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  • martedì 19 giugno 2018

No, in Germania i crimini non aumentano per colpa degli immigrati

Lo ha detto Donald Trump, ma è un'ennesima grossa bugia: in realtà tutti i reati sono in calo da anni

(Frank Rumpenhorst/picture-alliance/dpa/AP Imag)

Questa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato ancora la cancelliera tedesca Angela Merkel, stavolta con un tweet. Trump ha scritto che il popolo tedesco “si sta rivoltando” contro i suoi governanti a causa dell’immigrazione, che avrebbe prodotto un aumento del crimine. «È stato un grosso errore dell’Europa permettere di entrare a milioni di persone che ora hanno cambiato in maniera così forte e violenta la loro cultura!», ha scritto Trump.

Benché Merkel sia conservatrice e di centrodestra, da tempo è considerata uno dei leader mondiali agli antipodi di Trump, visto che incarna almeno simbolicamente valori come multiculturalismo, rispetto delle minoranze e apertura alla comunità internazionale, mentre Trump è visto come un difensore delle frontiere e delle economie chiuse. Secondo Trump le politiche di accoglienza attuate da Merkel hanno portato un aumento del crimine che, in ultima analisi, rovescerà il suo governo; un’accusa che l’estrema destra statunitense aveva già fatto alla Svezia (al punto che Trump si inventò un attentato mai accaduto).

Ma se è vero che il governo Merkel sta avendo qualche problema a causa degli scontri tra gli alleati che compongono la coalizione (ci arriviamo), è del tutto falso che il crimine sia aumentato in Germania. Ieri il New York Times ha pubblicato tutte le più recenti statistiche che risalgono al 2017: rispetto all’anno precedente, il numero di reati è sceso del 5,1 per cento. I crimini violenti sono calati del 2,4 per cento e i furti sono calati dell’11,8 per cento. I crimini commessi in strada, come scippi e rapine, sono scesi dell’8,6 per cento.

Prendendo in considerazione i crimini in cui è possibile identificare l’autore, risulta che i crimini commessi da non tedeschi sono calati del 2,7 per cento e quelli commessi da tedeschi del 2,2 per cento. È un dato molto significativo anche per ragioni meramente aritmetiche, visto che la Germania negli ultimi anni ha accolto quasi un milione di richiedenti asilo, molti di più di quelli arrivati in tutto il resto d’Europa messi insieme. Alcuni reati sono invece cresciuti: le truffe sono aumentate dell’1,3 per cento, le truffe informatiche del 2,8 per cento e i crimini legati alla droga sono aumentati di quasi il 10 per cento. Sono i dati più bassi da decenni: la discesa va avanti da tempo. Nel frattempo però le persone denunciate per aver varcato illegalmente i confini sono calate del 79,9 per cento.

La situazione della Germania è quindi ancora più chiara di quella della Svezia, l’altro paese contro cui si concentrano le critiche e le accuse di disordine sociale portato dagli immigrati della destra radicale americana (e la cui situazione avevamo raccontato qui). In Germania, infatti, il crimine è in netto calo, mentre in Svezia le statistiche mostrano un quadro sostanzialmente stabile. Inoltre, la criminalità che colpisce in particolare la parte meridionale della Svezia sembra avere a che fare con la cattiva integrazione degli immigrati arrivati da oltre dieci anni, più che con i rifugiati a cui è stato dato asilo negli ultimi anni.

Per esempio, in alcune zone della città di Malmö, dove si concentrano gli immigrati e le violenze nel paese, la disoccupazione è vicina al 40 per cento e le gang, formate spesso da giovani immigrati di seconda generazione, sono molto forti. Anche se il crimine in Svezia non mostra chiari segni di calo come in Germania, la situazione rimane lontanissima da quella che si trova in paesi molto più violenti, come per esempio gli stessi Stati Uniti, il più violento tra i paesi sviluppati. Il tasso annuale di omicidi a Malmö, che è anche la città più violenta della Svezia, è di 3 ogni 100 mila abitanti, molto più basso dei 28 ogni 100 mila abitanti di città come Chicago, negli Stati Uniti.

Il New York Times nota che anche un’altra espressione usata da Trump, e cioè che il popolo tedesco “si sta rivoltando” contro i suoi governanti, è come minimo esagerata. Angela Merkel è ancora oggi il politico più popolare della Germania, come da moltissimi anni a questa parte. La sua coalizione di governo, formata dal suo partito, la CDU, e dai suoi alleati della CSU e del SPD, ha ricevuto alle ultime elezioni il voto del 53 per cento dei tedeschi, mentre la destra radicale dell’AFD è data ancora oggi intorno al 15 per cento, un risultato alto e preoccupante per la coalizione di governo ma molto lontano da una “rivolta popolare”.

È vero che Merkel attualmente ha grossi problemi politici da gestire. In particolare, i suoi alleati della CSU hanno minacciato di far cadere il governo se non saranno introdotti maggiori controlli sull’immigrazione e se non saranno aumentate le espulsioni anche verso altri paesi europei. A ottobre i leader della CSU dovranno affrontare le elezioni nel loro stato originario, la Baviera, e temono la concorrenza da destra dell’AFD. Secondo molti osservatori è per questa ragione che hanno alzato i toni. Ma questo scontro interno, invece che causare “rivolte popolari”, è stato messo da parte dopo alcuni tesi colloqui e la soluzione è stata rimandata a dopo il prossimo vertice europeo sull’immigrazione.

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