I primi numeri della manovra

Il governo ha finalmente pubblicato il DEF: ci sono deficit al 2,4 per cento, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, ma anche stime di crescita MOLTO ottimistiche per il futuro

A una settimana dalla sua approvazione, il governo ha finalmente presentato la Nota di aggiornamento al DEF, il documento che contiene le intenzioni di spesa e le previsioni di crescita e di indebitamento del governo, oltre a una descrizione sommaria delle principali misure che intende introdurre. Nella nota c’è più o meno tutto quello che ci si aspettava: un deficit al 2,4 per cento per il primo anno, a cui seguirà una forte riduzione; la promessa di introdurre il reddito di cittadinanza e di cominciare a riformare le pensioni, oltre a previsioni di crescita unanimemente ritenute troppo ottimistiche.

L’elemento principale della nota è la previsione del deficit, cioè la differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto intende spendere: già la scorsa settimana il governo aveva deciso di alzarlo fino al 2,4 per cento del PIL, dopo un duro scontro tra il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Inizialmente il governo prevedeva di mantenere il deficit al 2,4 per cento del PIL per tre anni, ma in seguito alle pressioni dei mercati finanziari e, secondo i giornali, del presidente della Repubblica, la stima è stata abbassata al 2,1 per cento per il 2020 e all’1,8 per cento per il 2021.

Il problema è che queste stime potrebbero facilmente essere troppo conservatrici. Il deficit infatti si calcola in rapporto al PIL. Se quest’ultimo cresce più del previsto il rapporto diventa più basso, se invece cala o cresce meno di quanto stimato, il rapporto diviene più alto. Nella nota il governo ha inserito anche le sue stime sul PIL del 2019, e sono le più generose che ci sono in circolazione.

Il governo stima per il 2019 una crescita dell’1,5 per cento, mentre tutte le principali istituzioni internazionali e gli altri enti che producono stime economiche ritengono che sarà intorno all’1 per cento. Se queste stime sono corrette vorrà dire che nel 2019 il PIL sarà più basso di quanto il governo si attende, e quindi quello che oggi è indicato come un deficit al 2,4 rischia di essere molto più alto. Il governo si aspetta anche una lieve riduzione del debito pubblico (pari allo 0,9 per cento), ma anche il debito si misura in rapporto al PIL e quindi c’è il rischio di un aumento.

Il deficit aggiuntivo servirà in ogni caso a finanziare i numerosi interventi che il governo intende intraprendere. Il DEF non fornisce troppi dettagli su quali e come saranno (lo farà la legge di bilancio), ma si limita a fornire un quadro complessivo. Gli interventi principali saranno: introduzione del “reddito di cittadinanza”, cioè una sorta di sussidio di disoccupazione, la riforma dei centri per l’impiego, un intervento per mandare in pensione anticipata alcune categorie di lavoratori e una riduzione fiscale per piccole imprese e partite IVA.

Non ci sono invece dettagli sul piano di investimenti del governo di cui alcuni ministri avevano parlato, né sui tagli ai cosiddetti “sprechi”, cioè tagli alla spesa pubblica. Il DEF si limita a dire che questi tagli saranno specificati nella legge di bilancio e che serviranno ad evitare l’aumento automatico dell’IVA.

Secondo i calcoli fatti dai giornali e le voci non ufficiali fatte circolare dal governo, questo pacchetto di spese dovrebbe ammontare in tutto a 21,5 miliardi di euro, di cui 11,5 saranno spesi per interventi voluti dal Movimento 5 Stelle (reddito di cittadinanza, riforma dei centri per l’impiego e indennizzi agli investitori nelle banche fallite), altri 10 saranno invece spesi per interventi voluti dalla Lega. Questi dettagli però possono cambiare nel percorso della legge di bilancio, che deve ancora essere scritta dal governo e poi esaminata e modificata dal Parlamento.

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