda, Italia, Francia, Danimarca e Paesi Bassi non hanno ancora deciso cosa fare. Gli altri paesi si sono detti a favore dell’abolizione dell’ora legale.

I ministri, quindi, vogliono che ai paesi sia concesso tempo fino al 2021 per decidere se continuare a spostare l’orologio avanti di un’ora tra marzo e ottobre oppure mantenere l’ora solare tutto l’anno. Da parte sua la Commissione Europea vuole che il Consiglio dei Trasporti raggiunga un accordo entro dicembre, in modo da non dover aspettare fino alla prossima legislatura, ma Politico definisce questa possibilità come ormai «irrealistica».